Vertici Rai al debutto Daria Bignardi e le critiche: “Non sono renziana”

Roma Anche a viale Mazzini scatta il momento della foto di gruppo aziendale con presidente, amministratore delegato e quattro neo-direttori (il quinto, Gabriele Romagnoli di Rai Sport, apparirà in video, da New York: «E con questo capirete quanto ero certo di questa nomina»), con un solerte addetto stampa che chiede ad Andrea Vianello, l’ex di Raitre in attesa di onorata ricollocazione, seduto però in prima fila, di fargli un clic col cellulare. «Chi? Io? Ma anche no».

Al centro c’è Antonio Campo Dall’Orto che sogna «una sola Rai, unita, non tante piccole Rai» ma «un sistema armonico in cui ogni rete diventi un brand» e in cui tutti siano «indipendenti, plurali e contemporanei», ma che alla fine, ricapitolati, forse, tra sé, i «su- per poteri» di cui l’ha dotato la riforma, può pure concludere che «queste sono le logiche ed esigo che tutti le applichino». Al cda della mattina gli è andata meglio del previsto: due soli no, dei consiglieri Mazzuca e Diaconale (ma malumori trasversali).

Più indigesto il comunicato dell’Adrai, potente sindacato dirigenti, che gli rimprovera,su tre reti generaliste, di averci messo «un solointerno», trascurando «professionalità spesso uniche». In compenso l’ad giubila perché la Rai si è presa l’esclusiva di 27 partite degli Europei di calcio. Accanto c’è Monica Maggioni che lo accredita di aver scelto la squadra «in estrema libertà intellettuale» e che, riferendosi proprio a quell’unico interno, Andrea Fabiano, promosso da vice-Leone al vertice di Raiuno («La mia etichetta ha tre lettere: R-A-I, ho una passione sfrenata per questa azienda») esulta:

«Chi è bravo davvero ce la fa». Blusa giallo-nera, tacchi a spillo (come la Dallatana,ignoravano poverine che sarebbero state in piedi per due ore, unico appoggio il tavolo del buffet, vuoto), Daria Bignardi, cui, occhio e croce, non saranno sfuggiti critiche/mugugni/livori («Ma non ho letto i giornali») sostiene che «quella dei miei flop è una leggenda metropolitana, con le Invasioni barbariche facevo il 4 per cento e comunque bisogna uscire dalla logica degli ascolti, è un’anomalia», si sfila dalla categoria di renziana nel midollo («Sciocchezze», come forse liquiderebbe l’indiscrezione secondo cui i suoi figli vanno a scuola con quelli di Campo Dall’Orto) perché «anzi, nell’ultima intervista non l’ho trattato benissimo, i social mi si rivoltarono contro», dice che «il talk va ripensato, ci sono ospiti uguali ovunque» e che «la Rai è meravigliosa, forse un pochino vintage nella forma». Non andrà in video, ai direttori è proibito, per ora non si cambia: «Non è un argomento, oggi», taglia corto Campo Dall’Orto.

Al suo posto doveva esserci Andrea Salerno, scartato a poche ore dal sì. Per aver parlato troppo in giro della nomina imminente. E per quell’etichetta di sinistra Pd, ritenuta poco adatta, sotto elezioni. Tra i più rattristati per la bocciatura, oltre a lui, pare ci sia Filippo Sensi, influente portavoce del premier, più qualche altro renziano poco pro-Bignardi.
In plissettato verde, Ilaria Dalla tana («Si scrive tutto attaccato, per favore»), assicura che «Raidue è la cosa più bella del mondo, ora comincerò a pedalare» e che «Magnolia? La porto nel cuore, però la tratterò come le altre». Sorride davvero Angelo Teodoli, a capo di Rai4 (più Premium e Movie): «Scommettono sempre su di me per imprese difficili». Romagnoli in ologramma: «Lo sport è un contenuto d’oro, l’idea per attrarre i millennials». La generazione del nuovo millennio, a cui la Rai punterà con il racconto d’autore, sapendo che sarà difficile competere con gli impianti spaziali di Sky a Milano.

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Scritto da Magazine Donna il 19/02/2016 5:52

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