Tsipras sacrifica il partito per dire sì al piano Ue

Sono tornate le molotov. Come un triste rituale anche la votazione del terzo memorandum si è svolta mentre in piazza, gli antagonisti si scontravano contro le forze dell’ordine. Nel 2010 e nel 2012 le violenze durarono giorni. In quelle piazze c’erano anche tanti dirigenti, e degli ora deputati, di Syriza. Il governo di Alexis Tsipras ha tentato di cambiare il rapporto con gli arrabbiati. Una delle prime decisioni dell’es ecutivo fu quella di rimuovere le transenne davanti al Parlamento. Un segno di apertura che, assieme a tante rassicurazioni e a una fitta rete di contatti, aveva addormentato le parti più estreme dell’antagonismo. Lacrimogeni e auto in fiamme sono il simbolo delle promesse mancate e del fallimento di questo governo.

INTANTO DENTRO il palazzo si consumava la spaccatura di Syriza e la fine del primo esperimento di un governo di estrema sinistra dell’Unione europea. Ma caduto un governo se ne fa un altro e non è sempre necessario cambiare primo ministro. Quello di questa notte non è stato solo un voto per approvare il memorandum. Nelle ore che lo hanno anticipato, si è trasformato in un referendum su Tsipras. E il premier lo ha vinto. Mentre andiamo in stampa la votazione non è ancora finita, ma le dichiarazioni dei partiti non lasciano spazio a dubbi. Il Parlamento ellenico accetta le riforme chieste dall’Europa. E lo fa con una maggioranza trasversale composta da una parte di Syriza, i conservatori di Nea Democratia e Anel, i socialisti di Pasok e i liberali di To Potami. Per tutta la giornata di ieri hanno incrociato le braccia i dipendenti pubblici. A mezzogiorno il corteo è arrivato a Syntagma. Una delegazione è si è spinta fin sotto il ministero dell’economia. “Ci tagliano salari e pensioni, le politiche di questo governo sono le stesse del precedente”, Hektor scandisce al megafono slogan contro il capitalismo e l’austerità. Lo allontana dalla bocca solo per rispondere ai cronisti: “I lavoratori del pubblico e del privato si devono unire, dobbiamo ribaltare questi tavoli dove si siedono solo burocrati. Non fanno altro che ricattarci e toglierci diritti”. Nel piano imposto dai creditori non ci saranno solo tagli e riforme, ma anche la cancellazione delle, poche, azioni fatte dal governo Tsipras. I 9mila dipendenti pubblici: uscieri, donne delle pulizie e i 2300 dipendenti della tv pubblica, che erano stati riassunti a inizio maggio, verranno riaccompagnati alla porta.

SCIOLTO IL CORTEO dei dipendenti pubblici la protesta si è accesa nelle stanze parlamentari. Per ore Tsipras ha parlato ai 149 deputati di Syriza. La scissione era annunciata, ma i numeri non saranno chiari fino al voto. Durante la giornata di ieri sono state rese note anche le dimissioni della vice ministra Nadia Valavani, braccio destro di Varoufakis, prima, e di Tsakalotos poi. Valavani aveva comunicato la decisione al governo già tre giorni fa, ma la notizia era rimasta riservata. Poi è stato il turno di Manos Manousakis, segretario generale del ministero dell’Economia. Ma il colpo più forte arriva dal Comitato centrale di Syriza: 109 firme, su 201 membri, a calce di un documento che sconfessa la scelta di Tsi-pras di far approvare le riforme in Parlamento. “Chiunque ha una (soluzione) alternativa dovrebbe dirmela”, ha risposto piccato parlando ai suoi deputati, per poi rilanciare “votate il piano o me ne vado”.

“È una questione matematica molto semplice, addizioni e sottrazioni – spiega Antigoni Liberaki, capogruppo dei deputati di To Potami, poco prima delle votazioni – se la maggioranza (che parte da 162) arriva a 120, compreso Anel, il rimpasto non è affar nostro, se scende sotto questo limite dobbiamo immaginare un esecutivo che includa anche noi”. La minoranza di Syriza, guidata dal ministro Panagiotos La-fazanis, può comprendere fino a 40 deputati e ci possono essere altre defezioni, come quella della presidente del Parlamento Zoì Kostantapou-lou, che ieri in segno di protesta non si è seduta sullo scranno più alto dell’emiciclo.

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Scritto da Magazine Donna il 16/07/2015 6:37

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