Renzi ora insulta gli imprenditori

Invece di attirare gli imprenditori, per convincerli a investire in Italia e a sostenere quella ripresa che ancora non si vede, Renzi li allontana senza troppi complimenti, mandandoli a quelpaese. In risposta alle critiche di molti industriali, da Giorgio Squinzi a Diego Della Valle, il presidente del Consiglio ieri si è lasciato scappare la seguente frase: io non mi faccio venire il mal di testa se gli imprenditori hanno il mal di pancia. Tradotto: chisse-nefrega se questi si lamentano e dicono che le cose non girano ancora per il verso giusto.

Dette da uno che ogni giorno apre bocca per parlare di rilancio dell’economia e di crescita del Paese le parole del premier lasciano stupiti, perché significano almeno due cose, nessuna delle quali confortante. La prima è che Matteo Renzi è insofferente alle critiche e appena ne sente una si innervosisce e sbrocca, reagendo da «maleducato di talento» (copyright di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera). Eseii capo di un governo non sa tenere la lingua e i nervi a freno nei momenti difficili non è un buon segno. Sono bravi tutti a dire le cose garbate quando si è applauditi e sulla cresta dell’onda: la tempra di un uomo politico la si misura nei momenti difficili, quando si deve stare a galla fra le critiche.

La seconda considerazione riguarda invece il rapporto del presidente del Consiglio con il mondo dellimpresa. Quando parla Renzi insiste sulla necessità di attirare investimenti e di creare nuovi posti di lavoro. Ma dove pensa di trovare soldi e assunzioni se prende a pesci in faccia coloro che ogni giorno si sbattono per far funzionare la loro impresa?

A Renzi non interessano i mal di pancia degli industriali? Male, perché invece questa dovrebbe essere la suaprincipale preoccupazione. Perché se stanno bene le aziende, se vanno a gonfie vele invece cheafondo, ècerto chevabe-ne anche l’economia, il Pil e perfino il mercato del lavoro. O forse il premier pensa che si possa crescere, aumentare il prodotto interno lordo, ridurre la disoccupazione facendo la guerra alle imprese?

Inutile reagire a male parole di fronte alle critiche. Un buon capo di governo dovrebbe invece imparare ad ascoltarle, perché se ascolta solo gli applausi finisce per diventare sordo. Forse il presidente del consiglio crede di aver già fatto tanto per gli imprenditori, con il Jobs Act e il taglio dell’Irap, e dunque ritiene pretestuose le richieste che salgono dal mondo dell’economia. Fosse anche così, ritenesse cioè ingenerose le critiche, Renzi sbaglierebbe comunque, perché le sollecitazioni di chi sta in fabbrica o all’ufficio vendite non arrivano per partito preso, ma vengono dal mondo reale, che è un po’ diverso da quello irreale che si respira fra Palazzo Chigi e il Parlamento. Il mondo reale è quello con cui si misurava ogni giorno Egidio Maschio, l’imprenditore veneto delle macchine agricole che la scorsa settimana, dopo aver costruito un impero, si è suicidato. Lui non aveva il mal di pancia, aveva il mal di cuore:vede-re la sua azienda, quella che aveva contribuito a creare e che dava lavoro a duemila persone, nelgorgo di una crisi senza fine non gli dava pace, soprattutto dopo che era stato costretto a cederne il timone. Renzi non si preoccupa dei problemi di persone come Egidio Maschio, che rischiano tutto, oltre al nome anche la vita? Malissimo. Dovrebbe occuparsene ognigiorno. Invece di prendersela con Della Valle, pensando che voglia solfargli la poltrona a Palazzo Chigi e per questo lo critichi, se la prenda con le banche che strangolano le imprese, con la Merkel che non vede altro se non i parametri di Mastricht, con chi chiude le labbriche con una sentenza, con i burocrati che bloccano la costruzione di nuove aziende. Sono questi i responsabili che inducono gli imprenditori al suicidio o alla fuga e dunque di questi dovrebbe preoccuparsi, per questo dovrebbe farsi venire il mal di testa, non perle critiche.

E se non ci riesce, se non è in grado di cambiare le cose e certe riforme glipaiono insormontabili, laccia uno stage di un mese o di un anno in una fabbrica: almeno imparerà a conoscere il lavoro.

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 05/07/2015 7:06

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *