Residenti e CasaPound guerra contro 19 rifugiati

Roma, guerriglia del venerdì mattina. A Casale San Nicola si combatte contro l’arrivo di un pugno di rifugiati. C’è un gruppo di signore anziane sedute sull’asfalto bollente. Si stringono in una specie di catena umana. E poi adolescenti, giovani, uomini di mezza età: una cinquantina di abitanti del quartiere. Di fronte, i blindati e i caschi blu: la polizia prova a sciogliere il cordone, a trascinare via i resistenti. Loro rispondono cantando l’inno d’Italia, con le braccia alzate. Poi le spinte. Le donne gridano, alcune piangono; prime scene d’isteria. Tutt’intorno, almeno 30 ragazzi col casco in testa, pronti alla battaglia. Sono del centro sociale neofascista di Casa-Pound, “braccio armato” della protesta: la serpentina nera sbarra l’ingresso della via. D al l’altra parte di questa assurda barricata c’è un pullman, dentro ci sono 19 esseri umani. Vengono da Bangladesh, Gambia e Nigeria. Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha stabilito che un centinaio di richiedenti asilo (che dopo una trattativa con il comitato sono diventati 60) devono essere accolti in una vecchia scuola in disuso. Ieri è iniziata la battaglia.

CASALE SAN NICOLA è una decina di chilometri fuori dal Grande raccordo anulare di Roma. Quasi in campagna. Non ci sono i palazzoni e il tanto evocato degrado delle periferie ma villette e casali, un bel circolo ippico e un centro sportivo con piscina, dove giocano a paddle (surrogato del tennis di moda a Roma Nord) anche i vip: spiccano in bacheca le foto sorridenti di Max Gazzè e Gigi Di Biagio. In ogni caso, come si sente gridare durante gli scontri, “qui i negri non ce li vogliamo”. Il problema delle 250 famiglia che abitano a Casale San Nicola e presidiano il quartiere da quasi tre mesi, sono dunque “i negri”. Ovviamente, precisano, “n on siamo razzisti”. Invenzioni dei giornali: “Avete scritto che siamo i ricchi che odiano i migranti – strilla la signora Renata Di Gianmarco – ma siamo gente per bene, che ha lavorato. Abbiamo portato i nostri figli in campagna per stare tranquilli. E vogliamo rimanere tranquilli. Questi che portano qui non hanno neanche i documenti: non si sa chi siano”.I residenti ripetono che Casale San Nicola “è tutta proprietà privata. Pure le strade”.

DOPO IL PRIMO tentativo di forzare il blocco, la polizia carica. Vola di tutto. I caschi blu vanno giù pesante coi manganelli, i ragazzi di CasaPound lanciano sedie e bottiglie di plastica. Alcuni “menano” con le cinghie, marchio di fabbrica fascio-rock. Ci sono i leader del centro sociale nero. Simone Di Stefano, l’uomo del “patto” con la Lega di Matteo Salvini, indica le persone dentro il pullman: “Vi sembrano richiedenti asilo? Sono solo migranti. Quello è senegalese! Quell’altro è cingalese!”. Suo fratello Davide è in primissima linea, con casco in testa e megafono in mano. Inveisce contro gli agenti: “Non meritate il tricolore, merde. Non avete onore, non siete veri italiani”. Prende molte botte: “Mi daranno la resistenza (a pubblico ufficiale, ndr), e vabbè, sarà la settantesima volta”.

CasaPound, insomma, si prende la copertina “militare” e politica della protesta. Non è la prima periferia che si presta alle iniziative dei sedicenti “fascisti del terzo millennio” (era già successo, per esempio, a novembre a Tor Sapienza). Ma i neri non sono gli unici interessati a questa piazza. Qui tutti si aspettavano Salvini, che probabilmente arriverà mercoledì. Doveva venire ieri, invece, Alessandro Di Battista del Movimento 5 stelle. Dopo aver visto gli scontri ha rinunciato, ma ha ricevuto una delegazione di Casale San Nicola a Montecitorio. Alla fine i 19 profughi arrivano incolumi alla struttura. L’ex scuola è gestita dalla coop Isola Verde (che a Roma si è già distinta, non positivamente, per la gestione del campo nomadi Camping River). Quando il pullman passa, un omone alto quasi due metri scoppia in lacrime. È Alberto Meoni, il leader del quartiere. Gli amici lo consolano: “Non abbiamo perso, non finisce qui”.

PIÙ TARDI arriva il commento di Gabrielli: “Ciò a cui abbiamo assistito è una cosa indecente e indecorosa. Auspico che queste persone abbiano sulla propria fedina penale le cose di cui si sono macchiate”. Il bilancio diffuso dalla questura è di 14 agenti feriti e due manifestanti arrestati. Uno di loro è Giorgio Mori, 47 anni, responsabile del settore immigrazione di Fratelli d’Italia a Roma e consigliere del XV municipio, l’altro sarebbe un ultras romanista. Oggi è previsto l’arrivo di un altro gruppo di rifugiati. A Roma fa un caldo infernale.

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Scritto da Magazine Donna il 18/07/2015 5:50

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