Sono nati i primi otto cani in provetta

Il risultato, ottenuto nella Cornell University, ha ricadute importanti: tutelare i canidi minacciati di estinzione e fornire nuove armi per combattere le malattie genetiche anche nell’uomo, che ne ha molte in comune con il cane.La prima cucciolata è di sette fra beagle e cocker spaniel, partoriti da un’unica mamma e con più genitori genetici, riferisce la rivista Plos One. Il miracolo della vita non conosce confini, anche se con l’aiuto della scienza. E’ una via interessante anche per l’uomo, considerando che con il cane condivide ben 350 malattie ereditarie: circa il doppio rispetto a quelle che ha in comune con altre specie. I cagnolini nati da questo esperimento sono in tutto 7 misti tra beagle e cocker spaniel.

Il secondo step ha riguardato il trattamento dello sperma maschile in laboratorio, riproducendo ciò che avviene in natura nel canale riproduttivo della femmina: gli esperti hanno scoperto che l’aggiunta di magnesio è essenziale. Per il successo della fecondazione in vitro, i ricercatori hanno fecondato un ovulo maturo con uno spermatozoo in laboratorio per la produzione di un embrione. Le ricerche sono state guidate da Jennifer Nagashima. La tecnologia è stata perfezionata, tanto che per Travis diventa possibile “congelare gli spermatozoi e conservarli in banche per utilizzarli nella fecondazione artificiale”.

La seconda problematica affrontata riguardava la preparazione dell’ambiente adatto alla fecondazione, ovvero i ricercatori hanno dovuto imparare a mimare in vitro le condizioni che si ritrovano nell’apparato femminile dei cani, così che lo spermatozoo diventasse capace, adatto, a fecondare l’uovo. Infatti, come l’esperienza ha mostrato, gli ovociti emessi dopo l’ovulazione nei cani non sono ancora maturi, e c’è voluto del tempo ai ricercatori per imparare che il momento opportuno era aspettare un po’ prima di farlo. Sono sette, non sono tutti fratelli, ma sono nati tutti dalla stessa madre surrogata. La tecnica potrebbe permettere il recupero di razze canine rare. Con questa tecnica, però, non solo si può conservare il patrimonio genetico di specie minacciate, ma addirittura si possono rimuovere le sequenze di informazione genetica già nell’embrione. Ovviamente, il dibattito riguardante questioni etiche è molto acceso.

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Scritto da Magazine Donna il 11/12/2015 20:14

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