Streaming Empoli – Milan Rojadirecta

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• 1 Carlos Bacca, 29 anni, è il capocannoniere del Milan in campionato con 9 reti. L’ultima l’ha messa a segno nella sfida con la Fiorentina forte • 2 Kevin Prince Boateng, 28 anni, è tornato ad allenarsi a Milanello il 1° ottobre dopo una stagione flop allo Schalke forte • 3 Luiz Adriano, 28, è reduce dalla disavventura cinese. Ieri, prima di partire per Empoli, ha abbracciato Galliani forte
• 4 Sinisa Mihajlovic, 46 anni, dà le ultime istruzioni a Mario Balotelli, 25, prima di mandarlo in campo.

Sarri lo ha definito un «fuoriclasse», lui si descrive come «un ragazzo semplice con una grande passione». Di certo c’è che Riccardo Saponara è uno dei migliori centrocampisti della prima parte di stagione e uno dei più prolifici della Serie A da quando è tornato a indossare la maglia dell’Empoli (con 12 gol messi a segno). E mentre i tifosi toscani si godono le sue accelerazioni verticali, i suoi assist, i suoi gol e le sue giocate, il popolo rossonero lo osserva da lontano.

IL PASSATO Ma facciamo un passo indietro. Saponara arrivò al Milan (che acquistò il 50% del suo cartellino), nell’estate del 2013. Qualcuno lo definì da subito il nuovo Kakà e lui stesso affermò più volte di assomigliare al brasiliano, suo idolo da sempre. Sembrava tutto scritto: ecco il nuovo Bimbo d’oro, un ragazzo d’altri tempi, proprio come «l’altro» Ricky, colui che tanto aveva fatto sognare i tifosi rossoneri. Ma tutto questo entusiasmo attorno al trequartista non bastò e Saponara non riuscì a sfruttare l’occasione di farsi conoscere e di affermarsi nel club rossonero (anche a causa di un infortunio al ginocchio).

Qualcudice che forse la società rossonera si liberò troppo velocemente di lui, ma proprio lo stesso giocatore ha recentemente recitato il mea culpa assumendosi tutte le responsabilità del suo insuccesso a Mila- nello. Ma qualcuno ora, in casa Milan, ha iniziato a rimpiangerlo, a pensare che un giocatore così, in quel ruolo, sarebbe stato perfetto. Perfetto per il 43-1-2 tanto amato dal presidente Berlusconi e dallo stesso Mihajlovic che, proprio dopo la partita con la Fiorentina ha ammesso: «Da qui alla fine, torneremo al 4-3-1-2». Perché questo sarebbe stato il modulo giusto per il suo Milan, ma la lunga degenza di Jeremy Menez non ha permesso al tecnico di esprimere il suo gioco sfruttando un uomo di fantasia dietro le punte. Honda non ha funzionato, mentre Bonaventura- ormai specializzatosi come esterno – lì non ha convinto al cento per cento.

LA RIVINCITA Quando indossava la maglia rossonera, Saponara era arrivato addirittura a pensare di non essere all’altezza, che mai avrebbe sfondato e che, presto, avrebbe smesso di giocare. Ma spesso le cose non vanno come ci si aspetta. C’è sempre una nuova possibilità, e quella di Riccardo si chiama «Empoli». Questa sera, al Castellani, Saponara dovrebbe essere in campo e di fronte si troverà il suo passato. Ma non sarà la prima volta: a inizio campionato riuscì a segnare a San Siro la momentanea rete del pareggio, rispondendo al gol di Bacca. Anche questa volta il numero 5 è chiamato a una prova d’orgoglio e, di solito, la vendetta dell’ex non si fa mai attendere.

C era stata la versione horror («Milan, sarò il tuo esorcista»), quella fantasy («Mi piacerebbe avere la bacchetta magica di Harry Potter») e quella western («Io e Garcia siamo come due pistoleri»). Ieri Sinisa Mihajlovic è invece andato sul classico: «Gli esami non finiscono mai, come diceva De Filippo», ha sorriso il tecnico rossonero. Che è ovviamente di ottimo umore, perché la vittoria sulla Fiorentina è stata una botta di adrenalina e perché sta iniziando ad avere l’imbarazzo della scelta in attacco. «E’ tornato Adriano e ne sono felice, si è sempre comportato bene. Mi sembra quasi un miracolo, davanti iniziamo a essere in tanti, quando tornerà anche Menez offrirò champagne a tutti». Eh sì perché ora, col reintegro di Luiz, i due posti là davanti se li giocano in cinque (Jeremy sarà il sesto). Il nome più pesante ovviamente è quello di Balotelli, che sta cercando di recuperare nel più breve tempo possibile la forma atletica smarrita per colpa dell’infortunio, a cui si era sommata la febbre di fine anno. Ieri Mihajlovic ci ha scherzato su, illustrando molto bene la differenza di vedute con Mario: «Lui pensa di avere nelle gambe un’ora, in realtà ha fra i due e i quattro minuti… Scherzi a parte, ha una mezzoretta, e comunque per come gioca lui anch’io riuscirei a giocare un’ora».

CATTIVERIA Risate, clima disteso. Ciò che Sinisa non dice è che forse potremmo vederlo in campo dal primo minuto martedì in Coppa Italia con l’Ales- sandria (in coppia con Luiz Adriano). Nulla di certo, ma il progetto è mettergli minuti nelle gambe oggi e poi dargli una maglia da titolare fra tre giorni. Succederà se il fisico risponderà bene stasera e nei due allenamenti successivi. Questo ovviamente non significa che lo vedremo certamente dal primo minuto nel derby di fine mese. Ma se non altro inizia a essere una valida alternativa. Mihajlovic peraltro confida che l’attacco impari a diventare «più cattivo, anche perché i dati ci dicono che stiamo crescendo partita dopo partita. Sono contento perché quando ci sono serenità e fiducia si lavora meglio e i ragazzi sono più tranquilli. Dipende tutto da noi, solo vincendo possiamo chiudere la bocca ai critici. Ma per mettere pressione a chi ci precede occorre obbligatoriamente vincere a Empoli. Mi spiace solo che ci manchino all’appello 4-5 punti». La chiusura è sulla vicenda Sarri-Man- cini: «Io al Milan ho avuto problemi solo con le bottigliette d’acqua e non con gli altri allenatori – sorride -. Conosco tutti e due, Sarri non è un razzista ma di certo ha sbagliato. Gli allenatori dovrebbero dare l’esempio. Occorre rispettare la sensibilità e il carattere di Mancini, anche se io avrei gestito la cosa diversamente, con un faccia a faccia, da uomo a uomo».

Non parlategli di scontro diretto in chiave europea, anche se la classifica di Empoli e Milan dice che le due squadre sono separate soltanto da un punto. Per Marco Giampaolo conviene sempre rimarcare la differenza che c’è tra una provinciale come gli azzurri e una big del nostro campionato come la squadra di Mihajlovic. «Anche perchè – spiega il tecnico – i rossoneri nelle ultime partite sono sembrati un’altra squadra. Mi sono parsi trasformati anche nei concetti di gioco, i punti sono quelli ma non possiamo parlare di scontro diretto. Noi ce la giocheremo come sempre con le giuste ambizioni, ma non possiamo definirlo così».

 Secondo l’allenatore azzurro il cambiamento dei rossoneri è avvenuto a livello di mentalità: «Il Milan ha dominato con la Fiorentina che pure ha il miglior palleggio della categoria. Giochiamo contro un avversario rinnovato, che sviluppa ottimi concetti. Dobbiamo fornire una prestazione eccellente, non possiamo stare al di sotto del nostro massimo». Un commento anche sulla formazione: «Recuperiamo Laurini e Saponara e questo è positivo. In mezzo gioca Maiello perchè è il suo ruolo naturale, Diousse gioca anche da mezzala in allenamento e può anche aspettare. Lui rimane un giocatore forte che però deve attendere di completare il processo di maturazione. Ha avuto un periodo in cui era meno lucido rispetto all’inizio, ma fa parte del percorso».
Infine si parla di mercato e di Federico Barba: «Mi auguro che non parta, così come mi auguro che non parta nessuno. Spero di arrivare a maggio con tutti i giocatori che attualmente ho a disposizione. Non ho chiesto nessun sostituto alla società».

«Cosa penso della lite tra Mancini e Sarri? Finora io i problemi li ho avuti con le bottigliette, non con i colleghi…». La battuta (peraltro azzeccata) di Sinisa Mihajlovic nasconde una piccola bugia. Perché più di un problema glielo ha creato pure in queste settimane l’idea, da parte di Silvio Berlusconi, di sollevarlo dall’incarico per mettere al suo posto Marcello Lippi. La vittoria sulla Fiorentina, oltre a rendere più respirabile l’aria intorno all’allenatore, è stata ulteriore riprova della bontà del lavoro fatto da Mihajlovic a Milanello dove, almeno per una settimana, la squadra si è allenata senza sentirsi sotto assedio («Finalmente oggi non si parla di ultima spiaggia, sono contento per i miei giocatori che sono più sereni»). Stasera si capirà se il nuovo clima che si respira intorno al Milan avrà avuto effetti benefici pure sul suo rendimento, fatto sta che tra Empoli e derby il Milan si gioca l’ultimo treno per riacciuffare la zona Champions, mentre a Torino contro l’Alessandria ha la possibilità di fare un passo decisivo verso la finale di Coppa Italia all’Olimpico, appuntamento mai centrato dai rossoneri da quando la competizione si gioca nuovamente in una sfida secca (l’ultima finale raggiunta – e vinta sulla Roma -, nel 2003, si disputava ancora sui 180’). Mentre battere la Fiorentina è servito a Mihajlovic per mantenere il posto di lavoro, quanto potrà accadere nei prossimi 270 minuti della stagione può quindi essere un’assicurazione sulla vita fino a maggio.

Ieri Sinisa, parlando di futuro, è stato tranciante («Chi l’ha detto che non potrei essere io l’allenatore anche l’anno prossimo? Io non l’ho mai messo in dubbio. Ho la coscienza pulita, lavoro tanto e vado avanti a testa alta»). Il tecnico ha sì spiegato come doverosamente l’ultima decisione sul suo futuro spetterà al club, ma ha altresì provveduto a ribadire la convinzione di voler restare ancorato al Milan fino all’estate 2017, ovvero quando scadrà il suo contratto. Condizione necessaria per trasformare i proclama in realtà sarà la conquista del terzo posto. Mihajlovic però è convinto che anche senza Champions possa riuscire a strappare una conferma. Ieri ha ribadito come «A livello di punti questo è il miglior Milan degli ultimi 4 anni» e questo fatto, magari corroborato dalla conquista della Coppa Italia, potrebbe essere un buon motivo per dargli fiducia considerando gli alibi generici di cui può godere il tecnico: primo l’essere ripartito dalle macerie, con una squadra psicologicamente bloccata, divorata dalle paure in un clima di contestazione prima latente, quindi manifesta; secondo non aver avuto per metà stagione Balotelli (al momento – ha garantito il tecnico – la sua autonomia non supera la mezz’ora) e Menez («Quando staranno tutti bene, offrirò champagne»). Dovrà però essere molto convincente la seconda parte di stagione del Milan per far sì che Berlusconi e Galliani desistano dall’idea di consegnare la squadra, chiavi in mano, ad Antonio Conte, oppure di evitare che i plenipotenziari rossoneri possano essere spinti dalla tentazione di affidare la panchina a profeti del nuovo calcio quali Di Francesco e Montella. Mihajlovic dalla sua ha una squadra che lo segue con devozione e la sicurezza che nessuno potrebbe fare meglio di lui con il materiale a disposizione. Con una Coppa in più in bacheca, anche in assenza di terzo posto, potrebbe pure bastare.

Con una doppia mossa, quasi per magia, si potrebbe essere sbloccato il mercato del Milan. I rossoneri, rimasti scottati dalle mancate cessioni di Luiz Adriano allo Jiangtsu e Diego Lopez al Besiktas, hanno ceduto Alessio Cerci al Genoa e sono ad un passo dalla definizione dell’operazione che porterà Stephan El Shaarawy alla Roma in prestito oneroso (2 milioni) con diritto di riscatto fissato attorno ai 13-14. Insomma, nonostante le brutte notizie dei giorni scorsi, Adriano Galliani ha continuato a lavorare in maniera attenta e precisa sulla sua tabella di marcia che prevede ancora delle uscite e, finalmente, qualche entrata visto che il tesseramento del solo Kevin-Prince Boateng non poteva e non può bastare per rendere maggiormente competitiva la rosa a disposizione di Sinisa Mihajlovic.

Uno dei movimenti in entrata che potrebbe effettuare il Milan è quello che riguarda l’argentino Leonel Vangioni. Il terzino del River Plate è virtualmente un giocatore rossonero, visto che Galliani ha trovato un’intesa con il padre-agente per giugno, quando andrà in scadenza di contratto con i “Millionarios” di Buenos Aires. Ma l’operazione potrebbe essere anticipata di sei mesi in quanto proprio il papà del ragazzo, il signor Armando, all’inizio della prossima settimana sarà a Milano per definire i dettagli del contratto del figlio. Se Vangioni dovesse sbarcare subito a Milanello (l’idea del Milan è proprio questa), allora Davide Calabria verrebbe mandato in prestito (secco) per giocare con continuità (con preferenza ad una squadra di Serie A) ma attenzione anche all’interessamento, per ora solo superficiale, della Juventus per Mattia De Sciglio, anche se la pista risulta essere di difficile attuazione in questa finestra di mercato.

Che il Milan abbia bisogno di un altro esterno offensivo in grado di giocare nel 4-4-2 è dato evidente visto che i soli Bonaventura e Honda, con i jolly Niang e Boateng, non possono bastare da qui a fine stagione. Ed è proprio per questo motivo che nel week-end proseguiranno i contatti con l’Ajax per Anwar El Ghazi, ossia il laterale che Galliani ha messo nel mirino da qualche giorno. Con El Shaarawy alla Roma, il Milan potrà operare in entrata e investire sul talento cresciuto nel vivaio dei lancieri che gli osservatori milanisti avevano messo sui loro taccuini già nel corso dell’autunno del 2013 quando lo videro all’opera nella Uefa Youth League essendo Milan e Ajax nello stesso girone. Nonostante la parole del ds olandese Overmars, secondo le quali il giocatore non è in vendita, i contatti tra le parti sono stati continui e proseguiranno anche nel corso della prossima settimana. Con un’offerta da circa dieci milioni, Galliani può mettere in seria difficoltà l’Ajax visto che il giocatore avrebbe già espresso il suo gradimento al trasferimento al Milan. Rimangono ancora in bilico le posizioni di Nocerino (offerte dall’estero che non lo convincono) e De Jong (che interessa ai LA Galaxy in MLS) mentre Agazzi potrebbe essere girato al Sassuolo.

Come Gigi Buffon sarà per sempre grato a Nevio Scala che non ebbe paura a lanciarlo a 17 anni, così Gigi Donnarumma non potrà mai dimenticare la fiducia ricevuta da Sinisa Mihajlovic. «Devo ringraziare molto il mister, per me è stato molto importante, con me scherza spesso, ho un bel rapporto con lui», ha spiegato il portiere rossonero, diventato il più giovane di sempre a esordire fra i pali in Serie A quando l’allenatore serbo, il 25 ottobre scorso, lo ha preferito preferito a Diego Lopez nella sfida con il Sassuolo. E da quel pomeriggio è sempre stato titolare in campionato. «Per aiutarmi, Abbiati è stato anche duro con me, è giusto che sia anche così, sono contento di questo – ha raccontato a Milan Channel il calciatore di Castellammare di Stabia, 17 anni il 25 febbraio -. Prima di ogni partita mi dice di stare tranquillo e di fare quello che facciamo in allenamento. Anche Diego Lopez, vista la sua esperienza, mi ha dato tanti consigli».

Domenica scorsa Donnarumma ha dato il suo contributo per confezionare la seconda vittoria senza reti subite del Milan in campionato e il 2-0 contro la Fiorentina «ha dato morale e tanta fiducia: serviva al gruppo. Ora – ha assicurato – abbiamo maggior autostima per affrontare le prossime partite. Quello di domenica prossima sarà il mio primo derby da portiere del Milan, ci penso, però dobbiamo pensare prima all’Empoli e poi alla semifinale di coppa Italia con l’Alessandria». Per la trasferta di domani, in Toscana, Mihajlovic è intenzionato a confermare gli 11 che hanno affrontato la Fiorentina, incluso Alessio Romagnoli che ha svolto una seduta atletica programmata, mentre il resto della squadra si allenava prima del solito, a mezzogiorno, per sfruttare le ore meno rigide della giornata. Alex affiancherà Romagnoli al centro della difesa,con Ignazio Abate (diffidato, un’ammonizione gli costerebbe la sfida con l’Inter) e Luca Antonelli sulle fasce. Keisuke Honda, Riccardo Montolivo, Andrea Bertolacci e Giacomo Bonaventura giocheranno in mediana, mentre in attacco toccherà ancora a Carlos Bacca e Mbaye Niang, con Mario Balotelli pronto a entrare dalla panchina.

Potrebbe essere convocato per andare in panchina anche Luiz Adriano che, dopo il mancato trasferimento al Jiangsu Suning, ieri è tornato a Milanello. Sotto gli occhi di Antonio Bovenzi, il responsabile dei preparatori atletici del Milan, l’attaccante brasiliano ha svolto corsa e lavoro atletico per riattivare i muscoli dopo una settimana di voli fra Milano, Londra e la Cina, dove per meno di 24 ore ha accarezzato la possibilità di firmare un contratto da 8 milioni di euro a stagione. Qualcosa è andato storto nella trattativa con i cinesi per il suo ingaggio. Cosa sia successo di preciso lo ha raccontato ieri pomeriggio negli uffici di Casa Milan il suo agente, Gilmar Veloz, all’ad rossonero Adriano Galliani.

Pochi mesi dopo quello di Mbaye Niang, il piede di un altro milanista è finito sotto i ferri del luminare olandese Niek Van Dijk, che un paio d’anni fa aveva operato anche Stephan El Shaarawy. E’ «perfettamente riuscito», come ha fatto sapere il club, l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto ieri Rodrigo Ely, infortunatosi in allenamento una decina di giorni fa. Assistito dal medico rossonero Stefano Mazzoni, Van Dijk ha eseguito «un’osteosintesi della frattura del quinto osso metatarsale del piede sinistro». E’, insomma, una stagione già da dimenticare per il difensore brasiliano di 22 anni, che in estate era titolare ma presto è diventato l’ultimo nella gerarchia dei centrali collezionando appena quattro presenze fra campionato e coppa Italia (l’ultima il 4 ottobre nel disastroso 0-4 contro il Napoli a San Siro). I tempi di recupero per Ely saranno più chiari dopo il controllo clinico e radiografico programmato fra sei settimane. A Niang, operato ad agosto per un infortunio praticamente identico, sono serviti tre mesi per tornare in campo.

«L’Empoli è la vera sorpresa della stagione, nelle ultime 10 partite ho perso solo con Juve e Inter. Anche il Milan però sta bene: servirà cinismo, generosità e voglia di vincere, tutte qualità che abbiamo messo in campo con la Fiorentina – le parole di Sinisa Mihajlovic – Noi abbiamo passato una settimana delicata e adesso ci aspetta un’altra settimana delicata: come diceva Edoardo “gli esami non finiscono mai”. Quando però c’è serenità e fiducia, si lavora anche meglio. Se noi avessimo vinto più partite in passato, non ci sarebbero state polemiche. Se si fa bene, al contrario, si chiude la bocca a tutti. Se giochiamo come fatto con la Fiorentina, possiamo toglierci grandi soddisfazioni: dipende solo da noi. Chi l’ha detto che non potrei essere io l’allenatore anche l’anno prossimo? Io non l’ho mai messo in dubbio. Ho la coscienza pulita, lavoro tanto e vado avanti a testa alta».

Il ritornello pubblico accomuna tutti – dirigenza, allenatore e giocatori – ed è un grande classico, anche se un po’ stucchevole: «Pensiamo partita per partita». D’accordo, ci sta. Ma è anche verosimile pensare che Mihajlovic, magari in ore super notturne, quando nessuno lo sente, o in un angolino di Milanello, dove nessuno lo vede, ogni tanto cada nella tentazione di premere il tasto
on sulla calcolatrice per capire che cosa potrebbe succedere da qui a maggio. Non tanto per compilare una mega tabella di diciotto partite, ma per immaginare tutti i possibili scenari.

D’altra parte pochi giorni fa l’hanno fatto anche ad Arcore: Silvio, Barbara, Galliani e gli stati maggiori di Fininvest hanno steso un piano di sostenibilità finanziaria, poi consegnato all’Uefa, che cambiava a seconda del piazzamento finale del Milan in campionato.

MISSIONE POSSIBILE? Sebbene la missione prioritaria fosse il ritorno in Champions, pare che la versione ritenuta più plausibile sia stata quella che prevede il quinto posto, che oggi passerà da Empoli, gara ad alto coefficiente di difficoltà. E allora proviamo a vedere com’è messo il Milan partendo dai 32 punti conquistati in 20 partite. Se andiamo a guardare chi è arrivato quinto in questo decennio, scopriamo che tre volte su cinque alla 20a giornata era messo come il Milan, se non peggio: due anni fa l’Inter chiuse a 60 ed era a 32; la stagione precedente l’Udinese chiuse a
66 ed era a 30; e nel 2011-12 il Napoli chiuse a 61 ed era addirittura a 29. Insomma, la missione (di riserva) è assolutamente alla portata. Più complicata quella con vista sul terzo posto. Ma forse,
come raccontava l’altro giorno Abate, non del tutto impossibile.

Sempre con riferimento a questo decennio, per imboccare la strada giusta basta guardare in casa propria: tre anni fa, con una grande rimonta, i 31 punti del Milan dopo 20 partite (quindi
uno in meno degli attuali) diventarono 72 all’ultima giornata, che portò in dote i playoff di Champions.

OBIETTIVO Ciò significa che accelerando un po’, ci si potrebbe davvero provare. In questo contesto diventa basilare quella media punti di cui Mihajlovic parla spesso. Anche ieri ha posto
come obiettivo i 2 punti a gara. La realtà dice che il Milan viaggia a 1,6, cresciuti a 1,77 dal disastro col Napoli in poi, ovvero dalla partita che Miha considera lo spartiacque fra il bene e il male della stagione rossonera. Se da oggi in poi si viaggiasse a 2 punti a partita, il Milan chiuderebbe a 70: e forse potrebbe anche bastare. Non resta allora che mettere mano, in fretta, a ciò che non va. Cose
come la mancanza di continuità o la vena realizzativa non mirabolante. E sfruttare invece al meglio la potenzialità (devastante) dell’attacco. Bacca è l’emblema del
killer: quando segna lui, se proprio va male il Milan pareggia. Rapporto goltiri nello specchio da urlo. E attenzione alla grande voglia e alla vena di follia di Boateng e Balotelli,
rientrati a Milanello con lo stesso obiettivo: dimostrare di essere ancora giocatori veri. Da non sottovalutare nemmeno Luiz Adriano, che ha appena vissuto un’avventura buona per
Candid Camera, e che comunque in questi mesi ha già dimostrato di essere molto prezioso. Per rincorrere il terzo posto non ci si può permettere di dimenticare nessuno.

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Scritto da Magazine Donna il 23/01/2016 20:47

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