Stalker e killer «graziati» dai pasticci dei magistrati

Poi uno dice:c’è la legge. Lo stalker è reato e la violenza contro le donne va punita. Ci mancherebbe altro. Peccato però che fuori dal codice penale ci sia la realtà. E se a parlare sono i fatti iniziano i guai.

Esempio numero uno: è luglio e Nunzio Annunziata, autotrasportatore campano, è agli arresti domiciliari. Non se ne è fatta mancare una di accusa: violenza privata, violazione del domicilio della ex compagna, Vincenza Avino, e stalking. Ha addirittura precedenti per rapina. Eppure il tribunale del Riesame di Napoli lo mette a piede libero, sostituendo la misura degli arresti con quella, più mite, del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna. «Non si può ritenere che emerga una personalità così allarmante e incontrollabile dell’indagato a far ritenere del tutto inimmaginabile un suo comportamento collaborativo». Il «giurisprudenziese» è quello che è,  ma il senso è fin troppo chiaro: Annunziata non è pericoloso, quindi «non vi è ragione per non limitare al minimo i sacrifici imposti all’indagato».

È tutto lì, nero su bianco, nelle tre cartelle firmate Ottava Sezione Penale del tribunale del Riesame partenopeo e rese note giusto ieri. Nessun pericolo in vista: salvo che lunedì scorso l’uomo ha scaricato una raffica di proiettili addosso a Vincenza. L’hauccisaperstrada, a Terzigno, un paesino di neanche 18mila anime. Era in libertà da 13 giorni. E dire che solo tre mesi fa il gip di Nola, Martino Aurigemma, l’aveva descritto come uno che «ha perso qualunque forma di autocontrollo dimostrando una completa e allarmante mancanza di freni inibitori». Delle due l’u-na: ma a quanto pare ha prevalso la «linea morbida», e a farne le spese è stata Vincenza.

Esempio numero due: Albenga, Savona. Non è ancora estate che sul tavolo del gip Filippo Maffeo arriva la richiesta della procura per l’arresto di El Mountassir, marocchino denunciato per violenza contro Loredana Colucci, sua moglie. Quell’istanza passa una volta, due volte, tre volte: il magistrato la cassa sempre. Articolo 300 del codice di procedura penale alla mano, Maffeo è irremovibile: niente manette. Così patteggia due anni per maltrattamenti in famiglia: il marocchino è incensurato, grazie alla condizionale torna in libertà. Altra tragedia: il 2 giugno l’uomo accoltella Loredana davanti alla figlia 13enne e poi si toglie la vita. Passano i giorni e salta fuori che il giudice Maffeo di stalker ne sa qualcosa. Nel 2013 era stato accusato da una collega del medesimo reato. Per lui un procedimento disciplinare finito al Csm: l’allontanamento dalla Liguria per qualche anno e la decurtazione di un paio di mesi di anzianità. Stop. Il 23 marzo torna a Savona, il 28 «libera» El Moun-tassir, il 2 giugno piange Loredana. Per quei fatti è stata aperta un’indagine interna, il procuratore generale di Genova ha chiesto l’«informativa», il ministro della Giustizia ha paventato ispezioni. Dipiù non si sa. Bocche cucite: quel che è certo è che il Maffeo, al momento, è ancora al suo posto di combattimento, dietro la scrivania del tribunale penale di Savona.

Esempio numero tre: Davide Zaccarelli deve risarcire Enzo Foschini, l’uomo che nel 2007 ha violentato sua figlia di 15 anni che poi – inciso – si è tolta la vita. Deve dargli 21mila euro, e deve farlo nel giro dipochi giorni sennò la «giustizia» procederà al pignoramento deibeni. Faenza, Ravenna: Fo-schini sta scontando tre anni di carcere, il suo caso è passato in giudicato dalla Cassazione. Ilprocesso civile però non è andato in quella direzione. Ha condannato Zaccarelli a un risarcimento di 40mila euro (spese processuali e dannimorali). La sentenza è immediatamente esecutiva, l’uomo sta pagando con un quinto del suo stipendio ma non basta. La madre di Foschini ha chiesto cassa. Si è mobilitata mezza Ravenna: on-line è partita una colletta di solidarietà.

Poco importa. La legge è legge, dicono i magistrati. Come se fosse una scusa a frittata fatta. E se il giudice Maffeo si sfoga con «uno ci pensa tutta la notte», il collega Mario Morra, magistrato estensore del provvedimento diAnnunziata, sidi-ce «addolorato». Lacrime da coccodrillo. Anzi, da giudice.

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Scritto da Magazine Donna il 18/09/2015 5:56

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