A rovinare la festa ci pensano i pm Toti ha già 4 indagati

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Dato il numero di seggi conquistati, Giovanni Toti può governare da solo. Ma la prima aula nella quale dovranno fare ingresso 4 su 16 dei suoi consiglieri è quella della Procura di Genova. A convocare ineo eletti è ilpm Francesco Pinto, che in agenda ha segnato una sfilza di interrogato -ri prima di decidere se chiedere oppure no il rinvio a giudizio per peculato. Oggetto: le cosiddette “spese pazze”. Ossia gli stravaganti acquisti fatti dai consiglieri liguri (come dagli omologhi di molte altre regioni) con i soldi in teoria destinati all’attività politica e in pratica accollati al contribuente.

L’inizio dell’era Toti in Liguria non si prospetta dunque libero da ostacoli. Il fantasma della Severino (intesa come norma) aleggia e minaccia conseguenze pesanti in caso di condanna degli interessati, qualora la legge stessa mantenga i connotati attuali. Sospensioni, possibili decadimenti qualora la giustizia corresse veloce. Guai seri.

Tutto questo a dispetto del primo compito che, si è detto, spetterebbe al nuovo governatore: demolire i costi di funzionamento della macchina regionale. Il contribuente ligure (infatti) tira fuori di tasca propria 3.369 euro l’anno per garantire alla Regione l’ossigeno per la sopravvivenza: 1.100 euro in più di un abitante della Lombardia, oltre 400 in più di chi vive in Toscana, circa 800 in più di piemontesi ed emiliani, supera di 240 la media italiana, comprese le dispendiose Regioni a statuto speciale.

La questione spese pazze e le eventuali conseguenze penali che pendono sulla testa di almeno quattro consiglieri, insinuano dunque il dubbio sulla solidità della pattuglia guidata da Toti. Nella settimana che va da lunedì 8 a venerdì 13 giugno, ilpm Pinto sentirà i consiglieri sotto inchiesta, a cominciare da Marco Scajola. Il nipote del più volte ministro Claudio – con 4.192 voti “dedicati” a Imperia – è uno dei più votati in Forza Italia e va dritto in consiglio.

Il suo coinvolgimento nell’inchiesta, a dire il vero, è controverso: lo hanno indagato per una spesa di 2-3mila euro per l’acquisto di biglietti natalizi dal-l’Unicef. Egli stesso, in un’intervista a un giornale della Liguria, aveva dichiarato: «Non so per quale motivo questa cosa sarebbe penalmente perseguibile. Sono orgoglioso di quello che ho fatto, lo rifarei domattina. La cosa paradossale è che se io questi biglietti li avessi comprati da una tipografia normale, non mi sarebbe stato contestato nulla.

La contestazione c’è perché li ho comprati da una realtà umanitaria, in questo caso l’Unicef. È come se avessi fatto una sorta di finanziamento, è assurdo. Tengo a sottolineare che quei soldi (che sia chiaro, non sono miei) erano finalizzati a spese di cancelleria e non potevano essere dirottati su altri fondi o utilizzati in maniera diversa». E però un eventuale processo genererebbe il rischio, perché la Severino impone lo stop automatico a chi viene condannato per reati contro la pubblica amministrazione. Marco Scajola, da sempre, ripete di essere in grado di dimostrare la sua buona fede. E si dice sicuro di vedere archiviata la faccenda.

Oltre a Scajola potrebbe essere sentito presto anche Edoardo Rixi: candidato in pectore alla presidenza della giunta, ha ottenuto oltre 11mila preferenze, fra i protagonisti delboom Lega. Poi Francesco Bruzzone, altro uomo simbolo della Lega a Genova: è al suo quarto mandato in Regione, per lui si parla dell’incarico di presidente del Consiglio regionale. Altro nome è quello di Matteo Rosso, ex forzista diventato capolista di Fratelli d’Italia, eletto e dato (tiepidamente) in lizza per l’assessorato alla Salute. Fra i convocati dal pm ligure figurano anche: Raffaella Della Bianca (da Forza Italia al Gruppo Misto, con ritorno in Fi), Roberta Gasco (ex Udeur e poi Forza Italia), Alessio Saso (Nuovo centrodestra) e Antonino Miceli (Partito democratico). Per tutti l’accusa è peculato. Sul fronte dell’opposizione, invece, c’è Raffaella Paita: indagata dopo l’alluvione del 9 ottobre 2014 per omicidio colposo e disastro (non avrebbe dato l’allerta quando era assessore alla Protezione civile). Nel suo caso i tempi saranno decisamente più lunghi. E lo spauracchio Severino anche.

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