Apple Watch per rilanciare la tecnologia indossabile

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E stavolta è una cosa completamente nuova in casa Apple. Il Ceo, Tim Cook, scelse una delle perifrasi preferite da Steve Jobs per annunciare, lo scorso settembre a Cupertino, la nascita dell’Apple Watch, subito dopo la presentazione dell’ultimo modello di iPhone. Lo smartwatch della Apple, l’orologio intelligente figlio dello smartphone, fu presentato come l’ultima innovazione della wereable technology, la tecnologia da indossare che non è ancora riuscita a mostrare il suo potenziale (come dimostra il fallimento dei Google Glass, ritirati dal mercato nei mesi scorsi). Ieri, a San Francisco, Cook è tornato sul palco per la presentazione ufficiale. Il tempismo della Apple è confermato dagli ultimi dati. E non c’è rischio di strumentalizzazioni visto che li ha elaborati la Microsoft, suo diretto concorrente: la ricerca Digital Trends 2015 sottolinea che il 74 per cento degli intervistati è attratto da questo mercato (un aumento del 13 per cento rispetto al 2013), soprattutto le aziende. Oltre il 70 per cento delle imprese italiane, per fare un esempio, si dichiara favorevole all’uso della tecnologia da indossare sul posto di lavoro. Una suspance durata mesi. Ieri, l’Apple Watch è stato ufficialmente lanciato allo Yerba Buena Center di San Francisco, preludio alla vendita che inizierà ad aprile: diciotto diversi modelli che variano in base alla struttura del display e del cinturino.0910_apple-iwatch_2000x1125-1940x1091

C’è quello in pelle che proviene da un’azienda di Napoli e quello in maglia d’acciaio “milanese”, realizzato con macchine italiane. Previsto anche l’Apple Watch in oro 18 carati (costerà minimo 10mila dollari), con incisioni personalizzate. C’è la ‘digital crown’, la corona digitale laterale che serve all’utente per navigare sul display retina, touch screen. Come avere un computer sul polso insomma. Non solo. Si possono anche inviare messaggi, audio, posizione ed emoji interattivi. Ci sono un microfono e un altoparlante integrati per fare e ricevere telefonate. Con il wi fi non c’è bisogno di linea telefonica. Si possono leggere email e notifiche, aggiornare l’agenda. Gli Apple Watch si possono collegare tra loro: si può disegnare con le dita e far sì che appaia su un altro orologio. Se ci si dovesse perdere in città, l’applicazione ‘Maps’ consente di conoscere la propria posizione, tracciare il percorso fino alla destinazione stabilita.

Inutile quindi camminare con gli occhi incollati all’iPhone: l’applicazione fa vibrare lo smartwatch per indicare quando è il momento di svoltare o cambiare strada. E poi c’è l’applicazione che monitora l’attività fisica giornaliera, mostra statistiche in tempo reale e le comunica all’iPhone.

Una carrellata di notizie condite con l’entusiasmo dei migliori venditori, per arrivare quindi al punto focale: se da un lato ci si chiede cosa renderà vincente questo nuovo costoso dispositivo, dall’altro a garantirne il successo sarà proprio l’interconnessione, cioè la sua capacità di comunicare con iPhone e iPad, mettendo in comunicazione le varie applicazioni, i dati e i diversi dispositivi. È la creazione di un ‘kit Apple’ interconnesso. L’idea spiegherebbe come mai, nonostante il prezzo di partenza per il modello base sia di 349 dollari, 320 euro circa (e ogni personalizzazione determina un aumento), secondo gli analisti la Apple potrebbe vendere 30 milioni di pezzi nei primi 12 mesi. Lo dice Morgan Stanley, sottolineando che le vendite sarebbero dirette al 10 per cento di coloro che hanno iPhone compatibili, lo conferma il Financial Times che prevede una partenza più forte di quella dell’iPhone, che aveva venduto 6 milioni di unità nel primo anno, o dell’iPad, con 20 milioni.

Ricchezza che chiama ricchezza e senza la giustificazione dell’utilità. A quanto pare, l’unico elemento che potrebbe far scemare l’entusiasmo degli acquirenti è la durata di vita della batteria, che si ricarica con un innovativo metodo induttivo, basato sui magneti. Ma, hanno assicurato ieri, per 18 ore non dovrebbero esserci problemi.

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