Rai, il premier cerca nomi «blindati» Campo Dall’Orto in pole per la direzione

ROMA Con il Pd dilaniato dalle tensioni, Matteo Renzi prova a stringere i bulloni in vista del voto sulla Rai. Martedì la Vigilanza dovrà indicare (con la vecchia legge Gasparri) i sette membri del nuovo Cda e lunedì pomeriggio, alla vigilia di un passaggio cruciale per il governo, i capigruppo «democrat» Ettore Rosato e Luigi Zanda faranno il punto con i membri della commissione: urge trovare un’intesa con la minoranza, che consenta al Pd di giocare compatto la partita delle nomine. «Auspico un’intesa alta tra i sedici componenti del Pd — avverte il senatore della sinistra dissidente Federico Fornaro — Spero che Renzi eviti una lottizzazione nella lottizzazione e che i nomi indicati dal Pd non abbiano le magliette delle sottocorrenti».

I bersaniani in commissione di Vigilanza sono tre, Gotor, Fornaro e Martini. Tre voti preziosi dal momento che — per dare il via libera al futuro presidente di viale Mazzini scelto dal Cda — serviranno i due terzi dei membri, dunque minimo 27 voti. Sulla carta la maggioranza ne ha 34, ma nessuno può escludere strappi e dunque Renzi ha bisogno di un accordo blindato, con i suoi e con le altre forze politiche. Dato per scontato il no dei grillini al dialogo, il Pd non ha altra strada che trovare un nome a prova di critiche, una figura di garanzia con una storia professionale importante e indiscutibile.

«Un Giulio Anselmi…» è l’identikit che circola tra i parlamentari renziani in contatto con Palazzo Chigi, dove molta sorpresa ha destato l’intervista di Enrico Mentana al Fatto quotidiano. «La riforma della Rai? È una Gasparri 2.0» ha detto il direttore del Tg La7 e nel Pd lo hanno letto come «un tirarsi fuori dalla corsa». Per la presidenza si parla di Paolo Mieli, ma il problema è che Renzi non intende rinunciare al tandem uomo-donna e starebbe cercando una donna giovane, che l’Europa ci invidia e che sia in grado di competere con Sky. Un tema che fa salire le possibilità di Antonella Mansi, ex presidente della fondazione Mps e di Monica Maggioni, direttore di Rai-news 24 e Televideo. Se l’accordo sulla donna giusta non salterà fuori, nella squadra del premier c’è già chi pensa all’extrema ratio: confermare Anna Maria Tarantola.

Per la casella di direttore generale salgono le quotazioni di Antonio Campo Dall’Orto, che ha visto il premier a Palazzo Chigi. «Stiamo cercando nomi autorevoli e di alto livello — conferma Ettore Rosato — che aiutino la Rai a diventare sempre di più un’impresa culturale». Campo Dall’Orto è il favorito, ma tra i renziani c’è anche chi vorrebbe come supermana-ger Andrea Scrosati di Sky, in sorpasso su Andrea Castellari e Marinella Soldi.

Nel giro ristretto del capo del governo circola la convinzione che Renzi scioglierà gli ultimi dubbi solo di rientro dal Giappone. Tra i cinquestelle fa breccia la suggestione di indicare per il cda Beppe Grillo, lasciando parallelamente correre il nome di Milena Gabanelli. «Ecco la grande rivoluzione grillina — attacca il pd Michele Anzaldi — È come se Forza Italia indicasse Berlusconi». E mentre il riequilibrio dei componenti della Vigilanza, chiesto da Ncd, rischia di cambiare i rapporti di forza alla vigilia del voto, sulle poltrone si tratta e si litiga. Al Pd toccano quattro consiglieri, ma bisogna accontentare Ncd e fare i conti con i nomi proposti dalla minoranza: Giulietti, Vita, Ba-lassone. La destra aspira a due eletti, con Fi che spinge per la riconferma di Antonio Pilati. E i grillini sceglieranno il loro esponente senza l’ombrello della rete.

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Scritto da Magazine Donna il 02/08/2015 6:32

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