Staminali, superati i 30 mila trapianti di sangue cordonale nel mondo

Eliane Gluckman – Eliane Gluckman, che fa parte dell’Osservatorio anemia a cellule falciformi internazionale, ha dichiarato che stanno cercando di coordinare meglio l’assistenza ai pazienti attraverso la definizione di una rete mondiale per lo scambio di dati sul trapianto, lo sviluppo di nuovi metodi per la diagnosi prenatale e postnatale, fornendo raccomandazioni per pre-e cura postnatale, l’esecuzione di studi di efficienza dei costi, consigli editoriali per il trapianto e la diffusione di informazioni per il pubblico dei professionisti di medicina generale in associazione con altre associazioni internazionali. Grazie al cordone ombelicale, e alle cellule staminali che si ricavano da esso, infatti, si possono analizzare e testare numerose cure contro altrettante malattie.

Se il ricorso alle cellule contenute nel cordone ombelicale dei neonati è ormai divenuto una prassi medica diffusa ad ogni alatitudine, con un ammontare complessivo pari ad oltre 30 mila trapianti effettuati nel mondo, pare che l’Italia si trovi tuttavia ancora ai margini della ricerca di settore e che i cordoni ombelicali vengano destinati con maggior frequenza al cassonetto della spazzatura che non agli appositi laboratori.

Un risultato che conferma la validita’ di questa tecnica per la cura oltre 80 importanti patologie. “Ma esiste una situazione paradossale – evidenzia Zinno – In Italia oltre il 95% dei cordoni vengono gettati come rifiuto speciale, sprecando letteralmente un preziosissimo materiale biologico dalle enormi potenzialità terapeutiche”.

Oggi, continua Zinno, “è addirittura possibile curare bambini affetti da patologie genetiche comel’ADA-scid” dove il sistema immunitario è praticamente inesistente e i pazienti sono costretti al costante isolamento “e la Sindrome di Wiskott-Aldrich” malattia che causa emorragie, infezioni gravi e tumori.

In Italia, osserva l’esperto, lo smaltimento dei cordoni come rifiuto speciale è una scelta analoga a “gettare nel contenitore dei rifiuti ospedalieri un qualunque organo potenzialmente utilizzabile per un trapianto“. E’ come segnare la fine di tanti bambini affetti da leucemia (circa 5 ogni 100mila abitanti) e circa il 15% dei bambini dagli 0 ai 14 anni affetti da tumore. Il loro uso, poi, non è destinato solo ai bambini.

La versatilità delle staminali cordonali, da la possibilità di usare più di un campione e avere quindi la quantità di cellule necessarie per curare pazienti adulti. Grazie al cordone ombelicale si può intervenire su patologie del midollo osseo, disordini autoimmuni, leucemie, linfomi e malattie rare per un totale di almeno 80 patologie.

Superati nel mondo i 30mila trapianti di cellule staminali prelevate da cordone ombelicale: un risultato che conferma la validità di questa tecnica per la cura di oltre 80 patologie. Se il ricorso alle cellule contenute nel cordone ombelicale dei neonati è ormai divenuto una prassi medica diffusa ad ogni alatitudine, con un ammontare complessivo pari ad oltre 30 mila trapianti effettuati nel mondo, pare che l’Italia si trovi tuttavia ancora ai margini della ricerca di settore e che i cordoni ombelicali vengano destinati con maggior frequenza al cassonetto della spazzatura che non agli appositi laboratori.

“Oggi, e’ addirittura possibile curare bambini affetti da patologie genetiche come l’ADA-scid (il sistema immunitario e’ praticamente inesistente e i piccoli malati sono costretti al perenne isolamento) e la Sindrome di Wiskott-Aldrich (malattia che provoca emorragie, infezioni gravi e tumori)”. Era il 1988 quando il primo trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale della sorellina appena nata ha permesso di curare un piccolo paziente affetto da una forma severa di anemia di Fanconi. I risultati in termini di sopravvivenza dei pazienti sono completamente sovrapponibili ai trapianti con staminali prelevate da altre fonti. –

COSA CURANO: secondo i dati dei Registri Internazionali, nel 59% dei casi le cellule staminali estratte dal cordone sono state usate per curare leucemie acute, nel 20% hanno trattato sindromi mielodisplastiche e mieloproliferative (condizioni neoplastiche in cui le staminali del midollo osseo non producono correttamente le cellule sanguigne), nel 14% sono state impiegate nei linfomi, i rimanenti casi comprendono tumori solidi, patologie del midollo osseo, disordini autoimmuni e malattie rare. A causa di una serie di incomprensioni in materia (amplificate da casi mediatici come quello che ha coinvolto il presunto metodo Stamina) e di una serie di tabù ancora ben lungi da sfatare, il nostro Paese detiene il triste primato relativo al mancato utilizzo dei cordoni ombelicali in sede di ricerca, con il 95% dei cordoni che viene sprecato e gettato in qualità di “rifiuto speciale”. “Queste cellule rappresentano una sorta di ‘officina’ dell’organismo che sostituisce o rimpiazza le cellule mancanti nel corso dell’intera vita”, conclude Zinno, sottolineando che “ogni anno in Italia e nel mondo milioni di persone ricevono diagnosi di malattie che sarebbero trattabili con un trapianto di staminali cordonali”. In caso d’insorgenza di gravi malattie, le cellule staminali cordonali conservate possono essere impiegate per il nascituro o per un eventuale familiare compatibile.

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Scritto da Magazine Donna il 12/01/2016 18:33

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