Turchia, ucciso il capo degli avvocati curdi. Erdogan: “Giusta nostra guerra al terrorismo”

Tahir Elci, 49 anni, capo dell’associazione degli avvocati di Diyarbakir, nel sud-est a maggioranza curda della Turchia, è stato ucciso in una sparatoria a Diyarbakir al termine di un incontro pubblico nel quartiere storico di Sur. Anche due poliziotti sono rimasti ucciso nell’attacco, mentre altri due agenti e diversi giornalisti sono rimasti feriti. Elci era un personaggio molto noto, in prima fila nella difesa dei diritti, spesso ospite di dibattiti televisivi su reti nazionali e molto stimato nell’area dei movimenti di opposizione. La comunità curda a distanza di poche ore dall’agguato è scesa in piazza: a Istanbul ci sono stati scontri tra i manifestanti e la polizia che ha usato lacrimogeni e idranti per disperdere la folla. Stesse scene a Diyarbakir, mentre ci sono state manifestazioni anche ad Ankara e nella città portuale di Izmir.

L’agguato è avvenuto vicino a una moschea nel distretto di Sur, nella città curda di Diyarbakir, capoluogo dell’omonima provincia. Elci, che era presidente del locale ordine degli avvocati, si trovava lì assieme a una quarantina di attivisti per leggere un comunicato sui danni causati ad alcuni luoghi simbolo di Sur nei giorni scorsi dagli scontri tra manifestanti filocurdi e polizia. Un appello rivolto a tutti per il rispetto dei luoghi sacri della città. Molti giornalisti e videoreporter erano lì per registrare la dichiarazione del comitato presieduto da Elci. Ed è proprio dai loro video che si è cercato di riscostruire l’agguato.

Il primo video – Nel prima filmato si vede l’avvocato rivolto nella direzione da cui provengono gli spari, la stessa verso la quale gli agenti puntano le loro armi. Poi si intravvede un’ombra nera che passa di corsa e le armi degli agenti che cambiano direzione e sparano addosso a quello che sembrerebbe uno degli assalitori (e che pare restare incredibilmente illeso) nella sua corsa verso il luogo dove prima era stato inquadrato l’avvocato. Poco dopo si sente una nuova scarica di colpi, più lontana. Qualche attimo dopo si intravvede sul terreno il corpo di Tahir Elci, ucciso da un proiettile che lo ha colpito all’occhio sinistro.
Avvocato curdo ucciso, nel video della sparatoria il presunto killer in azione

Il secondo video – In serata viene postato sul web un secondo video della stessa scena girato però frontalmente. Mostra due uomini vestiti di scuro e armati di pistola che vengono di corsa verso gli agenti: il primo viene fatto passare; sul secondo (che poi è l’ombra scura del primo video) i poliziotti in borghese aprono il fuoco da distanza anche ravvicinatissima: l’uomo perde la pistola, ma passa oltre correndo, apparentemente illeso, inseguito dagli altri colpi di pistola sparati dagli agenti. Poi, come nel primo video, scompare dalla ripresa. La dinamica resta dunque oscura, come oscura resta l’identità dei due uomini in nero ripresi nei filmati.
Turchia, ucciso leader avvocati curdi: la sparatoria in un nuovo video

L’uccisione di Tahir Elci aggiunge benzina sul fuoco di una situazione interna sempre più difficile per la stampa libera e i movimenti per i diritti umani in Turchia. Elci era diventato un caso nazionale dopo che, il 14 ottobre, aveva rilasciato una dichiarazione alla Cnn turca nella quale aveva sostenuto che il Pkk “è un movimento politico che ha importanti domande politiche e che gode di vasto supporto, anche se alcune sue azioni sono di natura terroristica”. Per questa dichiarazione il legale è stato prima arrestato il 19 ottobre a Diyarbakir e quindi rinviato a giudizio con l’accusa di propaganda di organizzazione terroristica. La procura di Istanbul aveva chiesto per lui la condanna a 7 anni e mezzo. Uscendo dal carcere su cauzione, Elci aveva ribadito le sue opinioni: “Confermo le mie parole e ritengo siano vere. Le parole che ho detto non possono costituire un reato”.

Nel momento in cui Erdogan ha fatto della lotta al Pkk un obiettivo primario anche per distogliere l’attenzione da altre crisi interne, le parole di Elci ne avevano fatto una sorta di simbolo per tutta quella parte della nazione curda che fino a pochi mesi fa sperava in un accordo che portasse alla fine di una guerra civile che dura da trent’anni. Ankara, dunque, oggi si è affrettata a indirizzare le indagini in una direzione precisa. Ha iniziato l’agenzia di stampa ufficiale Anadolu, affermando che la responsabilità degli omicidi è dei ribelli curdi del Partito dei lavoratori kurdistan, Pkk. Senza citare la sigla, il presidente Erdogan ha detto poco più tardi che “questo incidente mostra quanto sia nel giusto la Turchia nella sua determinazione di combattere il terrorismo”. “Questo è un attacco all’unità della nostra nazione”, ha aggiunto il ministro della Giustizia, Bekir Bozdagi.

La rabbia delle piazze curde è esplosa poche ore dopo. Il partito filocurdo Hdp ha definito l’omicidio di Tahir Elci un “assassinio premeditato” e ha invitato la gente a protestare, ricordando come Elci fosse nel mirino del partito di governo Akp e dei suoi media. “Nel posto vuoto lasciato da Tahir Elci, migliaia di Tahir Elci proseguiranno il suo lavoro e la lotta per la legge la giustizia”. Hdp ha lanciato un appello alla società civile perché “faccia sentire la sua voce”. Il presidente nazionale dell’ordine degli avvocati, Metin Feyzioglu, ha invitato tutti i presidenti provinciali a recarsi a Diyarbakir per ricordare il collega.

Mentre il premier Ahmet Davutoglu continuava a ripetere che non era chiaro se Elci fosse il bersaglio dell’agguato o se fosse rimasto vittima del fuoco incrociato tra polizia e sconosciuti assalitori, a Istanbul migliaia di persone sono scese in strada su viale Istiklal, inneggiando ad Elci e mostrando cartelli con il suo volto. Le forze antisommossa sono intervenute con idranti e lacrimogeni per disperdere la protesta. Stesse scene a Diyarbakir con incidenti con le forze di polizia mentre la folla gridava “spalla a spalla contro il fascismo” e “Tahir Elci è immortale”.

Gli scontri tra le forze di sicurezza turche e i ribelli curdi del Pkk sono ripresi in estate dopo due anni di cessate-il-fuoco e il tramonto della trattativa per un accordo di pace condotta per anni dal carcere dal leader detenuto del Pkk, Abdullah Ocalan. La ripresa dello scontro, che in trent’anni ha causato oltre 40 mila morti, ha spinto le autorità a imporre il coprifuoco in molte città del sud-est del Paese.

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Scritto da Magazine Donna il 29/11/2015 6:42

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