Apple cambia la musica per suonarle agli Android

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La musica era stata centrale per la rinascita di Apple sotto la guida di Steve Jobs all’inizio del nuovo millennio. E non è un caso che torni fondamentale nella guerra a tutto campo contro Google. Un nuovo servizio di canzoni in streaming e altri canali radio via Internet sono infatti le novità più attese alla conferenza annuale per gli sviluppatori di applicazioni per l’iPhone e per tutti gli altri prodotti con il marchio della Mela, che si apre oggi a San Francisco.

Ci saranno anche aggiornamenti dei sistemi operativi per gli apparecchi mobili di Apple (iOS 9), per i computer Mac (OS X 10.11) e per il nuovissimo Apple Watch (disponibile in Italia dal 26 giugno). A proposito di quest’ultimo, gli sviluppatori si aspettano in particolare un kit che permetta loro di programmare in modo più facile le app per l’orologio smart. Mentre l’annuncio della tanto sospirata nuova Apple Tv, con un servizio di contenuti in streaming, pare rimandato in là nel tempo per le difficoltà a ottenere le licenze dai produttori.

Questa conferenza di Apple è importante perché capita in un momento delicato per la crescita dell’azienda guidata da Tim Cook. Nel primo trimestre 2015 per la prima volta il fatturato pubblicitario generato da iPhone e iPad è stato superato da quello degli Android, gli apparecchi mobili che funzionano con il sistema di Google (le quote di mercato globale sono state rispettivamente il 45,4% e il 45,8%, secondo un’analisti di Opera Mediaworks). Il volume daffari generato da un singolo iPhone — le app scaricate a pagamento, oltre alla pubblicità — resta superiore a quello di un Android, e per questo gli sviluppatori continuano ad amare l’iOS. Ma il numero totale degli Android è diventato tale (tre quarti di tutti gli smartphone venduti nell’ultimo trimestre 2014) che, nonostante la loro frammentazione in tanti diversi modelli, rappresentano ormai la piattaforma più promettente per gli sviluppatori.

Apple deve fare i conti con questa tendenza e la conferenza di San Francisco è l’occasione per contrattaccare l’avanzata degli Android offrendo nuove opportunità di business agli sviluppatori e, ai clienti, nuovi servizi. Finora Apple è stata leader mondiale nella vendita online di canzoni: dal suo iTunes music store, lanciato nel 2003, vengono scaricati l’80-85% dei brani comprati in tutto il mondo. Ma è un mercato in discesa: l’anno scorso valeva 3.6 miliardi di dollari, in calo dell’8% sul 2013.

Al contrario è in crescita il business della musica in streaming, pagata con un abbonamento mensile (lo standard è circa 10 dollari al mese): nel 2014 è aumentato del 45% a 1.6 miliardi di dollari, secondo la Federazione internazionale dell’industria fonografica. Di questo fatturato globale, ben l’86% è attribuito a Spotify, la società svedese nata nel 2008 e leader in questo settore con 15 milioni di utenti paganti e altri 45 che usufruiscono della parte gratuita del suo servizio, quella supportata dalla pubblicità.

Cook ha preso atto che la formula Spotify è il futuro dell’industria musicale e ha deciso di investirci in modo significativo. L’anno scorso aveva comprato per 3 miliardi di dollari Beats electronics, la società del produttore Jimmy Iovine e della star dell’hip-hop Dr Dre che, oltre a produrre cuffie di alta qualità, offre musica in streaming. Ora usa il knowhow acquisito in quel modo per lanciare un proprio servizio simile — in concorrenza diretta con Spotify in tutto il mondo — e anche per rinverdire i suoi canali radio via Internet, in concorrenza con Pandora. Da notare è che il nuovo servizio in streaming di Apple non avrà un’opzione gratuita come Spotify. È un modo per tenersi amici gli artisti, che guadagnano molto meno quando le loro canzoni sono ascoltate gratis e per questo sono arrabbiati con il modello di business pagato dalla pubblicità. La popolarissima Taylor Swift, per esempio, l’anno scorso ha ritirato tutte le sue canzoni da Spotify per protesta contro la loro bassa remunerazione.

È anche un modo per ribadire una filosofia opposta a quella di Google — ma anche di Facebook e Twitter —, che offrono servizi gratis ma guadagnano sulla pubblicità legata ai dati raccolti sui loro utenti. Nella Silicon Valley, «alcune delle società più importanti e di maggior successo hanno costruito il business inducendo nei clienti un senso di falsa sicurezza circa le loro informazioni personali — ha detto Cook la settimana scorsa a una conferenza sulla privacy —. Si abbuffano di tutto quello che possono sapere su di voi e cercano di monetizzarlo. Noi crediamo che sia sbagliato. E non è il tipo di azienda che Apple vuole essere». Ora il mercato dirà quanti consumatori preferiscono il modello «caro» della Apple anche nel campo musicale.

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