Renzi riapre l’Ilva, i pm mandano i carabinieri

Neppure il decreto del governo scritto in fretta e furia lo scorso 4 luglio per evitare il blocco degli altoforni del-l’Ilva (il n° 2) e dei cantieri Fin-cantieri di Monfalcone sembra smuovere i magistrati pugliesi dalla convinzione che qualcosa di losco si stia facendo nell’acciaieria più grande d’Europa. Tanto che ieri in mattinata i carabinieri del Comando provinciale di Taranto hanno notificato a 19 operai del primo turno dell’Afo 2 Ilva (16 dell’Ilva e 3 della ditta d’appalto Semat) una denuncia a piede libero «per violazione dei sigilli giudiziari».

Lo scorso 29 giugno i magistrati tarantini avevano posto sotto sequestro l’impianto numero 2 (sono in tutto 5 i forni ma ben 3 sono fermi), dopo che l’8 giugno un getto di ghisa fusa aveva colpito e ustionato un addetto (Alessandro Morricella). L’operaio dell’Ilva era morto quattro giorni dopo a seguito delle ustioni riportate sul 90% del corpo. E i magistrati avevano quindi chiesto il sequestro dell’impianto perché «non è sicuro e mette a rischio la vita degli operai».

VIOLAZIONEDEI SIGILLI

Poi il governo aveva emanato il decreto salva Ilva (e salva Fincantieri, incappata an-ch’essa in un sequestro nei giorni successivi), evitando il blocco dell’attività a Taranto come a Monfalcone.

Ma il decreto del 4 luglio stando ai magistrati tarantini – sarebbe zeppo di errori. Violerebbe ben 6 articoli della Costituzione e da qui il ricorso alla Corte Costituzionale.

Ieri la Procura – su mandato del pubblico ministero Antonella De Luca – è tornata all’attacco, visto che nei giorni scorsi il gip Martino Rosati aveva sospeso il giudizio sulla richiesta di dissequestro avanzata dall’azienda e inviato gli atti alla Corte Costituzionale. Il gip infatti afferma che il decreto 92 (il salva Ilva del 4 luglio) è in contrasto con diversi articoli della Costituzione e consente all’Ilva, solo perché azienda di «interesse strategico nazionale», di proseguire la sua attività industriale, e quindi «anche di proseguire il reato che le viene contestato».

L’Ilva aveva chiesto alla Procura la «facoltà d’uso» e il rinvio di dieci giorni dello stop dell’impianto (previsto per il 6 luglio), garantendo di aver «già attuato le prescrizioni di sicurezza ordinate dallo Spesal dell’Asl» ed essersi impegnata a presentare un ulteriore piano migliorativo.

Il decreto del governo – nella sostanza – è un’opera (evidentemente mal scritta) di acrobazia normativa. Infatti non annulla il sequestro ma stabilisce «che l’Ilva può comunque continuare la sua attività». Un’attività consentita nei 12 mesi successivi al sequestro ed entro 30 giorni dal sequestro l’Ilva deve presentare un piano con ulteriori misure di sicurezza da presentare all’autorità giudiziaria e sottoporre alla vigilanza di Vigili del Fuoco, Inal ed Asl.

Il decreto, ora all’esame del Parlamento, ha consentito all’Ilva di non spegnere, a Fincantieri di non chiudere i cancelli. Ora però il provvedimento dei magistrati tarantini rischia di creare un baratro tra magistrati e governo.

Evidente lo scoramento dei sindacati dello stabilimento siderurgico.

Le segreterie locali di Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno chiesto all’azienda «di adoperarsi immediatamente al fine di assicurare oltre a quanto previsto dalle norme dilegge e di contratto, ponendo in essere ogni eventuale tutela giudiziaria, immediata e futura, nei confronti dei lavoratori interessati». I sindacati dei metalmeccanici ritengono infatti «che, nella vicenda, i lavoratori siano privi di qualsiasi responsabilità diretta e per quanto tali, non debbano essere coinvolti da provvedimento alcuno anche e soprattutto in termini di sicurezza e salvaguardia impiantistica».

L’Ilva – in serata – ha emesso una nota in cui garantisce agli operai la più ampia «tutela legale», e puntualizzato che «i dipendenti identificati hanno eseguito le previsioni di un decreto Legge normato su presupposti di urgenza».

TUTELA LEGALE

L’azienda assicura di continuare ad operare neimargini del decreto approvato dalgo-verno, i sindacati degli operai protestano e minacciano di «spegnerlo loro l’impianto» se non si farà un po’ di chiarezza. Non spetta certo agli operai rompere i sigilli o decidere lo spegnimento. Dai vertici dell’Ilva arriva una posizione molto chiara: «C’è un decreto legge in vigore da alcuni giorni e ora all’esame del Parlamento che autorizza la continuità dell’attività. Da parte nostra, quindi, non c’è alcun abuso, né violazione». Per la dirigenza – che ha chiesto anche importanti pareri giuridici – l’attività ordinaria andrà insomma avanti e si fermerà «solo e soltanto quando la Consulta dichiarerà la legge incostituzionale accettando le eccezioni del gip».

FacebookTwitterGoogle+
Scritto da Magazine Donna il 18/07/2015 6:54

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *