Jobs Act il Sì alla Camera: presenti la Metà dei Parlamentari

1533

Jobs Act passa alla Camera con 316 Sì, presenti in aula la Metà dei Parlamentari per la Riforma del lavoro che potrebbe cambiare l’Italia

Il Jobs Act è passato alla Camera senza fiducia e con una giornata di anticipo rispetto alla tabella di marcia del Governo: a votare per il Sì 316 persone, con 5 astensioni e 6 voti contrari. Non hanno votato 260 parlamentari che hanno scelto di non entrare in aula per la votazione. Si tratta di Lega Nord, Sel, Movimento 5 stelle, Forza Italia e 40 deputati del Partito democratico, pensavano forse di fare ostruzionismo? Hanno pensato male visto che Renzi l’ha fatta franca.
Il prossimo step al Senato il 10 Dicembre, sembrano tutti pronti a fare al popolo italiano un bel regalo di Natale. Ma cosa cambierebbe se questa riforma dovesse passare?


Cassa Integrazione e Ammortizzatori sociali– Renzi Promette 1200 euro ai disoccupati tramite gli ammortizzatori sociali che verranno finanziati dalla scomparsa progressiva della Cassa Integrazione in Deroga, nascerà il Napsi: un sussidio di disoccupazione riservato a tutti coloro che perdono il lavoro e che hanno lavorato almeno 3 mesi, rientrano in questa fascia di persone anche coloro che hanno contratti di collaborazione a progetto. Non è ben chiaro a quanto ammonterà questo sussidio e quale sarà la sua durata, orientativamente dovrebbe durare la metà dei mesi lavorati negli ultimi 4 anno e fino ad un massimo di due anni per chi aveva contratti regolari o indeterminati e fino a un massimo di 6 mesi per chi ha contratti atipici. L’importo mensile partirà dai 1200 euro fino a scendere a 700 euro. Ce la farà? (Ma soprattutto tutti questi bei soldini da dove verranno pescati? Si massacreranno i datori di lavoro con nuove tasse?)

Licenziamenti senza reintegro ovvero l’eliminazione dell’articolo 18 per i licenziamenti economici, in parole povere in caso di illegittimo licenziamento per giustificato motivo oggettivo il lavoratore il dipendente non avrà più il diritto al reintegro ma a un semplice indennizzo economico. Sì a reintegro per coloro che vengono licenziati in maniera discriminatoria. In sostanza in tempi di crisi a lavorare non tornerà più nessuno e nessuno avrà più la garanzia del posto fisso, viste le fluttuazioni dell’economia. Qualche datore di lavoro potrebbe periodicamente approfittare di questi momenti per buttar fuori i propri dipendenti.

Contratti a tempo Indeterminato: saranno agevolati e più convenienti per i datori di lavoro e mireranno all’eliminazione di tutti i contratti di collaborazione e atipici. Il che presuppone forse il trasformare gli ultimi in contratti di lavoro a tempo indeterminato, ma chi può farlo di questi tempi? E soprattutto dove si andranno a prendere i soldi per poter coprire gli ammortizzatori sociali?

Condividi