Un giudice di Palermo non convalida i fermi di 5 scaflsti per omicidio

Francesco Borgonovo – Rimarranno in carcere, ma solo perché accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo il gip di Palermo, non ci sono gli estremi perché siano accusati di omicidio plurimo aggravato. Eppure Ali Rouibah, Imad Busadia, Suud Mujassabi, Ab- dullah e Shauki Essahaush erano gli scalìsti del barcone soccorso giovedì da una nave della Marina irlandese. Dalla carretta del mare che guidavano sono scese 367 persone. Il problema è che alla partenza ce n’erano sopra molte di più, per la precisione altre ventisei. Quelle mancanti all’appello sono morte durante il viaggio, e in una maniera atroce. La Procura di Palermo ha parlato di «asfissia acuta violenta». Tra i ventisei cadaveri, c’erano quelli di tre bambine, una aveva nove mesi.
Però gli scafisti, per decisione del giudice, non sono accusati di omicidio. Non sono assassini.

Anche se gli inquirenti hanno raccolto le testimonianze di chi era abordo,e dai racconti emerge un quadro terrificante. Pare che gli scafisti avessero stipato nella stiva del barcone circa duecento esseri umani, uomini e donne ammassati come bestie. Sugli ultimi, che non volevano entrare, hanno infierito con violenza, poi hanno chiuso i portelloni e non ci hanno pensato più. E hanno portato il loro carico di morte finché la carretta non è affondata. Se questi non sono assassini, che cosa sono? La Procura ricorrerà in appello, ma intanto il reato che grava su di loro è più lieve. Ecco la realtà: ci facciamo scrupoli persino con i trafficanti di uomini. E se trattiamo con iguan- ti questi esseri spregevoli, non c’è da meravigliarsi della cortesia mostrata verso un altro tipo di ospiti, certamente meno odiosi. Ma comunque indisponenti.

Stiamo parlando di quattro profughi del Ceis di Vittorio Veneto. A febbraio, avevano occupato la statale Alemagna. Avevano spostato dei cassonetti impedendo il passaggio e causando gli immaginabili disagi. Pretendevano di ricevere i documenti necessari a lasciare l’Italia. Cioè: sono arrivati come clandestini, li abbiamo soccorsi e ospitati e loro si sono infuriati perché non li mettevano in condizione di andarsene altrove (in un altro Stato europeo, mica a casa loro). L’azione fu talmente sfacciata che il sindaco di Vittorio Veneto, Roberto Tonon, pur essendo di sinistra decise che dovevano essere allontanati dalla città. Beh, per iniziativa di associazioni umanitarie come «Razzismo stop», la decisione del sindaco è finita davanti al Tar. IL quale ha stabilito che i clandestini vanno riportati al Ceis. Che sarà obbligato a fornire ai protestatari vitto e alloggio (coi soldi nostri). La loro protesta, ha deciso il tribunale, era legittima.
Quelle che abbiamo raccontato sono solo due storie accadute nello stesso giorno in Italia. Il Paese in cui gli scafisti assassini non vengono accusati di omicidio. In cui i clandestini pretendono ogni diritto e ottengono ragione da un giudice, mentre i sindaci italiani vengono denunciati se si oppongono all’accoglienza. Ecco l’Italia, terra dell’Invasione.

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Scritto da Magazine Donna il 12/08/2015 7:08

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