Ville e castelli, il governo ci ripensa Renzi su Facebook: pagheranno l’Imu

II colpo di scena arriva all’ultima curva. Alla fine di una giornata di proteste e polemiche sui ritardi del testo, e poche ore prima di trasmettere il disegno di legge di Stabilità al Quirinale e alle Camere, Matteo Renzi annuncia una modifica tecnica ma anche politica. Castelli, grandi ville a abitazioni signorili continueranno a pagare l’Imu, l’imposta sul valore dell’immobile. Il presidente del consiglio lo scrive su Facebook: «I castelli, a differenza di quanto si dice con tono scandalizzato, pagheranno. Ironia della sorte furono parzialmente esentati dai governi successivi, anche di centrosinistra». A continuare a pagare saranno le abitazioni principali che rientrano nelle categoria catastali A1, A8 e A9, e cioè abitazioni di tipo signorile, ville con grandi parchi a uso esclusivo e castelli. Sono in tutto 75 mila, continueranno a pagare l’Imu con un’aliquota compresa tra il 2 e il 6 mille (a decidere è il sindaco). Producendo un gettito di 85 milioni di euro.

Renzi sembra aver deciso in perfetta solitudine, senza troppe consultazioni. Da Palazzo Chigi parlano di scelta solo tecnica. Ma, di fatto, è un passo verso una delle richieste di modifica avanzate in questi giorni dalla sinistra Pd. Sul resto della ddl di Stabilità, però, il premier tiene il punto, come a temere che l’apertura di ieri possa essere vista come la prima di una serie. Sull’elevazione da mille a 3 mila euro della soglia per le transazioni in contanti, ad esempio, dice che «è una misura per aiutare i consumi e sbloccare molte famiglie italiane. Il limite del contante non aiuta l’evasione, né la combatte».

Sulla casa c’è un’altra modifica dell’ultima ora. Sulle seconde case c’era la possibilità di uno sconto indiretto sulla Tasi, la tassa sui servizi indivisibili come l’illuminazione pubblica. E questo perché con le vecchie regole, in caso di esenzioni sulla prima casa per le fasce deboli, i sindaci potevano compensare aumentando l’aliquota dello 0,8 per mille. Eliminata la Tasi sulla prima casa, e quindi anche le detrazioni, sarebbe dello 0,8 per mille. Questo non risolve l’intera partita dei soldi con gli enti locali. Tra le «ulteriori misure di efficientamento» che finanziano le misure della Stabilità, ci sono ancora 317 milioni di tagli ai Comuni. E, soprattutto, 1,8 miliardi a carico delle Regioni. che salgono a 3,9 nel 2017 e a 5,4 nel 2018. Tagli che si sommano al mancato aumento dei fondi per la sanità che per il 2016 vale due miliardi di euro. Una misura che, secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, «non mette a rischio le prestazioni sanitarie».

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Scritto da Magazine Donna il 21/10/2015 4:14

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