Unioni civili: condannati Ma l’Italia rimanda ancora

Dobbiamo mettere nel fare la legge sulle unioni civili la stessa energia che ci mettono gli oppositori per bloccarla”. Ivan Scalfarotto, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, sabato, dopo l’annuncio di Matteo Renzi che la legge sarà varata entro l’anno si è fatto immortalare in un selfie con il premier, mentre interrompeva il digiuno pro-legge, mangiando delle fragole. “Un’apertura di credito. Adesso la Corte di Strasburgo ci sta dicendo che l’Italia viola i diritti umani e i diritti civili. Vediamo se l’impegno sarà mantenuto”.

IERI la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro Paese per la violazione dei diritti delle coppie omosessuali, sanzionandolo a risarcire tre coppie per danni morali e chiedendo che venga introdotto il riconoscimento legale per le unioni di persone dello stesso sesso. Intanto in Senato il ddl Cirinnà è ben fermo. A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono state tre coppie di omosessuali, che vivono insieme da anni rispettivamente a Trento, Milano e Lissone (Milano). Tutte e tre hanno chiesto ai loro Comuni di fare le pubblicazioni per potersi sposare ma si sono viste opporre un rifiuto. L’Italia dovrà versare a ognuno di loro 5 mila euro. Ma soprattutto il nostro Paese deve riconoscere le coppie omosessuali perché “la protezione legale disponibile attualmente a coppie dello stesso sesso non solo non garantisce i bisogni fondamentali per una coppia”, ma “non dà neanche sufficienti certezze”. La quarta sezione, presieduta dal giudice di designazione italiana, Raimondi “pur riconoscendo che la non estensione del fondamentale diritto al matrimonio rimane una scelta legittima degli Stati, afferma però come non sia più ammissibile lasciare queste coppie nel vuoto normativo”.

NEANCHE una condanna così dura è abbastanza per accelerare. Sono 30 anni che nel nostro Paese si parla di unioni civili: famiglie di fatto, coppie di fatto, Pacs, Dico e Didore. Renzi le aveva promesse già nell’assemblea nazionale del Pd di giugno 2014: “A settembre il Parlamento sarà chiamato a lavorare sulla proposta del Pd”. È passato un anno. Eppure, doveva essere una delle riforme approvate entro l’estate. Micaela Campana, responsabile Welfare Pd, si è affrettata a dire: “La Corte di Strasburgo non aggiunge nulla alla discussione, ma dà un ulteriore incentivo ad accelerare la discussione”. Il ddl Cirinnà oggi arriva in Commissione Bilancio al Senato per i pareri sulle coperture. Poi passerà in quella Giustizia. Gli emendamenti sono 1300, quindi la discussione andrà per le lunghe. Il problema è politico: si potrebbe dare mandato al relatore e andare direttamente in Aula. Se venisse riconosciuta l’urgenza, i mezzi a disposizione per accelerare esistono. Anche perché i numeri ci sono: si possono contare anche i voti di Sel e Cinque Stelle. Ma Ncd si oppone. E i malumori sono trasversali. Contrari molti cattolici del Pd. Assicura il ministro Boschi: “Sarà approvata a settembre, dopo le riforme costituzionali al Senato, per l’ok finale alla Camera, senza modifiche, entro l’anno”. La strategia è parlamentarizzare la riforma, ovvero aprirla ad un voto di coscienza che vada al di là degli schieramenti. E poi far lavorare insieme i gruppi di Camera e Senato per non aprire a modifiche a Montecitorio. Ieri, però, c’è stata una riunione dei parlamentari dem delle Commissioni Giustizia di Montecitorio e Palazzo Madama. Perplessità striscianti: il capogruppo, Rosato, la stessa Campana e il cattolico Bazoli hanno chiesto di discutere anche alla Camera, altrimenti si rischiano smottamenti interni al Pd. Non nasconde i suoi timori Scalfarotto: “Il problema non è il calendario. La legge sull’omofobia è stata approvata dalla Camera nel 2013, poi non se n’è fatto più nulla”.

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Scritto da Magazine Donna il 22/07/2015 5:31

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