Arriva il nuovo corso M5S meno Grillo, più talk show

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ROMA Meno Grillo e più tv. L’exploit dei 5 Stelle si basa su questi due principali ingredienti. Casaleggio ha dato via libera ai talk show autorizzando solo i più bravi e disinvolti. Bandite o quasi le adunate di piazza, inutili ormai le agorà, sì invece agli incontri con le singole categorie di lavoratori. E in questo modo anche tutti gli altri sono usciti dal blog. Illustri sconosciuti. Nomi che sembrano presi dagli elenchi del telefono. Messi insieme i signor Rossi del web stanno per diventare consiglieri regionali e comunali e da ieri formano il primo partito, pardon Movimento, della nazione. Hanno imparato a fare a meno dei leader. E anche se a livello complessivo i voti non sono cresciuti, anzi perdono qualche punto, il raffronto con le scorse regionali è un trionfo. Nei comuni dove governano aumenta il loro consenso. Sono primi in città come Napoli e Livorno, rivaleggiano per una questione di decimali con il Pd in Campania, Puglia e Liguria, sono terzi in Toscana e Veneto, dove cresciuti di quasi 10 punti rispetto alle regionali del 2010 e per la loro campagna hanno speso 23 mila euro, frutto di sottoscrizioni.

LENUOVEREGOLE

Grillini che si emancipano dai loro guru. E crescono anche fuori dall’immenso recinto di Internet. A parte chi ha il via libera per la tv, tutti gli altri infatti possono esprimersi solo attraverso i social network. Vietato rilasciare dichiarazioni non concordate con gli staff. Così, mentre i contatti sul sito della Casaleggio associati sono scesi in picchiata, crescono i like sulle bacheche dei big: il campano Luigi Di Maio, il romano Alessandro Di Battista, la napoletana Carla Ruocco. Con il nuovo sistema elettorale potrebbero addirittura giocarsi con Salvini il ballottaggio con Renzi. Sfondano dove gli altri arrancano. «La gente ci incita, sta dalla nostra parte, gli elettori hanno bisogno di cambiamento», sciorina la sua ricetta Giacomo Gian-narelli, «imprenditore artigiano», esperto in energie rinnovabili. Ha preso il 15,59% dei voti. In Toscana. Finiranno anche questi nel freezer?

In Puglia Antonella Laricchia, 28 anni, candidata presidente M5S, 310 mila preferenze, pari al 18,4%, ha già rifiutato un posto in giunta. «Faccio notare come il primo discorso di Emiliano sia stato sulla spartizione delle poltrone – lei prende le distanze, come se allearsi fosse un peccato mortale – per quanto riguarda l’offerta di assessorato ovviamente rifiutiamo. Per un motivo semplice: per noi un assessore all’ambiente in una giunta pd vuol dire non poter fare quello che vogliamo fare».

SENZALISTECIVICHE

Vedremo mai un assessore grillino sotto la presidenza di un altro partito? «Non lo vedremo perché non ha senso – spegne gli eventuali entusiasmi Roberto Fico, membro del direttorio pentastellato – e non lo vedremo perché non conosco nessun presidente che è contro gli inceneritori o a favore dell’acqua pubblica». I 5 Stelle, fa notare Fico, hanno accresciuto i loro voti sul territorio senza presentare liste civiche di sostegno. Il loro simbolo, unico e riconoscibile, in mezzo a tanti. Aperture agli altri: zero.

«Sul Senato elettivo siamo disposti a discutere ma anche sui finanziamenti al microcredito, sugli ecoreati, su tutto ciò che riguarda i cittadini, gli interessi reali degli italiani. Continueremo a batterci contro la riforma della scuola mentre stiamo per presentare gli emendamenti al ddl sulla Rai. La gente ci ha votato per questo, perché siamo credibili».

A Beppe Grillo sembra star bene il nuovo corso: «Grazie, Danke, Merci, Thank you» urla sul blog. E ancora: «Il M5S è la seconda, quasi la prima, forza del Paese. Andiamo avanti, andremo sempre meglio» afferma il leader M5s che mette la parola fine anche alle speculazioni sul ruolo attuale dei fondatori del M5s. «Io sarò sempre presente assieme a Casaleggio» chiarisce, dopo aver comunque ringraziato i parlamentari per la tenacia con cui hanno combattuto questa battaglia per il Movimento: «È stata una campagna straordinaria fatta prevalentemente dai parlamentari sempre in mezzo alla gente. Più di così non potevamo fare».

IRONIE

Poi l’ex comico si concentra sul Pd e ironizza: «Quello che mi ha scioccato è questo passare del Pd dal 41% delle europee alle percentuali di adesso». La colpa, dice, è di Renzi, una «marionetta» che «ora va in Afghanistan», ma «ha avuto quel che meritava». Perché, avverte, «il prossimo ringraziamento sarà alle politiche con il tacchino del Pd nel forno».

L’obiettivo del M5s di radicarsi è comunque raggiunto, secondo il fondatore: «Non eravamo in queste sette regioni, ora ci siamo. Non possiamo che essere contenti». Per Di Maio è quasi la prova generale del M5s al governo: «Dimostriamo quello che faremo al governo anche prima di andarci». Per ora, tuttavia, nessun accordo con i partiti che hanno vinto: no a «inciuci, accordi, assessorati» solo voti su misure che sono anche nel programma M5s. Il primo “no” il Movimento lo scandisce al governatore dem della Puglia che offre ai 5 Stelle l’assessorato all’Ambiente. «Rifiutiamo» risponde a Michele Emiliano la candidata M5s Antonella Laric-chia. Lui insiste. Lei ribatte: «Un assessore dell’ambiente in una giunta Pd vuol dire non poter fare quello che vogliamo fare. E poi vorrei far notare come il primo discorso di Emiliano sia già sulla spartizione delle poltrone mentre in campagna elettorale aveva promesso di scegliere gli assessori con le primarie».

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