Scuola, sì scontato fra le proteste

ROMA – Rush finale alla Camera per il disegno di legge sulla “Buona Scuola”, approdato in Aula per l’ultima votazione, dopo il voto di fiducia sul maxiemendamento al Senato dello scorso 25 giugno. L’approvazione del testo appare scontata entro la settimana (c’è una buona probabilità che il voto si tenga oggi, giovedì), ma gli insegnanti si stanno già muovendo per un referendum abrogativo del ddl. La maggioranza di governo non dovrebbe avere problemi di numeri e la posizione della minoranza Pd, da sempre critica, non sembra preoccupare il governo. Nonostante ciò, la protesta dei sindacati e del mondo della scuola non accenna a smorzarsi. Ci si domanda cosa accadrà a settembre, quando suonerà la prima campanella e quando partirà l’annunciata assunzione di 102.464 docenti che, secondo quanto previsto, avverrà in tre scaglioni.

Oltre alle nuove assunzioni, il testo all’esame della Camera rende centrale il ruolo del dirigente scolastico, che assume molti più poteri ed è stato già polemicamente soprannominato “preside-sceriffo”. Il capo d’istituto valuta i neo docenti immessi in ruolo, premia i docenti migliori e, dal 2016/2017, sceglie la squadra di docenti. In ogni istituto un ispettore esterno valuterà gli insegnanti, mentre saranno introdotti dei criteri per valutare anche i dirigenti scolastici, che verranno supervisionati da ispettori esterni. Obiettivo del ddl è anche creare un legame più stretto tra scuola e mondo del lavoro e la riforma prevede anche il potenziamento degli Istituti tecnici superiori, da frequentare dopo il diploma, che rappresentano un’alternativa al percorso universitario. È stato inoltre introdotto un tetto di 100 euro al cosiddetto ‘ school bonus ’, ovvero alla possibilità di ottenere uno sgravio fiscale sulle elargizioni agli istituti fatte da privati o associazioni.

Il personale della scuola, in particolare docenti e studenti, protesta accanto ai sindacati. Non piace la formula del ‘preside-sceriffo’ che assume poteri considerati assoluti; ma ciò che è davvero contrario al principio d’imparzialità, secondo i manifestanti, è la formula della scuola-azienda, perché prevede una competizione tra istituti e potrebbe comportare, a lungo andare, la creazione di scuole di serie A e di serie B.

Nel giorno dell’avvio della discussione finale in Parlamento, in tutta Italia si sono organizzate forme di protesta e fuori da Montecitorio i sindacati (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals, così come i Cobas), ma anche associazioni e coordinamenti di professori, hanno organizzato ulteriori manifestazioni contro i contenuti del provvedimento. Al loro fianco esponenti di Sel e del M5S. Gli uffici legali di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals stanno già studiando i possibili ricorsi, e il primo giorno di scuola coinciderà in tutta Italia con assemblee sindacali.

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini intanto “apre” sul suo profilo Facebook: “Diventerà una pagina pubblica su cui riprenderanno il dialogo e il confronto con tutti voi – ha promesso – sui provvedimenti che stiamo approvando in materia di Istruzione e sulle innovazioni a cui lavoriamo nel settore della Ricerca e dell’Università”, ha scritto.

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Scritto da Magazine Donna il 09/07/2015 7:54

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