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ROMA Convinto che l’Italia sia «già fuori dalla linea del fuoco» in caso di default greco, Matteo Renzi vola a Berlino per incontrare Angela Merkel. Un bilaterale in agenda da tempo, ma che alla luce della crisi di Atene assume un altro peso specifico. Ieri, quando Tsipras gli ha telefonato, il premier ha provato a scalfire ^ostinazione» del leader di Syriza. «Noi vogliamo salvare la Grecia» va ripetendo Renzi, però la Grecia deve «rispettare le regole».

La linea adesso è più netta. «Una cosa — ha detto il premier al Sole 24 Ore — è chiedere flessibilità nel rispetto delle regole, un’altra è pensare di essere il più furbo di tutti». Renzi non rinuncia alla battaglia contro l’austerity, ma nella sfida Merkel-Tsipras si schiera con la cancelliere. «Dare la colpa alla Germania è un comodo alibi», spiega. La Merkel «ha provato davvero a trovare una soluzione», restando però «spiazzata» dal referendum di Tsipras. E adesso? Se vincono i no, Renzi teme che la Grecia uscirà dall’euro e gli «scenari globali di difficoltà che si potrebbero aprire» ovviamente lo preoccupano. Ma sull’Italia si sente tranquillo grazie all’ombrello della Bce, alla crescita che riparte e al «percorso coraggioso di riforme strutturali» che ritiene di avere avviato.

Domenica i greci sceglieranno il loro destino. Un derby tra l’euro e la dracma? «È una buona definizione», risponde Pier Carlo Padoan. E Renzi invita Bruxelles a rispettare la scelta del popolo, perché «democrazia è parola inventata ad Atene». D’Attorre, Fassina e Vendola hanno le valigie pronte. Domenica e lunedì in piazza Syntagma ci sarà anche Grillo, per gridare «potere al popolo, non alle banche» e annunciare un analogo referendum sull’euro da sottoporre agli italiani.

Massimo D’Alema denuncia l’«accanimento terapeutico dei teorici dell’austerità» e attacca la cancelliera, giudicando «inappropriato» che la Merkel abbia preso la parola prima dell’Euro-gruppo «pregiudicandone probabilmente l’esito». Le opposizioni fanno asse, tifano Tsipras contro Renzi e seminano il dubbio che l’Italia non abbia inciso nelle trattative per scongiurare il default. Accuse che il ministro dell’Economia smentisce: «Il governo assente dal negoziato? Falso. È sicuramente assente dall’apparizione pubblica». Come dire che contano i risultati, non la visibilità.

Con Brunetta che gli rimprovera di «nascondersi sotto le gonne della Merkel» e la sinistra che vorrebbe spingerlo tra le braccia di Tsipras, Renzi a Berlino vuole giocare da mediatore, convinto co-m’è che l’Italia non sia più un problema per l’Europa ma un «problem solver». La giornata tedesca del premier inizierà al mattino alla Humboldt, il più antico ateneo della Capitale. Nell’università di Marx e Marcuse, Renzi terrà un discorso «alto», intitolato «Ritorno al futuro». Ribadirà che Tspi-ras sbaglia, ma che la Ue dell’austerity ha fallito, quindi indicherà la sua «terza via». Meno rigore e più crescita. Serve uno scatto, anche sul piano dell’identità: «La ragione del nostro stare insieme non può essere solo la Champions o l’Eurofestival, ma i nostri valori culturali minacciati da una ondata demagogica e populista». Discorso ambizioso, che toccherà anche terrorismo e immigrazione. E guai a pensare che una barriera fisica sia la soluzione, perché quel muro che «comincia per difenderti, finisce per intrappolarti».

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