Arriva Jurassic World»

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Nella realtà si sono estinti ormai da 65 milioni di anni fa, ma nella nostra immaginazione vivranno per sempre. Passano gli anni, passano le mode, eppure i dinosauri continuano a esercitare un fascino… bestiale. Forse è pei’ché “dominavano la Terra” prima del nostro arrivo, come recitava il cartello all’ingresso del Jurassic Park di Steven Spielberg, il film triplo premio Oscar che nel 1993 certificò ufficialmente la nascita della “dinomania”.

Forse è perché sono grossi, feroci e a modo loro alieni, creature sorprendenti che lasciano a bocca aperta per il solo fatto di essere esistite. Fatto sta che hanno resistito a tutte le meteore che attraversano il firmamento del cinema, e stanno per tornare, 22 anni dopo, là dove tutto è cominciato, a Isla Nublar, nel luogo che ospitò il Jurassic Park e che ora è diventato il Jurassic World.

E proprio questo il titolo del quarto capitolo della saga creala dal regista di E.T. negli anni Novanta. Spielberg, questa volta, si limita a metterci i soldi (è produttore esecutivo), affidando il compito di riportare in vita i dinosauri al giovanissimo (37 anni) Colin Tre-vorrow, un regista che finora ha firmato un solo film, la bizzarra commedia Safety Noi Guarantèed.

BIZZARRO? È LA REGOLA

D’altra parte, “bizzarro” è la parola d’ordine di questo jurassic World. Proprio come nella realtà, anche nella finzione sono passali 22 anni, e gli incidenti dei primi tre film dimenticati; il Jurassic Park da anni ospita visitatori da tutto il mondo per stupirli con il miracolo della genetica.

E se nel mondo reale, in questo tempo, non abbiamo scoperto la formula per clonare i dinosauri (e quel sogno si è andato sbiadendo sostituito dall’ipotesi “in minore” clonare i mammut), anche nel mondo immaginario del film la meraviglia sta sbiadendo. Il parco sta perdendo visitatori. Non c’è nulla

come vedere una cosa tutti i giorni per stufarsene, e il pubblico del Jurassic Park ormai conosce i dinosauri a memoria. È in questo momento di crisi che conosciamo Claire Dearing, la protagonista del film, interpretata da Bryce Dallas Howard (la figlia di Ron, regista premio Oscar nonché il Richie Cunningham di Happy Days, per capirci). Claire riceve un ordine disperato dalla multinazionale che gestisce il parco: dovete creare un dinosauro nuovo, mai esistilo in natura. Ancora una volta, realtà e finzione si incontrano: se Spielberg aveva dovuto dare vita ai dinosauri usando un mix di pupazzi animati, immagini digitali e sapienti inquadrature che suggeriscono il mostro senza mostrarlo davvero, Trevorrow ha a disposizione 150 milioni di dollari di budget (quasi il triplo del primo film) e tutti i progressi fatti dalla computer grafica in un ventennio.

Tutti i dinosauri di Jurassic World, infatti, sono creati al computer uti lizzando quella che si chiama motion capture, una tecnica che prevede di disseminare di sensori il corpo di un attore, poi farlo recitare. Il  risultato è una “mappatura” di tutti i suoi movimenti, compresi quelli più minuscoli (il movimento di un sopracciglio, un tic alla mascella), che vengono poi utilizzati come base per cr eare la creatura al computer. E così che è nato il Gollum del Signore degli anelli, per esempio, ed è così, dalle studiate danze di attori in carne e ossa, che prenderanno vita i dinosauri di Jurassic World. «Non importa che tu sia un uomo, sei una creatura vivente, e nessun animatore riuscirà mai a catturare quella magia»: così Trevorrow ha spiegato come possa funzionare l’apparente follia di uomini che recitano nei panni di rettili.

La sfida, ammette Trevorrow, non è stala quella di animare i Velociraptor, i furbissimi predatori che terrorizzarono milioni di persone nel primo film e che qui fanno un gradilo ritorno. I raptor sono grossi circa come un uomo, e questo ha facilitalo il lavoro degli attori, che hanno dovuto interagire a lungo con Chris Pratt, l’altro protagonista del film. Pratt (che gli amanti dei fumetti avranno visto di recente in I guardiani della galassia) interpreta Owen, che di mestiere addestra i Velociraptor: ancora una volta, quello che in jurassic Park era solo abbozzato (l’estrema intelligenza di questi predatori, in grado anche di aprire le porte), qui acquista una forma nuova e plasmata dall’uomo, che “si permette” di imbrigliare ulteriormente la natura.

GIOSTRA PAUROSA

La superbia nel voler creare esseri in laboratorio fu la rovina del primo Jurassic Park, e nel jurassic World potrebbe assumere proporzioni catastrofiche, proprio quelle che Trevorrow e la sua squadra hanno faticato tanto per animare: il risultato degli ultimi esperimenti è l’Indominus rex, una versione più grossa e più cattiva del re dei dinosauri, il Tyrannosaurus rex. E l’attrazione principale del parco, quella intorno a cui ruota tutto il film nonché quella che, ci hanno già svelato i primi trailer, aprirà le danze della giostra organizzata da Trevorrow. Da Spielberg giù giù fino all’uomo delle pulizie del set, c’è riserbo assoluto su quale sia la causa dell’incidente che mette in libertà il rex in un parco non più vuoto come nel 1993, ma strapieno di turisti terrorizzali. Non ci resta che scoprirlo da noi I’ll giugno, quando il parco aprirà di nuovo.

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