Sicilia, aggrappati al seggio L’isola del Pd non cambia verso

C’è una parola che ai deputati dell’assemblea regionale siciliana fa più paura dell’Isis, ed è “dimissioni”. Anche (soprattutto) quando sono presentate per segnare una distanza etica dallo scandalo Sanità, come ha fatto il dem Fabrizio Ferrandelli che ieri pomeriggio si è visto respingere le sue dimissioni con 20 voti a favore, 4 astenuti e 24 contro in un’aula in attesa del governatore, che ha preferito rinviare il suo intervento a domani. “Le ripresenterò – insiste Ferrandelli -non rientro nella casa del Grande Fratello. Sono loro che devono andarsene”. Ma dalle poltrone di palazzo dei Normanni, nonostante il pressing del Pd nazionale deciso a staccare la spina a Crocetta travolto da una finta intercettazione e da uno scandalo vero, sembra non voler schiodare nessuno. L’appello di Matteo Orfini rischia di cadere nel vuoto, in attesa dell’esito della partita a scacchi che si gioca tra Palermo e Roma. E che potrebbe vivere un tappa decisiva proprio domani, con un incontro a Palazzo Chigi tra il segretario regionale dem Fausto Raciti e Matteo Renzi, agenda del premier permettendo. Resta il fatto che per Baldo Gucciardi, che ha sostituito Lucia Borsellino alla Sanità, la voglia di mandare a casa il governo Crocetta è addirittura “p ato log ic a”, come ha detto nell’ultima direzione regionale del Pd. Stipendi, indennità e gestione del potere sono il bostik che li tiene attaccati al velluto rosso.

NON VOGLIONO votare sì alla terza mozione di sfiducia annunciata da Forza italia i deputati che hanno in bilico la ricandidatura, come Franco Rinaldi ,indagato a Messina nello scandalo della formazione professionale. E soprattutto quelli (parecchi) che hanno la certezza di non essere rieletti in un’Ars a 70 deputati (20 in meno), con un Pd in prevedibile calo e il M5s avvantaggiato dal disastro Crocetta. Non vuole lasciare neanche chi, come Giovanni Panepinto, avrebbe una sufficiente garanzia di rielezione nel suo collegio di Agrigento. E avrebbero già manifestato concrete difficoltà ad abbandonare stipendio e indennità anche Bruno Marziano e Pippo Di Giacomo, presidenti, rispettivamente, delle commissioni Attività produttive e Sanità, quest’ultimo a conoscenza da oltre un anno della situazione di grave disagio vissuta da Lucia Borsellino all’interno del suo assessorato concretizzata nelle sue denunce alla Procura. Altalenanti le dichiarazioni di Antonello Cracolici, che ha parlato di una “manina” nella diffusione della finta intercettazione sostenendo, alternativamente, che “la luce (al governo, ndr) s’dduma e s’astuta (si accende e si spegne, ndr)”. Difficilmente rinuncerà all’attuale influenza in due assessorati di rilievo, così come Giuseppe Lupo, attuale vice presidente dell’Ars abbandonerà la sua poltrona a fianco del presidente Ardizzone. L’unica ad esserci pronunciata “timidamente” a favore della conclusione dell’esperienza Crocetta è stata Concetta Raia, se si esclude l’ex presidente della regione del Pd, Angelo Capodicasa, che ha parlato di “accanimento terapeutico” nei confronti del governo: lui però è fuori da palazzo.

E SE CROCETTA ieri ha detto di voler portare a termine le riforme, citando il termine improbabile di un mese (“Se me ne devo andare lo farò per motivi politici e non per le false intercettazioni”) e annunciando di avere spedito a Lucia Borsellino un sms (“non ti ho tradita e mai ti tradirò”), ogni decisione appare rinviata all’incontro tra Renzi e Raciti. “Tireranno fino a novembre -azzarda il Pd Giuseppe Arno-ne – e probabilmente decideranno per un commissariamento. Ma è una vergogna: questo governo deve andare via non solo per gli scandali della sanità ma per quello che ha combinato anche in tutti gli altri settori, dalla formazione professionale all’acqua e alle energie rinnovabili”.

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Scritto da Magazine Donna il 22/07/2015 5:36

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