Troppi stranieri a scuola Salvini: serve un tetto

«Serve un tetto per gli alunni stranieri»: è l’ultima proposta di Matteo Salvini, dopo la notizia che a Brescia un paio di classi di prima elementare non avranno studenti italiani. Succede alla scuola «Manzoni», dove alcune maestre non nascondono la preoccupazione: «Alcuni non parlano la nostra lingua». E il leader del Carroccio sibila: «Questa non è integrazione». Poi aggiunge: «Se ci sono delle scuole ghetto dove i genitori dei bimbi italiani scappano, è perché lo Stato deve garantire l’inserimento di alcuni bimbi immigrati tra i bambini italiani». Ieri il capo leghista ha anche criticato la riforma scolastica dell’esecutivo renziano. Ma in pochi, nelle ultime ore, hanno schivato l’ira dell’europarlamentare che -nell’ordine – si augura che «gli albergatori che ospitano clandestini falliscano», annuncia che i sindaci lumbard «lasceranno l’Anci che fa il gioco del Pd» e questa mattina sarà davanti al ministero dell’Economia per un presidio contro la legge Fornero. Intanto, c’è attesa per il prossimo contatto con Silvio Berlusconi, di cui si scrive da settimane ma che anche ieri non s’è concretizzato. «Abbiamo perso il derby, non voglio parlare con nessuno» ha detto il leader del Carroccio – scherzando ma non troppo – a chi gli chiedeva lumi.

Sul tavolo restano i botta e risposta con alcuni colonnelli azzurri. Oltre a Renato Brunetta che continua a criticare la deriva lepenista dei lumbard, c’è un Giovanni Toti che formula dieci domande al Carroccio per valutare una base programmatica comune. Ma i quesiti sono assist per via Bellerio, visto che chiede – tra le altre cose – se c’è accordo sulla Flat Tax, su riforme più incisive e sulla critica alle politiche di Bruxells. Impossibile, per la Lega, dire di no. Poi ecco Paolo Romani: sapendo che Salvini vuole Forza Italia al suo fianco, quando manifesterà a novembre contro il governo, apre: «Basta non  bloccare l’Italia…». In effetti, da via Bellerio avevano dipinto i prossimi 6,7 e 8 novembre come l’occasione per paralizzare il Paese. Una formula che a molti è sembrato uno slogan stile Cgil e che Salvini ha corretto, tanto che ora parla di «spallata a Renzi». E l’8 terrà un comizio a Bologna, con l’obiettivo di trascinare in piazza tutta l’opposizione.

A Porta a porta, il capo lumbard taglia corto: «Cosa vuole fare Forza Italia? Se vuole costruire una vera alternativa» a Renzi «le mie porte sono spalancate». Però, aggiunge, «non si può stare un giorno con Renzi e uno con la Lega. Basta parlare di legge elettorale e di riforme, parliamo di studi di settore, smontiamo l’Europa e rimontiamola». Poi lancia la sfida a Renzi: «Confrontiamoci almeno una volta. Anche solo dieci minuti, tra una finale e l’altra…».

Ma i toni di Salvini non piacciono ad alcuni esponenti di Forza Italia. Salta su Osvaldo Napoli: «Mi chiedo dove Salvini vada a pescare parole così poco cortesi nei confronti di chi dovrebbe essere alleato», ma «in politica soltanto l’elettore ha il potere di aprire o chiudere le porte assegnando o ritirando il suo consenso a un partito».

Da Milano, rimbalza pure un messaggio di Maurizio Lupi (Ncd). Nell’annunciare che non si candiderà sindaco di Milano, l’ex ministro auspica la ricomposizione del centrodestra. Roberto Maroni ne approfitta subito: bene, il partito di Angelino Alfano «blocchi le riforme di Renzi». Se non lo farà, aggiunge il presidente lombardo, «non ha senso continuare l’alleanza nella Regione».

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Scritto da Magazine Donna il 15/09/2015 5:35

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