Renzi indeciso: Con Tsipras e pure con la Merkel Il Renzi europeo sembra Veltroni

Fare di tutto per trovare un «accordo» con la Grecia. Ma con l’obiettivo di «cambiare l’Europa», sia pure ricordando che le «regole», finché ci sono, vanno rispettate. Tra i falchi (come Angela Merkel) che tifano per l’uscita della Grecia dell’Eurozona e le colombe (Francois Hollande) che vogliono a tutti i costi l’intesa, Matteo Renzi, a Bruxelles per l’Euro-gruppo, prova a ritagliarsi una posizione di mezzo, un ruolo di mediatore. Puntare all’accordo, ma alzando la posta (cambiare l’Europa). E ricordando che se i greci vogliono restare nell’euro, «bisogna seguire delle regole».

La linea del governo italiano si spiega con ragioni tattiche oltre che di merito. Dopo l’esito del referendum greco, Renzi ha bisogno di uscire dall’angolo, riappropriandosi di un protagonismo che, in questo momento, è rappresentato dal solito asse Germania-Francia. Il premier, l’altro giorno, si è infuriato per il direttorio franco-tedesco. Non è così, si è sfogato coi suoi, che si risolvono i problemi dell’Europa. D’altra parte ha bisogno, dopo il referendum greco, di scrollarsi di dosso l’immagine di un leader appiattito sulla Merkel, come era apparso, a torto o a ragione, alla vigilia del referendum. Una necessità, questa, che i suoi a Bruxelles sentono fortissima. «Ci siamo presentati come quelli che volevano cambiare verso l’Europa, ora che Tsipras ci sta provando, non possiamo stare dall’altra parte», si ragiona. «Va cambiato tutto il siste-ma»,osservano i suoi a Roma, «cambiare i trattati, prova a fare una nuova costituzione».

Nello stesso tempo siricono-sce che il premier greco, fin qui, non ha presentato neanche uno straccio di proposta. Dunque non è nemmeno facile, per Renzi, stare dalla sua parte. E però, nella disfida tra rigoristi e sostenitori di una maggio -re flessibilità, non può che stare con i secondi. Anche perché dopo l’estate il governo italiano sarà alle prese con la legge di stabilità. E dovrà tornare a chiedere all’Europa meno vincoli, più attenzione alla crescita.

Questo è il difficile equilibrio tentato da Renzi. Dare ragione a Tsipras (e soprattutto ai tanti che simpatizzano con lui) sul fatto che questa Europa, così, non funziona. Ma nello stesso tempo non cedere sul fatto che le regole, finché ci sono, vanno rispettate. E le riforme, fatte. Anche perché questo è sempre stato il suo leit-motiv. Si aggiunge una situazione confusa all’interno del Pse, dove non c’è una linea comune. E il Pd, che pure è il partito che ha preso più voti, non riesce a imporne una sua. «Gabriel, Valls, sono tutti morti che camminano», dicono i suoi. Per esempio non è piaciuto, a Renzi, che Martin Schulz abbia invitato oggi Tsipras a parlare di fronte al Parlamento europeo, di fatto legittimandolo come il leader che vuole cambiare l’Europa.

Una soluzione, ha detto Renzi arrivando a Bruxelles per l’Eurogruppo, «si può trovare anche agevolmente», «serve un po’ di buona volontà». Ma «la mia preoccupazione non è tanto sulla situazione singola della Grecia, quanto che l’Europa possa rimanere vittima delle sue procedure». Come aveva detto in mattinata, al Cern, «il futuro del nostro continente è sempre più nella ricerca, sempre meno nelle burocrazie noiose e stanche». Detto questo, «è al governo greco che spetta decidere se stare o no nell’Euro». E per restarci, «bisogna seguire delle regole. Le si può interpretare con flessibilità. Ma come sanno tutti, tutti i Paesi, bisogna seguirle».

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 08/07/2015 7:16

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *