Scoperte due molecole per combattere la calvizie

“Io non mi considero calvo, sono solo più alto dei miei capelli“, diceva Tom Sharpe. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Advances.

I due farmaci in questione, già approvati dalla Food and Drug Administration (Fda), sono degli inibitoridi una famiglia di enzimi, la Janus chinasi (Jak). Quelli sperimentati, che hanno dato esito favorevole e positivo sono due e sono stati scopertiin modo fortuito.

Uno è il tofacitinib, con l’indicazione del trattamento degli adulti affetti da artrite reumatoide, forma moderata-grave, mentre l’altro è il ruxolitinib per il trattamento di malattie del sangue.

Aggiungendo che “è necessario approfondire lo studio per testare formulazioni di inibitori JAK appositamente realizzati per il cuoio capelluto, e per determinare possono indurre la crescitadei capelli nell’uomo”.

L’elemento principale di questa cura contro la perdita dei capelli a chiazze è rappresentato da alcuni inibitori che fanno parte della famiglia di enzimi Janus chinasi (JAK). Attenzione però a non cantare vittoria: “finora i risultati sono promettenti anche se per ora non sappiamo ancora quale sia l’effettiva azione sulla calvizie dell’uomo” conclude la Cristiano.

La scoperta è nata casualmente durante alcuni esperimenti sui topi volti a indagare i meccanismi alla base dell’alopecia areata, dove la caduta dei capelli e’ causata dal sistema immunitario che per sbaglio attacca i follicoli piliferi.

Nel corso questi esperimenti, il ricercatori si sono resi conto che nei topolini i peli crescevano più rapidamente quando il farmaco veniva messo direttamente sulla pelle, rispetto a quello che accadeva quando veniva somministrato per via orale. Secondo gli autori della ricerca, gliinibitori JAK sono capaci di far crescere un capello molto forte se vengono applicati direttamente sulla pelle chiaramente nell’ambito di una procedura di somministrazione che va ad adattarsi alla gravità del caso.

Christiano ha spiegato che lo scorso anno gli inibitori JAK hanno “spento” il segnale che provoca l’attacco autoimmune, e che le forme orali del farmaco riescono a ripristinare la crescita dei capelli in alcune persone con la malattia. Secondo gli studiosi, risultati analoghi sarebbero stati riscontrati anche su follicoli umani, alimentati in provetta o trapiantati nella schiena dei topi-cavie. Si dovrà verificare se questi farmaci agiscono anche in caso di alopecia androgenetica, che è quella più comune.

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Scritto da Magazine Donna il 28/10/2015 5:41

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