«Una centrale di droga e sesso» Perché è stato chiuso il Cocoricò

Tre ragazzi morti, sette ricoverati in coma, uno sottoposto a trapianto di fegato. Al Cocoricò ci si diverte così. Sballati fino a perdere i sensi, a volte addirittura la vita. Storditi da ecstasy e anfetamine mescolati ai superalcolici. Ragazzi, spesso anche minorenni, che si drogano, fumano, partecipano a spettacoli porno. Senza bisogno di andare in giro, perché tutto quello che cercano lo trovano nel locale della riviera romagnola, dove i pusher si mescolano ai clienti che spesso si trasformano poi in spacciatori.

Simbolo di eccessi
La relazione del questore di Rimini Maurizio Improta che ha disposto la chiusura della discoteca per quattro mesi, descrive nei dettagli quello che sembra un vero e proprio girone infernale. La conclusione è netta: «I fatti dimostrano in maniera ineluttabile come il Coco- ricò sia divenuto nel tempo un punto di riferimento per persone pericolose, orbitanti nell’ambiente dello spaccio e del consumo smodato — ovvero dell’abuso — di sostanze stupefacenti e psicotrope con gravi e ricorrenti ripercussioni, oltre che per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche e soprattutto per la salute e l’incolumità dei giovani frequentatori. Il locale è ormai percepito e incontestabilmente considerato negli ambienti e circuiti reali e virtuali del mondo giovanile, un simbolo degli eccessi, un luogo dove è ammissibile abbandonarsi a forme estreme e incontrollate di divertimento che portano i giovani avventori a perdere il contatto con la realtà e a non percepire più i segnali di allarme del proprio organismo».

La prima volta accade il 20 dicembre 2004. Gli operatori del 118 entrano nella discoteca e trovano un giovane privo di sensi che ha preso diverse pasticche. Provano a rianimarlo, non ci riescono. Lo trasferiscono al Pronto soccorso, ma è inutile, muore poche ore dopo senza mai riprendere conoscenza. «Decesso da metanfetamine», stabilisce l’autopsia.
Succede di nuovo il 2 gennaio 2014. Un napoletano di 32 anni viene trovato cadavere nella stanza dell’hotel Miramare di Rimini. «Le indagini dei carabinieri — è scritto nella relazione che dispone la chiusura del Co- coricò — attribuiscono il decesso ad arresto cardiocircolatorio che è risultato essere stato provocato dall’abuso di una mistura letale di alcol e droga ingerita durante la serata precedente trascorsa con gli amici al Coco- ricò».

La nuova tragedia avviene il 19 luglio scorso quando Lamberto Lucaccioni, 16 anni, sviene mentre sta ballando. Lo trasferiscono con l’ambulanza all’ospedale di Riccione ma anche per lui non c’è nulla da fare. Muore poche ore dopo. Il cuore non regge all’abuso di metanfe- tamine. L’indagine accerta che «si è procurato la sostanza stupefacente in due distinte occasioni: la prima a Città di Castello, dove abita, e la seconda al Cocoricò dallo stesso fornitore. E ciò dimostra che pur avendo a disposizione le pasticche da giorni, abbia preferito consumarla in uno “spazio emotivo” ben definito perché nella sua concezione di divertimento le serate organizzate nel locale rappresentano il luogo “perfetto” dove assumerla».

Coma e trapianti
Il 27 novembre 2011 un ragazzo finisce in coma e per salvarlo i medici gli trapiantano il fegato. Pochi mesi dopo, nell’estate del 2012, ci sono ben tre giovani trasportati in rianimazione. Altri due episodi vengono denunciati nel 2013. Evidenzia il questore: «Presso la discoteca risulta attivato, a richiesta dei gestori, un presidio di soccorso sanitario garantito dalla società “Croce Azzurra” operativo dal 2013 specialmente nel fine settimana o soltanto durante taluni eventi organizzati da mezzanotte alle 5. Il presidio, composto da un tecnico d’emergenza e un infermiere professionale, con ambulanza, interviene sia all’interno, sia all’esterno del locale. Il servizio non ha predisposto un sistema di tracciamento sulle prestazioni erogate e sulle generalità delle persone assistite, ma nel 2014 ha documentato 14 interventi che hanno richiesto il trasporto del paziente in ospedale di Riccione per abuso etilico, traumi o lesioni personali derivanti da terzi».

C’è la droga, ci sono gli alcolici venduti anche a chi ha meno di 18 anni. E poi c’è il sesso. Il 12 maggio 2014 ai gestori del Cocoricò viene notificata una diffida «per aver organizzato nella discoteca “spettacoli teatrali” contrari al buon costume cui hanno potuto assistere avventori minorenni (ammessi in sala nonostante l’espresso divieto contenuto nella licenza), realizzati mediante l’esibizione di figuranti e artisti completamente nudi, collocati a coppie ai lati di alcuni portali attraverso i quali i frequentatori erano costretti a passare per poter accedere in sala e senza poter evitare di strisciare sui loro corpi».Non succede nulla e il 12 agosto dello stesso anno scatta un nuovo provvedimento che sollecita i gestori a «interrompere gli spettacoli osceni». Anche questa volta il risultato non arriva, ma evidentemente ciò non è sufficiente per prendere misure più drastiche. Quelle che il nuovo questore ha invece ritenuto indispensabili.

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Scritto da Magazine Donna il 03/08/2015 7:14

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