Ebola: Rischio in Italia?

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Ebola: Rischio in Italia? Un dilemma che affligge numerosi cittadini è bene fare chiarezza.

Ebola Rischio in Italia? In un comunicato stampa Medici Senza Frontiere  l’epidemiologa Kamiliny Kalahne spiega che, nonostante oggi siano numerosi gli spostamenti internazionali, “Ebola non si è mai diffusa in un Paese sviluppato.”

Molti si chiederanno se c’è un rischio che gli immigrati o chi ritorna dai viaggi in Africa sia veicolo di trasmissione della malattia, la Dottoressa risponde che: “Le persone trasmettono l’infezione quando sono molto malate, hanno la febbre alta e tanti altri sintomi e in queste condizioni non sono in grado di viaggiare. E anche qualora sviluppassero la malattia una volta arrivati in un paese sviluppato, sarebbero assistiti in ospedali di buon livello con adeguati sistemi di controllo delle infezioni ed è molto improbabile che contagerebbero altre persone.”
Inoltre la gran parte degli immigrati provieni dalla zona Nord dell’Africa e non dalle zone, visibili in questa cartina in cui il Ebola si è diffuso.

Come si trasmette Ebola?

La dottoressa spiega che Ebola non si trasmette come una normale influenza “Non puoi ammalarti sedendo accanto a una persona malata sull’autobus.” aggiunge “Le persone si ammalano perché hanno accudito un familiare o un paziente malato – che aveva diarrea, vomito ed emorragie. E l’epidemia può diffondersi negli ospedali quando manca un adeguato controllo delle infezioni: negli ospedali di alcuni paesi mancano perfino le risorse di base, ma bastano acqua corrente, sapone e guanti per ridurre il livello di trasmissione del virus.”
La trasmissione avviene quindi mediante il contatto con i fluidi corporei: muco, sangue, vomito, attraverso le lacrime o la saliva e forse attraverso i rapporti sessuali con persone ammalate.

Ebola Sintomi: Nausea, mal di testa, vomito e febbre emorragica, le emorragie devono essere il campanello d’allarme per un controllo approfondito.
Il periodo di incubazione del virus va dai 2 ai 21 giorni, periodo in cui gli infetti sono asintomatici, la malattia può durare oltre 60 giorni in maniera latente, anche quando il paziente sembra essere guarito, i cadaveri, secondo quanto spiega spiega a Panorama.it  Giorgio Palù, Presidente della Società Europea di Virologia e Direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, dovrebbero essere bruciati.

Come si cura Ebola?

“Non esistono medicine specifiche” dichiara da dottoressa Kamiliny Kalahne “Ma nei reparti d’isolamento possiamo garantire ai pazienti idratazione e rimedi contro il dolore. Questo li aiuta a combattere l’infezione. Inoltre è importante che chi mostra i sintomi dell’ebola si rechi nei centri di trattamento per essere controllati in sicurezza da operatori sanitari esperti, per evitare il rischio che altri vengano infettati.” Ebola ha un alto tasso di mortalità e non ha una cura specifica, per cui chi si ammala molto spesso non sopravvive. L’incubatore del virus dell’Ebola sembra essere il pipistrello. Non accade spesso che le persone contraggano il virus dal contatto con animali della foresta infetti. Ma una volta contagiate, si ammalano gravemente e possono trasmettere l’infezione ai loro familiari o agli operatori sanitari.

Ma nel frattempo il presidente dei Microbiologi clinici italiani, Pierangelo Clerici, spiega: “Purtroppo questa volta il virus non si è fermato ai villaggi rurali, ma ha iniziato a diffondersi in un grande centro urbano dove vivono due milioni di persone e si tratta del ceppo più aggressivo (ceppo Zaire). L’isolamento dei casi non basta, è fondamentale tracciare la catena di trasmissione. Tutti i contatti dei pazienti che potrebbero essere stati contagiati dovrebbero essere monitorati e isolati al primo segno dell’infezione. L’Italia non ha voli diretti con le capitali dei Paesi attualmente coinvolti dall’epidemia; se da una parte è positivo, dall’altra è un fattore di difficoltà poiché passeggeri infetti potrebbero arrivare dagli scali europei. Sarebbe bene, quindi, che anche l’Italia iniziasse ad attivare misure di attenzione negli aeroporti e nei centri di prima accoglienza. La rete dei laboratori di microbiologia clinica in Italia comprende alcuni centri di riferimento con strutture di alto isolamento e capacità tecniche di diagnosticare tali patologie”.

(continua nella pagina seguente)

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