Residui chimici negli alimenti, pochi campioni irregolari ma aumentano i “cocktail”

Nel 2014 solo lo 0,7% dei 7.132 campioni di prodotti agricoli e derivati analizzati dal laboratori pubblici regionali, accreditati per il controllo ufficiale dei residui di fitosanitari negli alimenti, risultano fuori legge per la presenza di determinate sostanze chimiche oltre il limite permesso o per tracce di sostanze vietate dalla normativa attuale. Ma aumentano i casi con multiresiduo e i campioni pluricontaminati: il 42% dei campioni analizzati (su un totale di 7.132) risulta contaminato da uno o più sostanze chimiche.

Lo rileva il nuovo rapporto di Legambiente “Stop pesticidi” sui residui chimici nei prodotti ortofrutticoli e derivati in commercio in Italia presentato oggi a Expo 2015 in occasione del primo raduno degli ambasciatori del territorio.

Il multiresiduo (presenza concomitante di più residui chimici in uno stesso campione alimentare), è salito di cinque punti percentuale dal 2012 al 2014, passando dal 17,1% al 22,4%, con campioni da record: cinque residui nelle mele, otto nelle fragole, quindici nell’uva da tavola, cioè in alimenti dalle ben note proprietà nutrizionali che però finiscono sulle nostre tavole carichi di pesticidi.

Rispetto al 2012 la percentuale di campioni regolari e privi di alcun residuo di pesticida è scesa dal 64% al 58%, un ribasso che è legato al corrispondente incremento, fino al 42%, della percentuale di campioni regolari ma contenenti almeno un residuo. In definitiva, quasi un campione analizzato su due contiene uno o più residui di pesticidi, compresi casi di veri e propri cocktail di sostanze attive rilevate in uno stesso campione.

Nel dettaglio, il 18,8% dei campioni presenta un solo residuo di pesticida, mentre il 22,4% dei campioni analizzati (rispetto al 17,15% del 2012), rientra nella categoria del multiresiduo. In quest’ultima è la frutta a mostrare le concentrazioni più rilevanti: sul totale dei campioni analizzati per questa matrice alimentare, circa il 43,3% contiene due o più residui chimici. Le sostanze attive più frequentemente rilevate sono Boscalid, Captano, Clorpirifos, Fosmet, Metalaxil, Imidacloprid, Dimetoato, Iprodione.

Sebbene la normativa vigente comporti controlli stringenti sull’uso corretto dei pesticidi in agricoltura, non si dedica la giusta attenzione al fenomeno del multiresiduo e “continua a considerare sempre un solo principio attivo, fissandone i limiti come se fosse l’unico a contaminare un prodotto – spiega la direttrice di Legambiente Rossella Muroni – però, i residui possono essere anche più di dieci e dunque è fondamentale che l’Efsa si attivi per valutare e definire i rischi connessi ai potenziali effetti sinergici sulla salute dei consumatori e degli operatori e quelli sull’ambiente”.

Sulla questione, ad esempio, dell’utilizzo del glifosato si è attivato il Tavolo di 17 associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, richiedendo ai ministri di Salute, Ambiente e Politiche agricole di intervenire per impedirne definitivamente la produzione, la commercializzazione e l’uso, dopo che lo Iarc, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, lo ha classificato come sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo.

Il tavolo ha quindi sollecitato Governo e Parlamento a intervenire per l’applicazione del principio di precauzione e per chiedere alle Regioni di rimuovere il prodotto da tutti i disciplinari di produzione che lo contengono e di escludere da qualsiasi premio nei Psr le aziende che ne facciano uso.

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Scritto da Magazine Donna il 30/09/2015 16:06

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