Vesuvio imminente eruzione: L’allarme di due vulcanologi scatena polemiche e paure

Un disastro epocale, che può coinvolgere 3 milioni di persone. «Il Vesuvio è il maggior problema di sicurezza in Italia», ha ammesso nel 2010 Guido Bertolaso, allora direttore della Protezione Civile. Un’eruzione violenta del vulcano che domina il golfo di Napoli potrebbe avere conseguenze apocalittiche, a causa dell’eccezionale densità di popolazione nella zona. Ed è un evento probabile, anzi certo. «Erutterà, è sicuro perché è un vulcano attivo, anche se non si può prevedere quando», ha affermato il vulcanologo giapponese Nakada Setsuya nel 2013. Ora il momento potrebbe essere giunto. Due suoi colleghi, Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo, lanciano un drammatico allarme sulla rivista scientifica Nature. Secondo loro, una sacca magmatica in una caldera a circa 10 chilometri di profondità tra i Campi Flegrci e il Vesuvio avrebbe già provocato un rialzo del suolo di almeno 20 o 30 centimetri e potrebbe risalire in superficie, dando luogo a un’eruzione.

L’ultima avvenne nel 1944, ma fu un evento spettacolare e incruento, con gli Alleati che filmavano dagli aerei militari l’enorme colonna di fumo e le colate di lava uscenti dal cratere. Nel 1906 invece il Vesuvio non fu così clemente e la cenere vulcanica seppellì interi paesi, provocando centinaia di morti. Memorabile per la sua forza distruttiva è rimasta l’eruzione del 1631, con 4 mila vittime. Ma la più celebre e la più letale fu quella del 79, descritta dagli storici dell’antica Roma, che cancellò dalla faccia della terra Pompei, Ercolano e Stabia, uccidendo molte migliaia di persone. L’incubo che si ripeta un evento simile, oggi che nella zona circostante il Vesuvio abitano circa 3 milioni di persone, è stato ora risvegliato dall’inquietante intervento su Nature dei due esperti. E con la paura, crescono subito anche le polemiche.

«Nonostante gli allarmi lanciati da studiosi e scienziati di tutto il mondo, i vertici della Protezione Civile non hanno realizzato o aggiornato i piani di evacuazione», denuncia l’ecologista Francesco Emilio Borrclli, consigliere regionale della Campania. Poi si scaglia contro le trivellazioni per realizzare impianti geotermici, da lui definite “esperimenti pericolosi”, che sembra il ministero dell’Ambicnte vorrebbe autorizzare nella zona vulcanica dei Campi Flegrci. «i piani di evacuazione, che non sono strumenti calati da Roma, ma il risultato del lavoro congiunto di tutti i livelli territoriali, per Vesuvio e Campi Flegrei esistono da anni e sono entrambi attualmente in corso di aggiornamento», ribatte una nota della Protezione Civile, guidata ora da Fabrizio Curcio, l’uomo che ha gestito l’emergenza della nave Costa Concordia. Il documento prosegue inoltre ricordando l’estensione nel 2013 della zona rossa del Vesuvio, l’area ritenuta più a rischio in caso di eruzione, allargata da 18 a 24 Comuni.

Il piano di emergenza prevede l’evacuazione degli abitanti e il loro smistamento nelle restanti 19 regioni italiane. Ancora più recente è l’ampliamento della zona gialla del Vesuvio, estesa ora a 63 Comuni, compresi alcuni quartieri orientali di Napoli come Barra, San Giovanni a Tcduccio e Porticclli. «La zona gialla include i Comuni che hanno una certa probabilità di superare il carico di 300 chili al metro quadrato di ceneri vulcaniche accumulate, con il possibile conseguente crollo dei tetti e degli edifici», spiega Edoardo Cosenza, assessore campano al territorio. Queste zone quindi sono interessate dalla ricaduta di ceneri e lapilli, ma vengono ritenute teoricamente fuori portata dal raggio dazione della lava.

Altre dichiarazioni riducono il clamore destato da Mastrolorenzo e Pappalardo. Dice Giuseppe De Natale, direttore dell’Osservatorio Vesuviano fondato dai Borbone nel 1841: «Il nostro ente è l’unico che rileva e studia sistematicamente e con continuità i dati di monitoraggio delle aree vulcaniche campane: Vesuvio, Campi Flegrci e Ischia. I nostri bollettini sono disponibili a tutti». E al momento non registrano nulla di insolito.
Ma De Natale si spinge oltre. Rivendica che la scoperta del deposito di magma tra gli 8 e i 10 chilometri di profondità sotto i Campi Flcgrei è già stata fatta nel 1994 da altri ricercatori, tra cui lui stesso. «1 20-30 centimetri di sollevamento del suolo non sono relativi al Vesuvio, bensì all’area dei Campi Flegrei, e sono stati accumulati in oltre 10 anni», ritiene. E conclude: «Non c’è bisogno di alcuna nuova “scoperta” per sapere che il Vesuvio, vulcano attivo, prima o poi potrà eruttare. Una possibile eruzione però che non è sicuramente imminente, visto che non c’è alcun segnale che distingua l’attuale attività da quella degli ultimi 71 anni».
Durante un breve passaggio turistico in Campania, l’attore americano Ben Stiller ha diffuso su Faccbook una foto del vulcano, con questo commento: “Ecco il Vesuvio. Ne sono ossessionato da quando avevo 10 anni c ancora non ne so abbastanza”. Una frase che molti abitanti di Napoli e dintorni si sono affrettati a condividere.

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Scritto da Magazine Donna il 30/08/2015 9:34

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