Tsipras verso il modello Renzi: larghe intese gradite a Berlino

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, non ha mai nascosto l’antipatia per il governo di Alexis Tsipras: di sinistra, populista e promotore di campagne anti austerità. Potrebbe, però, cambiare idea, se il primo ministro greco abbandonasse la parte più radicale di Syriza e costruisse una Große Koalition. Il modello c’è già: il Pd di Matteo Renzi. E se si aggiungesse la possibilità di elezioni tra pochi mesi con la sinistra radicale spezzettata e relegata all’opposizione con un governo pronto a implementare il memorandum? Merkel potrebbe prendere una sbandata per il giovane Alexis.

Quando, venerdì scorso, Tsipras ha scelto di far votare il parlamento sulla proposta di accordo da portare a Bruxelles, 17 deputati del suo partito, sui 149 che rappresentano Syriza, si sono ribellati. Al secondo voto, avvenuto merco-ledi sera, i dissidenti sono diventati 39. Tutto fa presagire che la settimana prossima, quanto il parlamento dovrà votare un nuovo pacchetto di misure imposte dai creditori, altri abbandoneranno la nave. Questo non impedirà al primo ministro di andare dritto sulla strade delle riforme. Tsipras andando a negoziare con i creditori non aveva un “piano B”, ma ha pronta un’altra maggioranza. O forse più di una.

MERCOLEDÌ serahannovotato Sì, come chiesto dal primo ministro, i 13 parlamentari di Anel, alleati di governo, i liberali di To Potami (17 voti), i 13 deputati del Pasok e i 76 eletti di Nea Dimokratia, il principale partito d’opposizione. Facendo due conti: 149 seggi di Syriza meno 39 dissidenti, parziale 110, a cui si aggiungono i 43 di Anel, To Potami e Pasok, totale 153. La maggioranza è fissata a 151. Certo c’è poco margine, soprattutto in vista di nuove defezioni nelle file di Syriza. Ma Tsi-pras potrebbe chiedere l’appoggio esterno, sulle riforme necessarie per raggiungere l’a c co r d o con i creditori, al partito di centro destra Nea Democratia. I conservatori vivono un momento di difficoltà, l’ex primo ministro Antonis Samaras si è dimesso dalla carica di presidente del partito dopo la vittoria del No al referendum. Lo spauracchio delle elezioni anticipate è già stato sventolato più volte. L’ultimo a parlame è stato Nikos Voutsi, ministro degli interni, al governo in quota Tsipras: “Se non sarà settembre, sarà nel mese di ottobre” ha detto ieri parlando a una radio greca.

SEMPRE nel pomeriggio di ieri, il premier ha incontrato i suoi ministri. Tra questi anche Panagio-tos Lafazanis, ministro dell’Energia e referente per i contatti russi della Grecia, che già da una settimana è in netta contrapposizione con Tsipras. Ci si aspettava che il primo ministro annunciasse un rimpasto di governo. “Non ancora, non oggi”, hanno riferito fonti parlamentari. L’i m-passe di governo è dovuta alla situazione interna al partito di maggioranza. Syriza si è spaccato in due, o più, parti. Il comitato centrale si è già espresso con una lettera in cui 109, su 201, membri sconfessano la linea del premier. Anche la segreteria politica ha espresso molte riluttanze. Entro questo mese ci dovrebbe essere una riunione del comitato che potrebbe anche mettere fuori Tsipras, lasciando il primo ministro senza un partito, ma con una maggioranza per governare. Infatti per i parlamentari eletti gli equilibri sono ben diversi. La maggioranza interna al partito, poco più di 100 deputati, rimane con il leader, mentre la minoranza è ancora alla ricerca di una guida. Si contano tra i 40 e i 50 dissidenti, buona parte dei quali legati alla Piattaforma di Sinistra di Panagiotos Lafazanis. Tra le minoranze nella minoranza ci sono: i quattro deputati maoisti del Koe e qualche indipendente: come la presidente del Parlamento Zoì Kostanto-poulou e l’ex ministro Yannis Va-roufakis.

LA FORZA di Tsipras era stata quella di unire le varie anime della sinistra in un progetto di governo. E contro questa coalizione, con la paura di un contagio in altri paesi del sud europa, si sono espresse da tempo le istituzioni europee. Se Tsipras avesse scelto come sponda il centro, invece che la sinistra radicale, probabilmen te il suo governo non sarebbe stato così osteggiato dai creditori. Avrebbe ottenuto forse gli stessi risultati, ma senza le umiliazioni subite, come il congelamento dei fondi Ela che ha portato al bank holiday più lungo dai tempi della guerra. Nei negoziati della settimana scorsa Angela Merkel e Wolfgang Shauble, ministro delle Finanze tedesco, sono stati dipinti più volte come il poliziotto buono e quello cattivo. Forse T-sipras si è lasciato tentare o forse ha deciso di obbedire, ma dopo la notte di domenica il premier greco sembra sempre più vicino alla Germania e sempre meno alle richieste del suo partito.

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Scritto da Magazine Donna il 17/07/2015 6:25

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