Bambini Calcio Educazione: Lo Sport che fa bene!

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Bambini Calcio Educazione: Diritti dei Bambini Doveri degli Adulti: per un nuovo approccio al Gioco del Calcio

L’approccio al calcio dei ragazzi è troppo spesso uno specchio attraverso cui si riflettono Comportamenti ed Atteggiamenti degli adulti: competitività esasperata, esclusione dei più deboli e dei meno dotati, esasperazione delle componenti fisiche ed agonistiche.


La Carta dei Diritti dei Ragazzi allo Sport, edita a Ginevra nell’Ottobre del 1994 da un movimento composto da specialisti dell’infanzia e dell’adolescenza e da allenatori qualificati, promuove invece le finalità educative di questa disciplina (e dello Sport in generale), sottolineando il rispetto dei diversi tempi di crescita e dei diversi tempi di apprendimento (per cui non bisogna operare una selezione troppo precoce), evidenziando i mutamenti fondamentali legati alla pubertà (che spesso conducono a momentanee regressioni delle capacità motorie) e la necessità di una pluridisciplinarietà (allargamento dell’esperienza motoria).

La Carta dei Diritti dei Ragazzi allo Sport evidenzia, tra i suoi principi, quanto sia importante assumere il Punto di Vista dei Bambini, contrapponendo divertimento e partecipazione a prestazione e ansia di vittoria, e sviluppando, nel contempo, capacità di confronto e cooperazione in vista della realizzazione di un progetto comune.

In tale contesto il gioco del calcio viene considerato uno strumento per realizzare finalità educative ma anche, e soprattutto, un diritto, poiché pratica naturale e spontanea di tutti i bambini che richiama gli adulti al rispetto di alcuni doveri.

Al momento attuale lo Sport ha perso la sua capacità educativa perché non è più un gioco ma si è trasformato in un lavoro e cioè in un attività strutturata e non più svincolata da fini immediati di produzione. Fare in modo che lo Sport resti dentro la cornice del gioco è invece prerequisito essenziale per l’educazione del ragazzo.

La definizione classica indica infatti nel gioco un’attività mirante al divertimento e ad una gratificazione, individuale o di gruppo. Il gioco deve così produrre gratificazione e divertimento in chi lo pratica. Portare lo Sport oltre la dimensione ludica significa dunque privarlo della sua intrinseca forza interiore.

Nessun ragazzo descrive il suo impegno sportivo come un “fare Sport” ma solo e sempre con un “andare a giocare”. Ed è proprio dentro questa espressione che si trovano i cardini costitutivi della relazione tra Sport ed Educazione.

Bambini Calcio Educazione, cosa lega queste tre parole? Ciò che Educa è la Capacità di Giocare, da soli o con i propri compagni di squadra, con la propria corporeità e con le precise regole che rendono possibile il gioco.

Secondo questa chiave di lettura il gioco è Metafora della Vita: prima di tutto aiuta lo sviluppo della coscienza e della capacità della persona, poi simula la partecipazione alla vita sociale ed infine insegna a scoprire i propri limiti, la sofferenza, la sconfitta, la finitudine insieme al piacere e all’affermazione di Sé.

Il gioco, pertanto, non va considerato come sfogo, come intermezzo fra le cose utili, come riempitivo o come comunque secondario, ma come autentico strumento per educare e trasmettere valori. Infatti il gioco è una notevole forma di apprendimento ed è attraverso il gioco che il ragazzo esprime e sviluppa la propria personalità e la propria affettività, nonchè le proprie abilità cognitive, come intelligenza, volontà e creatività.

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