Sniffano indisturbati in mezzo alla strada, nella Firenze renziana

di Francesco Specchia – Forse è davvero una non-notizia. «Tagliano coca e sniffano in strada? E ti stupisci? La vera notizia, semmai, è che sono solo in tre: sai, la crisi…».
Questo era il commento -tanto per sdrammatizzare- dai colleghi neristi alla foto che ieri girava viralmente nelle redazioni: tre ragazzotti che a Firenze, in centro, scendono con calma dalla moto; poggiano i caschi sul tettuccio di un auto adattato a banco d’osteria; tagliano in File perfette la cocaina (con una tessera sanitaria, un tempo usavano le carte di credito…); la trattano con cura antica, come se dovessero impanarci le cotolette; e, infine, la inalano a turno, con le narici che -m’immagino- roteino e suggano, la risata sguaiata, l’occhio vitreo e il setto nasale probabilmente a forma di mantice di Maradona ai bei tempi delle piste napoletane.

Dico «m’immagino» e «probabilmente» perché la suddetta fotografia scattata da un passante e subito postata su Face- book, appena arrivata nelle redazioni dei giornali è stata pixellata. Così il passante fotografo s’è beccato minacce e rampogne via social network. Mentre le facce da pixel dei drug consumers rimangono soltanto macchie lattiginose protette dalla privacy, oltre che dalla oramai rassegnala indifferenza dei passanti. Ma il punto non sono le facce. È la foto. La foto è la rappresentazione iconica della suburra a cielo aperto che è diventata Firenze; del degrado elevato allo stato dell’arte proprio nella più grande città d’arte che si sta trasformando sempre più in una voragine di pece.

Stavolta era in via della Chiesa. Ma solo un paio di mesi fa erano piazza Indipendenza e piazza Santo Spirito, dove una signora un tantino flaccida defecava accanto alle saracinesche dei negozianti già massacrati dalle tasse; e dove allegri giovanotti con braccialetto d’oro, sempre a culo scoperto, si producevano nella citazione lettararia nell’nno del corpo sciolto di Roberto Benigni. Ed era anche una citazione, evidentemente dal Boccaccio, l’improvvisa orinata murale in via de’ Pucci di «una donna senza fìssa dimora» (titolavano le cronache locali) lestissima a sfilarsi le mutande alla fermata del bus, mentre i turisti l’avvolgevano gioiosamente nei flash del telefonino. Donna che piscia su muro, olio su tela: sembra un quadro rinascimentale. Non che a Roma o Milano sia diverso, beninteso. Ma qui. giusto nel quarantennale di Amici miei, ci vorrebbe la cinepresa allo zolfo del Monicelli per scovare un sorriso nella Firenze che svergogna la sua carica di civiltà ricoprendosi degli afrori di un’idea sbagliata d’accoglienza. I tappeti di birre scolate, le buche sull’asfalto, i barboni che rendono le panchine brande permanenti, gli ambulanti che ricoprono le strade tra il Duomo e Santa Croce rincorsi dai vigili: tutto qua stona.

Hai voglia, caro Dario Nar- della, sindaco della città che un tempo vendeva bellezza, ad annunciare il concorso internazionale per abbellire il palazzo di giustizia, a richiedere 18 milioni per gli Uffizi, o a scusarsi per le scritte omofobe contro il cantante Mika. Qua si guarda alla pagliuzza della politica, senza vedere il travo- ne nell’occhio dei cittadini stremati. E parlando di travo- ni, si potrebbe aprire anche il capitolo prostituzione maschile e femminile in città, che è un’altro bubbone pronto a scoppiare. Ma tant’è.
Magari, con Renzi sindaco era lo stesso, o magari no. Ma Nardella è renziano. E la coca sniffata in strada forse può essere una non-notizia. Ma l’abitudine al male forse è peggio…

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Scritto da Magazine Donna il 30/08/2015 7:56

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