«Rai negligente nei soccorsi» Sposini chiede 10 milioni

Sono passati ormai quattro anni da quel 29 aprile 2011, quando Lamberto Sposini venne colpito da ictus. Mancavano pochi minuti alle 14, il giornalista – classe 1952 – era pronto per presentare, insieme con Mara Venier, la puntata speciale de La vita in diretta (Rai 1) dedicata alle nozze di William e Kate. Ma il conduttore umbro si accasciò all’improvviso. Il tempo di capire che non si trattava d’un semplice calo di zuccheri, e fu chiamato il 118. Che precisò poi di essere stato «allertato dagli studi Rai di via Teulada alle ore 14,11 e che l’ambulanza era sul posto alle 14,30». Secondo l’Azienda regionale emergenza sanitaria, dunque, il mezzo sarebbe arrivato «19 minuti dopo la chiamata». Alcune fonti giornalistiche, però, diranno che l’ambulanza in via Teulada sarebbe giunta ben 40 minuti dopo il malore, e senza che fosse informata della gravità della situazione. Su questo, e forse molto di più, si basa la richiesta di risarcimento danni – oltre 10 milioni di euro – rivolta dallo stesso Sposini alla Rai per «errori e ritardi nei soccorsi e negligenze nelle primissime cure».

In questo senso, il giornalista non s’arrende. Perché il giudice Mariapia Magaldi aveva già respinto in prima istanza la sua richiesta. Il conduttore ha quindi fatto ricorso alla Corte d’Appello di Roma, in questo caso nella veste di giudice del lavoro, chiedendo di nuovo 10 milioni di risarcimento. L’udienza processuale è fissata per il 5 luglio del 2016. I legali del giornalista hanno infatti impugnato la sentenza del tribunale di Roma che il 26 febbraio scorso – come detto – aveva respinto la domanda di indennizzo contro la Rai per danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti all’evento invalidante. Sposini, in particolare, contesta alla televisione pubblica di non aver adottato una procedura o comunque ogni misura idonea a gestire l’urgenza, con i medici dipendenti dell’azienda radiotelevisiva che, in sostanza, non avrebbero valutato adeguatamente la situazione.

Il giornalista, dopo un primo ricovero al Santo Spirito – ospedale sprovvisto diun reparto di neurochirurgia – venne poi trasportato all’ospedale Gemelli, dove fu operato a quattro ore di distanza dall’emorragia cerebrale: da allora ha iniziato un faticoso percorso di riabilitazione.Ma per il giudice,Ma- ria Pia Magaldi né la Rai né i primi soccorritori potevano essere giudicati responsabili di errori nelle cure. «Sia che si trattasse di infarto sia che si trattasse di ictus ischemico o emorragico – è scritto nelle motivazioni di primo grado – certamente presso uno studio televisivo non potevano essere presentile sofisticate attrezzature necessarie a stabilizzare il paziente, e ciò è tanto più vero ove si consideri che lo stesso ospedale Santo Spirito non era attrezzato per quel tipo di intervento, al punto che il ricorrente, una volta effettuata una tac diagnostica, è stato trasferito presso altro nosocomio».

E poi «dall’esame degli atti» è emerso che «nell’immediatezza dell’evento» erano sopraggiunti un primo medico e un’infermiera, e che era stato immediatamente contattato il 118. «L’esame delle numerose telefonate effettuate dal personale della Rai – scrive ancora il giudice – evidenziano una piena consapevolezza della gravità della situazione e della necessità di un pronto e specialistico intervento».Nel giudizio di secondo grado a rappresentare in aula il popolare giornalista e conduttore, che sta riprendendo una vita relativamente normale,dopo una lunga riabilitazione, ci saranno la figlia Francesca e la moglie Sabina Do- nadio, che farà le veci dell’altra figlia minorenne di Sposini.

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Scritto da Magazine Donna il 08/09/2015 7:55

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