Tsipras si umilia per avere il maxi-prestito

La linea di fondo è l’austerità: dall’abolizione della contrattazione collettiva alla reintroduzione dei licenziamenti di massa. La stretta sulle pensioni e il fisco, con l’Iva più alta in alcuni settori, specie nel turismo. Ed ente di statistica finalmente indipendente. Poi la condizione più severa di tutte: creare un fondo dove confluiranno asset pubblici da vendere 0 monetizzare, per arrivare a un salvadanaio da 50 miliardi di euro, da cui attingere per pagare il debito Esm (European stability mechanism), il meccanismo di stabilità dell’Unione europea che verrà attivato con l’obiettivo di mantenere la Grecia nell’area euro. In pratica i creditori prestano aiuti, ma allo stesso tempo chiedono una pesantissima ipoteca in beni dello Stato.

Dunque la Grexit sembra evitata, per ora. Tuttavia, l’accordo raggiunto ieri dal premier ellenico Alexis Tsipras con l’Unione europea (Germania in testa), volto a ottenere 82-86 miliardi di euro di aiuti, è assai doloroso per Atene. Peraltro, l’accordo sulla «road map» per arrivare all’apertura dei negoziati con il fondo salva-Stati Esm per il terzo salvataggio è solo una tappa transitoria, che non risolve il problema delle necessità finanziarie di Atene nell’immediato. L’Eurogruppo infatti sta lavorando a un prestito ponte per consentire alla Grecia di pagare i debiti con il Fmi e Bce di luglio e agosto, cioè 12 miliardi di euro. Si andrà avanti con un nuovo negoziato, a partire da oggi con la riunione all’Eco-fin, organismo che riunisce i ministri delle Finanze dell’Unione europea.

Liquidità temporanea Bce. Nel frattempo, la Banca centrale europea tiene aperti

1 rubinetti del credito di emergenza, ma nonostante l’ok al nuovo piano ha deciso comunque di non aumentare il volume di liquidità immessa sul mercato. I greci speravano in un cuscinetto extra per far rifiatare le banche nazionali (che resteranno chiuse per altri due giorni), ma a Francoforte sono rimasti fermi sulla loro linea d’azione, in attesa probabilmente divedere i primi veri passi di Atene sulla strada delle riforme promesse.

La parola ora spetta al Parlamento di Atene, che secondo il cancelliere tedesco, Angela Merkel, deve approvare «tutte le condizioni» previste dal patto firmato ieri. Merkel ha inoltre sottolineato che solo quando arriverà il via libera di Atene, il Bundestag si riunirà per approvare il piano di aiuti e che comunque non chiederà al Parlamento un voto di fiducia sul debito ellenico.

I contenuti. Cosa c’è scritto nell’accordo? È previsto che entro il 15 luglio venga approvata la riforma dell’Iva e delle pensioni, oltre all’indipendenza dell’istituto di statistica Elstat; è previsto inoltre un fondo di garanzia da 50 miliardi e il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale a partire dal marzo 2016. La Grecia potrà contare su un prestito ponte da 7 miliardi entro il 20 luglio e uno da altri 5 entro metà agosto, ma – come già accennato -dovranno essere trasferiti asset per un totale di 50 miliardi a un fondo indipendente che monetizzerà il malloppo con privatizzazioni: la «valorizzazione» che sarà una fonte del rimborso programmato del nuovo prestito Esm. Il fondo, come richiesto da Atene, sarà basato in Grecia e gestito dalle autorità greche con la supervisione delle istituzioni. Berlino voleva che il fondo avesse sede in Lussemburgo, ma Francia e Italia si sono opposte: «Sarebbe stata un’umiliazione» secondo il premier Matteo Renzi. Quanto al debito greco, se il programma sarà rispettato, Atene potrebbe ottenere un alleggerimento con scadenze più lunghe. Ma – ha ammonito Merkel – il taglio del valore nominale del debito chiesto da Tsiprasnon èpossibile. La manovra potrebbe comunque portare a risparmi effettivi, per il bilancio pubblico di Atene, di circa 30 miliardi.

Le tappe. Ma il percorso che porta al via libera finale e a scongiurare lo sgretolamento dell’eurozona è minato, con tempi serratissimi sia in Grecia sia in Europa. Entro domani il Parlamento ellenico deve approvare il pacchetto di riforme concordato e poi creare il Fiscal council previsto dal Fiscal compact Ue per controllare i bilanci. Entro il 22 luglio devono poi passare anche l’adozione del Codice di procedura Civile e la direttiva di risoluzione delle crisi bancarie che vieta l’intervento degli Stati nelle banche.

Tra domani sera o più probabilmente giovedì mattina, un Eurogruppo verosimilmente in teleconferenza valuterà se Atene ha adottato le misure richieste a tempo di record. Da questo dipende il via libera all’avvio dei negoziati per definire il programma Esm. Cruciale riunione del board della Bce, poi, giovedì mattina che, anche sulla base della valutazione del-l’Eurogruppo, dovrà decidere se mantenere e aumentare la liquidità di emergenza alle banche greche che sono al collasso. Atene spera.

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Scritto da Magazine Donna il 14/07/2015 6:09

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