Resa ai prof precari: lavoro vicino a casa

Francesco De Dominicis – Niente da fare, il governo di Matteo Renzi si arrende. I prof restano vicino casa. Il pugno duro sulla scuola è durato poco. Così, intanto per quest’anno, i prof potranno accettare incarichi nella loro scuola senza perdere il ruolo. Ma l’Italia è il Paese delle proroghe e dei rinvìi, quindi c’è tempo per accontentare i docenti anche per il futuro. Guai ad allontanarli dal territorio.
Il ministro per l’Istruzione, Stefania Giannini, ha apparecchiato la soluzione per tenere a bada il corpo docente, andando incontro ai neoassunti. Il meccanismo introdotto, come accennato, è quello dell’accettazione della supplenza annuale: per 12 mesi, dunque, il prof neoassunto potrà scegliere di non partire verso la cattedra «stabile», assegnata dal ruolo sulla base della recente infornata targata Renzi.
L’effetto «calmierazione» degli spostamenti, come viene definito a Viale Trastevere, non riguarderà però tutti, ma solo chi riceverà la proposta di supplenza annuale. E al Miur non si aspettano che riguarderà molti prof. Per tutti gli altri il piano di assunzioni legato alla «Buona scuola» dovrebbe andare avanti, con le scadenze già previste: dal primo settembre chi sarà assunto riceverà la mail di convocazione presso l’ufficio scolastico regionale dove sarà incardinato.
11 condizionale è d’obbligo, tuttavia. Visto che il passo indietro sui precari è già una sorpresa. Magari la prima di una lunga serie destinata a smontare pezzo per pezzo la «Buona scuola» dell’ex sindaco di Firenze. Secondo quanto chiarito dal ministero, il ricorso alla «supplenza» annuale (incarico fino al 30 giugno) per evitare per un anno gli eventuali trasferimenti non riguarda tutti i precari, ma soltanto quelli che hanno fatto la domanda per l’assunzione. Tra questi, poi, non tutti riceveranno la proposta di supplenza.
11 lavoro da fare è tanto. Il pacchetto di assunzioni probabilmente è arrivato troppo in ritardo è il rischio di far partire l’ennesimo anno scolta- stico all’insegna del caos è altissimo. In questi giorni il ministero sta incrociando le domande presentante con l’offerta di posti liberi. Dal primo settembre (massimo entro il 2) i prof assunti riceveranno una mail con la nomina e l’indicazione del ufficio regionale. Avranno 10 giorni di tempo per accettare l’assunzione e se la rifiutano ve ranno eliminati dalla lista. Parallelamente, entro l’8 settembre dovranno arrivare le proposte di supplenze. Sia per dare certezze agli alunni di avere lutti i docenti subito all’inizio delle lezioni («è la prima volta nella storia», sottolineano a Viale Trastevere) sia per il già citato effetto calmierante sugli spostamenti.
La procedura, stando alla tabella di marcia indicata, lascia intendere che gli studenti a inizio anno si siederanno sui banchi di scuola senza sapere con certezza quali saranno tutti i dicenti.
Non solo il «profmercato» di settembre sarà paragonabile allo scambio dei calciatori tra i club a fine agosto: nel
caso il docente abbia ricevuto la proposta di assunzione in una sede che non gli sta bene e contemporaneamente la proposta di supplenza, può scegliere quesl’ultima per quest’anno, senza perdere il diritto a essere assunto. In ogni caso, dopo l’8 settem – bre se il prof non ha ricevuto richieste di supplenza avrà
tempo fino al 10 settembre per decidere se accettare o meno l’assunzione.
Per i sindacati sarà «caos»: le sigle infatti non credono che la «Buona Scuola» del governo Renzi abbia risolto gli annosi problemi dell’istruzione made in Italy e, di fronte alle critiche che avanzano di giorno in giorno all’approssimarsi della prima campanella, ribadiscono che la riforma è «sbagliata» e ieri hanno confermato l’iniziativa unitaria dell’11 settembre a Roma. Problemi anche sul fronte del persone Ata, con l’Anief che ha annunciato una class action contro l’esecutivo che ha bloccato le assunzioni. Insomma, quella che
doveva essere la svolta, stando alle parole dello stesso Renzi, sembra soltanto un altro intervento pasticciato. Ed è la responsabile scuola del Partito democratico ad ammettere il flop: secondo Francesca Puglisi «serviranno due anni per una Buona Scuola a regime». Riforma rinviata. 0, meglio, bocciata.

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Scritto da Magazine Donna il 21/08/2015 8:11

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