Renzi insulta Salvini, e poi lo scimmiotta

Abituati a una pluralità di Matteo Renzi, all’assemblea nazionale del Pd non fanno nemmeno caso al nuovo trucco delle tre carte del loro leader: il Partito socialista europeo è «rinchiuso in se stesso» e «schiavo di logiche nazionali». Intanto, a sorpresa, dalla categoria degli avversari scompare Forza Italia. Ci sono le riforme da approvare e c’è un segnale da mandare più a Silvio Berlusconi che a Denis Verdini.

Ne rimangono soltanto tre, a ostacolare il cammino del Partito della Nazione: «Il populismo dei 5 Stelle, la sinistra radicale e la destra becera della Lega Nord». Sui primi, il presidente del Consiglio usa un po’ di sarcasmo – e conia perfino ilneologismo «ironizzabile» – perché Beppe Grillo pontifica dalla Costa Smeralda.

Ai compagni della minoranza, invece, che comunque è ben rappresentata in sala, riserva l’appellativo «tribù dei musi lunghi» e tenta di spiegare loro che, se non si adegueranno, finiranno sconfitti come i rivali ipersindaca-lizzati di Alexis Tsipras all’interno di Syriza.

Ma il suo vero «spauracchio» è Matteo Salvini. Tanto che si è perfino portato qualche vecchia fotografia del segretario leghista e delle sue magliette, da mostrare all’uditorio radunato per l’occasione all’Expo. Il guaio è che, mentre tentano di dipingerlo come un mostro, lo debbono inseguire sullo stesso terreno. Sull’immigrazione, la ricetta del capo del governo, «più poteri ai sindaci, meno ai prefetti», ricalca le vecchie battaglie del Carroccio. Copia anche l’idea di «aiutare i Paesi africani a tenere i loro cittadini all’interno dei loro confini». Rispolvera la «filosofia» della cooperazione internazionale, alla quale intende aumentare i fondi e, in più, tenta di cavalcare la tragedia della bimba di dieci anni morta pochi giorni fa su un barcone perché gli scafisti le avevano gettato via l’insulina. Con una prontezza di riflessi da sciacallo, mostra anche le evocative immagini di un papà con una bambina in braccio in riva al mare e non si fa scrupolo nemmeno di ricordare che la piccola vittima aveva l’età di sua figlia. Salvo concludere con lo slogan «rimaniamo umani», sottratto al cooperante italiano Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza nel 2011 da estremisti islamici palestinesi.

E qui si apre lo scenario della grande coalizione. Contro il pericolo del terrorismo che «mette a rischio la nostra identità» colpendo scuole, musei, giornali e sinagoghe, Renzi annuncia il proprio appello per un tavolo di lavoro congiunto per condividere le questioni di sicurezza nazionale. Trova subito la disponibilità del presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, e di Elio Vito, deputato forzista e presidente della commissione Difesa della Camera. Il dialogo con l’ex avversario si appresta a ripartire dopo il naufragio delle intese istituzionali.

In realtà, la base per un nuovo Patto del Nazareno è la promessa di abbattimento della pressione fiscale, a partire dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Sul punto, in realtà, gli azzurri sono perplessi. Temono che, nell’abbraccio mortale con Renzi, finiranno per perdere uno dei loro punti programmatici di forza. E anche di dover fare da stampella sulle unioni civili, se l’Ncd non votasse il ddl Cirinnà.

Renzi pigliatutto, promette che, dopo le riforme costituzionali a settembre e prima della legge di stabilità alla line dell’anno, anche il matrimonio gay sarà approvato. Tutto dipende da «un problema di tempistica e di merito». Lui è disposto a celebrare nozze politiche con chiunque, del resto, pur di rimanere in sella fino alla fine della legislatura.

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Scritto da Magazine Donna il 19/07/2015 6:32

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