Scoperta del padovano «Galileo», pianeta roccioso «vicino» alla Terra HD219134

PADOVA Ci sono la matematica e i dati ma poi, forse prima ancora, c’è l’uomo che per soddisfare il suo istinto primordiale, alza la testa e guarda oltre. Così il «padovano» Galileo, un potentissimo telescopio dell’isola di Las Palmas, alle Canarie, ha scoperto un nuovo pianeta: HD219134b, costellazione di Cassiopea, visibile all’occhio umano e a «soli» 21 anni-luce dalla Terra. Non un gemello a due passi da noi, ma un altro pianeta con le stesse caratteristiche della Terra, questo sì. La densità e il fatto che sia roccioso, e non gassoso, soprattutto. Anche se data la sua vicinanza alla stella madre (HD219134) la sua superficie è incandescente e non può esserci vita. Ma quello che conta è che una scoperta simile apre la strada a un nuovo mondo. «È un risultato senza precedenti – spiega il professor Giampaolo Piotto, dell’università di Padova, che ha guidato la scoperta nei suoi primi passi -. Appena abbiamo avuto la conferma della scoperta ho pensato di trovarmi di fronte alla sceneggiatura perfetta del prossimo film di Spielberg. Anche se non è ospitale alla vita, ci stiamo avvicinando sempre più all’individuazione di un pianeta che sia il nostro vero gemello».

Un’avventura entrata nel vivo a inizio anno quando Galileo, su cui è montato lo spettroscopio Harps-Nord – un vero e proprio «cacciatore di pianeti» – dall’occhio bionico alle Canarie da cui studiava la costellazione di Cassiopea, si è accorto di un movimento costante di una delle stelle. Una stella meno appariscente rispetto alle cinque che compongono la classica forma a W, una stella comunque visibile sotto cieli bui e stellati, che nascondeva un piccolo, enorme, segreto. Perché quel minuscolo dondolio che Harps-Nord aveva individuato, ad altro non era dovuto se non alla massa di un pianeta orbitante attorno a lei. Segnale che il «cacciatore di pianeti» non si è lasciato sfuggire, riuscendo a scovare il corpo celeste che, in forza alla legge di Newton, attraeva a sé la stella madre. E la ricerche hanno dato il frutto sperato. Trovato il pianeta in una costellazione così vicina alla Terra, restava da capire se fosse «visibile». Se, cioè, l’orbita del pianeta fosse allineata alla Terra. «Ci abbiamo provato – continua il professor Piotto – e ci siamo riusciti, individuando il passaggio del pianeta con i momenti in cui, per poche ore, oscurava la stella di appartenenza. Così è stato possibile misurarne il raggio, che risulta essere appena 1.6 volte quello terrestre».pianeta-roccioso-638x425

Una volta avuta la massa con i calcoli sul movimento della stella effettuati dallo spettroscopio Harps- Nord e il volume, dopo il transito, «è stato possibile misurare la densità, di circa 6 grammi per centimetro cubo, e scoprire che ha una densità molto vicina alla Terra». «È il pianeta roccioso confermato più vicino a noi al di fuori del sistema solare, il suo anno dura appena tre giorni, è tanto vicino alla stella ospitante e per questo la sua temperatura risulta incandescente», spiega Giusi Micela, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Palermo dell’Inaf e membro del team in cui hanno lavorato anche gli scienziato del Bo. La stella della costellazione di Cassiopea attorno cui ruota «b» (il suo vero nome, a volerne fare la carta d’identità), è una stella nana, vicina ma non visibile dalla Terra, simile al Sole anche se leggermente più fredda e piccola. «Il pianeta – ci tiene a precisare Emilio Molinari, direttore del progetto Galileo – è stato scoperto con il nostro telescopio nell’ambito di un programma di ricerca di pianeti rocciosi simili alla Terra. È il risultato dell’avanguardia italiana». In attesa che «magari tra dieci anni ci sarà il gemello», sospira il professor Piotto.

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Scritto da Magazine Donna il 02/08/2015 13:05

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