Amanda Knox oltre la cassazione chiude il caso a modo suo

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Adesso che ha un nuovo lavoro. Adesso che al suo dito brilla un anello di fidanzamento e che, forse, aspetta un figlio. Adesso che vive a 9.200 chilometri di distanza da Perugia, dove tutto iniziò la notte di Halloween di otto anni fa. Dev’essere una bella parola, adesso, per Amanda Knox. Perche per molti anni in passato, otto abbiamo detto, e per chissà quanti altri ancora in futuro, la sua vita è rimasta come sospesa. Congelata in quella mattina del 1° novembre 2007, quando finì nel mirino degli inquirenti con l’accusa di aver sgozzato la sua compagna di stanza, Mcrcdith Kcrcher. Insieme con lei c’era Raffaele Sollecito. Si frequentavano da due settimane, si conoscevano appena, eppure diventarono l’uno l’alibi deU’altra, l’uno la roccia dell’altra, l’uno la strategia processuale dell’altra.Amanda Knox

Uniti per sempre, o almeno per la loro storia che da bocciolo di un amore appena nato diventò vicenda processuale eterna, contorta, impossibile da districare. Condannati in primo grado, incarcerati per quattro anni, poi assolti e finalmente separati: perché quel 4 ottobre 2011 in cui tornarono liberi grazie alla Corte d’assise d’appello per la quale il fatto non sussisteva. Amanda salì su un aereo e non si voltò più indietro. Tornò a Seattle, Stati Uniti, la sua città, lontana anni luce da Perugia, il borgo italiano che lei, studentessa al secondo anno di Lettere, aveva scelto per affinare l’italiano. Seattle, dunque. Ma anche Washington, dove ha concluso gli studi una volta tornata in libertà, conquistandosi un master in scrittura creativa. E New York, che le ha restituito l’amore. Già, perché archiviato Raffaele, che invece pare non aver smesso di sognarla per anni. Amanda si è rifatta una vita anche nel senso più romantico. Prima con James Terrano, musicista e amico ai tempi dell’adolescenza, che le scriveva mentre lei era in cella. Poi, dalla scorsa estate, è comparso Colin Suthcrland, compagno delle medie perso di vista tra gli alti e bassi della vita c ritrovato, con tanto di colpo di fulmine, a Coney Island, la spiaggia dei newyorkesi. Lui è un musicista aspirante rocker, che sul suo profilo Facebook si definisce “nomade di natura’ e fa parte di un gruppo itinerante di artisti che propone spettacoli a base di musica c racconti di fantasmi. E poco importa se le foto che li immortalano mentre si baciano come ragazzini al primo appuntamento, al tramonto, in riva al mare c accanto a un luna park già visto mille volte in mille telefilm, mostrano un’Amanda lontana anni luce dalla faccia d’angelo che avevamo conosciuto durante il processo. Pazienza per la linea un po’ rotonda, per gli abiti dimessi, per gli occhialini da intellettuale che non le donano, per i capelli troppo corti e troppo radi, forse frutto di quello stress di cui parlerà ai suoi avvocati prima della nuova pronuncia della Cassazione, quegli “stati d’ansia persistente” che non la fanno dormire, che per il terrore di tornare in cella paradossalmente la costringono a chiudersi in casa.

Già, perché il rischio che venga estradata in Italia non è proprio da escludere. Lo spiega Oliviero Mazza, docente di procedura penale all’Università Bicocca di Milano: «Esiste un trattato bilaterale tra Stati Uniti e Italia, siglato nel 1983, a norma del quale gli americani non potrebbero rifiutare l’estradizione di Amanda Knox». La pressione mediática naturalmente è fortissima. «Ma le motivazioni giuridiche non reggerebbero a un rifiuto». Anche se la corsa alle presidenziali del 2018 potrebbe farne una bandiera elettorale e quale candidato, tanto più se donna come Hillary Clinton, potrebbe sentirsela di battersi per una decisione impopolare come l’estradizione di una giovane donna? Certo, potrebbero passare anni. «Dopo che la sentenza di condanna passa in giudicato», prosegue l’avvocato, «è il ministero di Giustizia che per via diplomatica manda avanti l’iter con le autorità statunitensi. A quel punto, la signora Knox attraverso i suoi legali potrebbe sempre far ricorso alla Corte Suprema». Con i tempi che si allungherebbero e non solo per ragioni procedurali, se è vera la notizia che si sussurrava da settimane e che ha pubblicato il quotidiano inglese The Guardian, da sempre colpcvolista: forse per amore, forse per puro istinto di sopravvivenza, Amanda sarebbe incinta. Ma se papà Curt aveva confermato il fidanzamento ufficiale con Colin, con la proposta arrivata a sorpresa il 3 febbraio, ora tutto tace. Anzi, gli avvocati smentiscono, gli account Twittcr dei sostenitori pure. Forse non è vero oppure lo negano per banale scaramanzia: solo il tempo potrà dirlo.

C’è un matrimonio da preparare, intanto. E un lavoro, quello da giornalista per il West Seattle Herald, quotidiano locale della sua città, da mantenere. «Le ho proposto io di collaborarc», ha spiegato il direttore Patrick Robinson, «è qualificata, brillante e caparbia. Volevo offrirle la possibilità di una vita normale». Una vita normale. Un fidanzato, un lavoro, un figlio forse in arrivo. Cose banali e al contempo straordinarie soprattutto se l’alternativa che avevi era una condanna per omicidio a 28 anni di carcere. Ma tutto questo è lontano, incredibilmente lontano. A dieci ore d’aereo, 9.200 chilometri da qui.

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