Referendum, ad Atene si va a votare con l’euro pensando già alla dracma

I greci entrano oggi nei seggi con l’euro e ne potrebbero uscire di fatto con la dracma o una moneta di nuovo conio. Mentre i calcoli della vigilia restringono i voti decisivi per far pendere la bilancia per il sì o per il no attorno ai 40 mila su oltre 8 milioni di aventi diritto, ad Atene si rispolvera l’idea che l’attuale ministro delle Finanze Yanis Varoufakis espresse l’anno scorso: una valuta che ha chiamato FT-coin, agganciata alle Future Tasse. La passione ellenica per la discussione fa zampillare le opzioni più fantasiose e radicalizza i due schieramenti come un derby dello sport nazionale: il calcio.

NEL FRATTEMPO la giornata di ieri è vissuta attorno alla dichiarazione rilasciata dal ministro economico militante: “Quello che stanno facendo i creditori con la Grecia ha un nome: terrorismo”. Nella campagna-lampo del referendum anche l’ultimo momento è utile per rapire il consenso in un elettorato che pare dividersi sempre più in classi e in aree geografiche.

Le parole di Varoufaks – poi addolcite dalla previsione “che lunedì ci sarà in ogni caso un accordo” – potrebbero rappresentare un escamotage per preparare i sostenitori dell’esecutivo a una sconfitta che aleggia sul governo e all’interno di Syriza che si starebbe preparando a un possibile dopo-Tsipras. La rabbia per lo smacco politico si trasferirebbe rapidamente alle piazze, nelle quali il ritorno alla protesta che ha caratterizzato la prima fase della crisi greca è atteso da diversi esponenti. Molti supporter della sinistra plurale mal digerirebbero un cambio della guardia nell’esecutivo con un leader diverso da Tsipras. Come ad esempio l’ex premier Antonis Samaras tornato ancora una volta alla ribalta affermando che con “il Sì inizia il riscatto dei greci”. Per Tsipras anche un’affermazione molto risicata – data ieri per probabile – si potrebbe trasformare in una vittoria di Pirro, poiché si troverebbe a fare i conti anche con le correnti interne del partito.

LE STRADE DI ATENE sono tutt’altro che militarizzate, la presenza delle forze di sicurezza è discreta e si vedono molti più profughi siriani che poliziotti anche attorno a piazza Syntagma, cuore della Grecia negli ultimi cinque anni. Certo, il Sì e il No sono argomento fisso di conversazione nei bar sin dal mattino, ma il tono è quasi sempre più d’accademia che da litigio di strada. Nei viali la presenza di accattoni e persone che non hanno nulla da fare è evidente, ma attorno la città si muove quasi indaffarata nel ventoso sabato estivo.

NEI CENTRI COMMERCIALI sono costanti le file alle casse. L’accumulazione di scorte in attesa di quel che accadrà da lunedì continua: chi paga in contanti se la sbriga rapidamente, ma chi paga con carte di credito, e sono i più, si deve sottoporre a una lunga attesa. Pare che diversi esercizi commerciali abbiano smesso di prendere i venti euro, il taglio più usato ed erogato dai bancomat, perché in circolazione ce ne sono sempre meno.

E mentre Atene veniva invasa da parlamentari europei di paesi e convinzioni politiche più diversi la faccia meno feroce dell’Europa ieri è stata rappresentata da Martin Schulz, il socialdemocratico tedesco presidente dell’Euro-parlamento, che annunciava: “Potremmo dover dare prestiti-ponte di emergenza per tenere in piedi le forniture pubbliche”.

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Scritto da Magazine Donna il 05/07/2015 7:28

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