Regeni ucciso dai Fratelli musulmani

Giulio Regeni «sarebbe stato ucciso da agenti segreti sotto copertura, molto probabilmente appartenenti alla confraternita terrorista dei Fratelli Musulmani, per imbarazzare il governo egiziano». La nuova pista sul mistero del ricercatore italiano barbaramente ucciso a Giza viene da al-Youm 7: un giornale egiziano molto filo-governativo, secondo il quale gli inquirenti egiziani sarebbero ormai vicini a una svolta decisiva nelle indagini.

L’ipotesi, in realtà, era stata fatta da parecchi analisti. In effetti, in teoria l’idea di un cadavere buttato di mezzo alla eccellente cooperazione tra Renzi e al-Sisi e agli 850 miliardi di metri cubi di gas scoperti dal- l’Eni nell’off-shore egiziano suonerebbe più convincente che non una vendetta paranoica dei Servizi del regime ai danni di un poveraccio i cui articoli, almeno a quel che ha poi pubblicato il Manifesto, non suonano in realtà più incendiari rispetto alla media di quelche sull’Egitto scrive qualunque giornalista professionista. Altri giornalisti stranieri so – no d’altronde finiti in Egitto sotto processo e in carcere: ma alla luce del sole, e i sospetti di sparizioni hanno riguardato unicamente egiziani.

Diverso se effettivamente Regeni avesse svolto attività di intelligence, come pure è stato ipotizzato. Ma sono stati gli stessi parenti e conoscenti del ragazzo a escluderlo. In realtà, se poi sulla stampa italiana la pista che è prevalsa è stata quella della repressione di regime le autorità egiziane non hanno da incolpare se non sé stesse, per quella prima allucinante dichiarazione sulla morte per «incidente stradale». Il problema è che quella dichiarazione il titolare delle indagini Khaled Shalabi la fece proprio in un’intervista allo stesso al-Youm 7.

Insomma, non è che si tratti di una fonte da prendere proprio per oro colato. Si può notare che la stessa terminologia «agenti segreti appartenenti ai Fratelli Musulmani» è alquanto pasticciata: si è agenti segreti se si appartiene a un’intelligence statuale, se no si è terroristi! Né la svolta delle indagini è stata ancora stata comunicata al team di investigatori italiani mandato al Cairo. Sono “fonti italiane” presumibilmente legate a quel team ad aver spiegato che la storia dei due arrestati poi derubricati a sospetti della scorsa settimana è semplicemente quella di un tentativo delle autorità egiziane di offrire in pasto due colpevoli prefabbricati di cui però le nostre autorità non hanno voluto saperne niente.

E questa stessa indiscrezione va letta anche in chiave di risposta irritata per il modo in cui il team, malgrado la rogatoria e i molti giorni passati in Egitto, ancora non ha ricevuto dagli inquirenti locali la copia degli atti dell’indagine che era stata pro – messa. Si parla del verbale dell’autopsia: secretato. Dei verbali delle testimonianze raccolte finora: idem. Delle immagini delle telecamere della stazione di Bothooth, della fermata Mohamed Naguib e dei negozi lungo la via in cui abitava: gli egiziani dicono che o non sono più disponibili o sono inutili, ma gli italiani vogliono verificare di persona.

Stavolta, assicura al-Youm 7, starebbero per venire tirate fuori non solo le risultanze del rapporto medico legale sul corpo di Regeni, ma anche quello degli operatori di telefo – nia sulle chiamate in entrata e in uscita dal suo cellulare. Insomma, dice il sito, «i servizi di sicurezza e le varie autorità competenti stanno intensificando gli sforzi e raccogliendo tutti gli elementi possibili per giungere a capire quanto accaduto e chiarirne la dinamica».

Una ricostruzione “ora per ora” su quanto avvenuto tra la sparizione di Giulio il 25 gennaio ed il ritrovamento del corpo il 3 febbraio è stata intanto fatta davanti al Copasir dal direttore dell’Aise Alberto Manenti, che in quei giorni si trovava al Cairo: anche se non mandato apposta per fare pressione sulCairo come è stato ipotizzato. Manenti ha anche escluso che ci fosse mai stato alcun rapporto tra Regeni e i Servizi italiani, né ci sono a momento elementi per pensare che Regeni sia caduto in un “gioco di spie” di altri governi

Certo però che se pure le autorità egiziane non sono colpevoli di sequestro e omicidio, per lo meno qualche problema di efficienza lo devono avere, secondo lo stesso Stucchi. «Gli egiziani hanno commesso errori incredibili» ha commentato il presidente del Copasir Stucchi, tornando ad auspicare che «sia garantita piena collaborazione ai nostri investigatori che si trovano al Cairo». In Egitto, ha aggiunto, «la polizia non è gestita in modo efficace e corretto, c’è una mancanza di dialogo al suo interno e con gli altri corpi di sicurezza».

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 19/02/2016 5:45

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *