Troppi eventi climatici estremi: Ecco cosa sta succedendo

Un nuovo stile di vita per tutti. È questa la sola risposta possibile di ciascuno di noi agli anomali cambiamenti climatici, dovuti al riscaldamento globale, che la strana estate in corso sta evidenziando con una chiarezza senza precedenti. In Italia affrontiamo settimane di calore da record, ma anche nubifragi catastrofici come a Firenze e frane improvvise come a San Vito di Cadore. Nel mondo assistiamo a temperature mai toccate, come i 50 gradi in Iran (pari a 73 percepiti!), e ai continui incendi della California, ma anche alle terribili alluvioni della Birmania e alle gigantesche onde marine del Galles. Di fronte a questi scenari non sono solo le organizzazioni ecologiste a sostenere che il comportamento del cittadino medio deve cambiare subito. Lo affermano anche le massime autorità del nostro pianeta.

“L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere il riscaldamento globale”, scrive Papa Francesco nella recente enciclica Laudato sì. “Vari comportamenti hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili e così via”, continua il Pontefice, che condanna inoltre “il crescente aumento dell’uso e dell’intensità dei condizionatori d’aria, un comportamento che a volte sembra suicida”.

«Siamo la prima generazione a sentire l’impatto del cambiamento climatico e l’ultima che può fare qualcosa», ha proclamato Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, presentando il Clean Power Plan, un piano dove il governo del suo Paese si impegna a ridurre del 32 per cento le emissioni di carbonio nell’atmosfera entro il 2030. Una data in cui, secondo le previsioni scientifiche prevalenti, se non si corre ai ripari la quantità dell’anidride carbonica intorno alla Terra raddoppierà, aumentando l’effetto serra e quindi innalzando la temperatura media sul pianeta di un grado. Di questo passo nel 2100 l’aumento sarà di 3,5 gradi con conseguenze molto serie: scioglimento dei ghiacciai e innalzamento dei mari, desertificazione di alcune aree e aumentata fertilità di altre congravi ripercussioni sull’economia, incremento delle malattie cardiovascolari e respiratorie dovute al maggior calore. Per quella data molti territori rischiano di scomparire, invasi dal mare: secondo una ricerca della Columbia University di New York, circa l’8 per cento della superficie italiana verrebbe sommersa, dalla Laguna Veneta al delta del Po, dall’Agro Pontino al Salento e alla piana di Catania.

L’ente internazionale che fornisce dati in materia e vigila sulla situazione è il Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), istituito nel 1988 dalle Nazioni Unite e vincitore del Nobel per la pace nel 2007. Suo rappresentante italiano per anni è stato il climatologo Sergio Castellari, che ora fa parte dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea). È lui a spiegare: «Il riscaldamento globale sta provocando già eventi estremi, sbalzi di clima e fenomeni atipici. In Italia aumentano le ondate di calore e l’intensità delle precipitazioni. Nell’ultimo secolo la temperatura media si è alzata di oltre un grado. Le conseguenze su un territorio come il nostro, mal gestito dalle autorità, sono importanti».

La causa principale del problema è l’attività dell’uomo. «Tutti gli studi sono concordi al riguardo», dice Castellari. «Le osservazioni della climatologia non mirano a creare panico, ma a indurre un sano atteggiamento di ottimismo attivo. Sta a noi agire presto e bene per contenere le emissioni di gas serra, tramite un uso maggiore delle energie rinnovabili».
Abbiamo un precedente virtuoso. Negli anni Ottanta destò molto allarme il buco nell’ozono, ossia le falle provocate dai clorofluorocarburi industriali nello strato dell’atmosfera che protegge la Terra dalle radiazioni solari nocive. Poi, nel 1990, le maggiori potenze hanno smesso di produrli e oggi il problema è sotto controllo. «Speriamo che la prossima Conferenza sul clima a Parigi in dicembre possa portare a un’analoga riduzione dei gas serra», auspica Sergio Castellari.

Intanto le associazioni ecologiste sottolineano la necessità di agire individualmente. Greenpeace ha realizzato l’opuscolo Come salvare il clima, fitto di precetti per fermare il riscaldamento globale. Si raccomanda di usare il trasporto pubblico e la bici (o auto piccole e a basso consumo), di limitare i voli aerei, di mangiare carne con moderazione perché la zootecnia provoca forti emissioni di
gas serra. Altri comportamenti virtuosi che diminuiscono l’inquinamento sono l’utilizzo di elettrodomestici e lampadine a maggior risparmio energetico, il distacco di Tv e computer dalla presa elettrica una volta spenti, l’impiego di meno acqua possibile in cucina e in bagno, il lavaggio del bucato a basse temperature e senza asciugatrice, il riscaldamento intelligente della casa e altri piccoli accorgimenti. Viene lodato il turismo locale, che evita i lunghi spostamenti inquinanti. «All’inizio sembrano rinunce importanti, ma molta gente le ha adottate e si è abituata», dice Andrea Purgatori, presidente di Greenpeace Italia, «come è avvenuto per la raccolta differenziata. Comunque non c’è scelta. Di fronte a un’estate strana come questa, tutti si rendono conto che bisogna cambiare qualcosa».

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Scritto da Magazine Donna il 18/08/2015 20:56

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