Renzi tiratardi: slittano pure le intercettazioni

Rimandate a settembre. Il momento politico è delicato, il tempo stringe, coi notiziari vuoti ogni polemica rischia di amplificarsi a dismisura: fare di corsa con le riforme non conviene a nessuno. Così, prende corpo la linea del rinvio: slittare all’autunno tutto lo slittabile e confidare che alla fine delle vacanze le condizioni ambientali si siano fatte più favorevoli.
L’ultimo provvedimento a subire questa sorte è quello sulle intercettazioni.

Dopo un weekend all’insegna dello psicodramma, ieri il Pd ha presentato un emendamento al ddl penale per escludere la punibilità per i giornalisti che nell’ambito del diritto di cronaca utilizzano conversazioni registrate di nascosto (stessa esenzione viene prevista anche per il processo penale ed amministrativo). Tutti contenti e Guardasigilli Andrea Orlando che si augura «l’approvazione prima della pausa». Obiettivo ambizioso, però, dato che la mossa del Pd non ha scongiurato la presentazione di un migliaio di emendamenti da parte dell’opposizione (seicento solo quelli dei Cinque stelle) che renderanno virtualmente impossibile il via libera al testo prima dello stop per le vacanze. Soluzione ideale per lasciare decantare l’argomento sensibile con la speranza di poterlo affrontare al rientro con meno patemi.

Il problema è che al rientro le intercettazioni rischiano di trovarsi in mezzo ad un ingorgo che altro che il contro esodo. La linea del rinvio, infatti, è già stata sperimentata con successo su un cospicuo numero di altri provvedimenti.Andrà all’autunno la riforma istituzionale dove, coi numeri del Senato ballerini come sono e gli stranguglioni politici innescati dal caso Verdini, la prudenza è d’obbligo. Un mesetto per far decantare la situazione e per capire che aria tira al rientro tra i banchi e poi si procederà. L’importante, ad ogni modo, è organizzare la tempistica dell’approvazione in modo da far coincidere il referendum confermativo con le amministrative dell’anno prossimo, e la finestra temporale per ottenere tale contemporaneità è ancora estesa.

Già decretato poi lo slittamento della riforma del terzo settore. Con gli scandali tipo Malìa capitale ancora freschi e con l’universo del no profit in mezzo alla bufera, prendere tempo diventa una questione di sopravvivenza: riforma bloccata in commissione al Senato, termini per la presentazione degli emendamenti spostati ad arte in avanti e previsioni più ottimistiche di approvazione per fine anno.

Già slittate nei fatti anche le unioni civili. L’altro giorno il governo ha fatto sapere di non avere ancora pronta la relazione necessaria per avviare l’iter della legge in commissione, mentre i centristi della maggioranza non hanno abbandonato l’ostruzionismo: tutto a settembre (e col quarantotto che sta scoppiando alla voce rapporti tra Stato e Chiesa è pacifico che sia meglio per tutti così).

Si preannunciano biblici, infine, anche i tempi per la riforma della governance della Rai, su cui pure si dice che Renzi punti molto in chiave di risollevamento immagine: se sussistono ancora speranze di far uscire il testo dal Senato in tempo utile (toccherà però trovare il modo di passare sopra ai quasi duemila emendamenti già presentati), è però poco meno che scontato che per il via libera di Montecitorio bisognerà aspettare settembre.

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Scritto da Magazine Donna il 28/07/2015 5:22

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