Tsipras vuol farla pagare ai risparmiatori italiani

«Tsipras e Varoufakis sono due pericolosissimi dilettanti che giocano col futuro dei greci ma anche con le tasche di migliaia di famiglie italiane». Alberto Brambilla, professore ed esperto di sistemi previdenziali, non nasconde di essere schierato con il fronte dei «sì» nel referendum di oggi – «anche se è ovvio che è nella totale libertà del popolo greco decidere se voler stare nell’euro oppure no» – e di essere preoccupato per le ricette economiche che il governo targato Syriza sta mettendo in cantiere. Una delle ultime pensate, annunciate in uno dei sempre più frequenti passaggi televisivi dal premier ellenico, sarebbe quella di tagliare del 30% il debito della Grecia (l’operazione si chiama tecnicamente si chiama “haircut”) e chiedere un periodo di garanzia ventennale ai creditori.

A chi – famiglie, piccoli risparmiatori, aderenti a fondi pensione privati – deteneva titoli di Stato di Atene nel 2012 sarà tornata in mente la botta del 70-80% subita all’epoca del primo haircut, deciso la notte tra il 21 e il 22 febbraio, e che costò 100 miliardi solo agli investitori privati (le banche furono vergognosamente tutelate): in soldoni, per ogni 100 punti di valore del bond ne vennero rimborsati solo 26. Un salasso. «Che rischia di ripetersi se dovesse passare la linea scellerata di Tsipras e del suo ministro dell’economia lui sì un vero terrorista, altro che i creditori» rincara Brambilla.

Per dovere di cronaca va precisato che do-poil 2012 sgr e fondi di investimento non hanno più proposto titoli di Stato ellenici. Ma in mano ai risparmiatori di casa nostra sono rimasti circa 3-4miliardi di euro di titoli greci, «i numeri sono quelli, nel 2012 erano circa 8 miliardi», che rischiano la “tosatura” per mano della coppia di «dilettanti allo sbaraglio» come li definisce Brambilla: «Perché l’idea di risolvere il problema della montagna di debito greco agendo con le cesoie sull’ammontare (quasi 350 miliardi di euro, ndr), senza agire in parallelo sulla leva degli interessi è segno di profonda ignoranza economica». Con un debito ridotto di qualche decina di miliardi, ma interessi al 18% Atene non potrà mai pensare di restituire il dovuto – è il ragionamento dell’economista. «Bce, Fmi, Banca mondiale eun pool di grandi Paesi, quelli più esposti, quindi Germania e Italia anche – prosegue Brambilla – accettino di applicare un tasso di interesse molto basso, poniamo 1% o 1,5% al massimo: i tempi per la restituzione del debito si allungherebbero, è evidente, ma Atene potrebbe garantire quasi certamente di saldare il dovuto».

Con una condizione però: «Servono delle riforme vere, quelle che Tsipras non ha nemmeno accennato, ovvero riduzione dei costi dello Stato, snellimento del personale pubblico, innalzamento dell’età pensionabile: a queste condizioni è ipotizzabile che lo Stato abbia quei4-5 miliardi l’anno per ripagare lo stock di debito». Invece di operare in questa direzione, però, il governo dei nuovi idoli di della sinistra vendoliana e dei grillini, ha agito applicando una ricetta trita: assunzioni in blocco di dipendenti pubblici (gli ultimi, oltre mille bidelli e 230 dipendenti della metropo-litata, casualmente nei giorni roventi della campagna elettorale per il voto di oggi).

Ma nonostante questo anche in vasti settori del centrodestra italiano crescono i sostenitori del leader di Syryza. Dal capogruppo Fi Brunetta alla Meloni di FdI, fino al leader della Lega Nord Matteo Salvini, che ieri su queste pagine ha sostenuto che pur di combattere lo strapotere di Bruxelles val la pena di sostenere il «no» al referendum, «anche se ci costerebbe 50 miliardi». Per Brambilla si tratta di un atteggiamento «davvero poco responsabile, perché ormai è noto a tutti che come l’Italia e la Germania hanno abbellito, diciamo così, i pro-pribilanci per entrare nell’euro, la Grecia li ha proprio taroccati. Il debito al 177% del Pil se lo sono creati loro, lo hanno già ristrutturato una volta, ora – anche se è doloroso – se lo devono pagare. A dicembre sono stato ad Atene, c’era un clima di moderato ottimismo, si vedeva il Pil in debole ma reale ripresa (le stime erano al 2,5%). Poi è arrivato Tsipras e tutto è precipita-to.Non possono dare la colpa all’Europa anche di questo».

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Scritto da Magazine Donna il 05/07/2015 7:15

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