Banche: rubinetti ancora chiusi, rischio di aiuti statali vietati dai trattati

228

 Le banche italiane frenano la concessione di prestiti al settore privato. La liquidità quasi gratis proveniente dalla Banca Centrale Europea non convince gli istituti di credito a riaprire i rubinetti per concedere credito.

A settembre sono entrati 23 miliardi e 26 ne sono stati incassati a dicembre grazie al nuovo piano di finanziamenti ai tassi super agevolati dell0 0,15% e il QE è stato appena avviato ma le banche preferiscono per ora tenere chiusi i rubinetti del credito. Perché? Cresce in modo preoccupante l’aumento delle sofferenze bancarie, i crediti risultano ‘malati’.la-sede-del-parlamento-europeo-a-bruxelles_h_partb

La Banca d’Italia rende noto, nell’ambito dei bilanci bancari, che a gennaio la contrazione è stata dell’1,8% rapportata ad un -1,6% del mese di dicembre. Mutui e prestiti concessi alle famiglie sono diminuiti delle 0,5% sui 12 mesi ma la situazione dei prestiti alle aziende è ancora peggio: per quest’ultime la contrazione è del 2,8% annuale contro un -2,3% relativo a dicembre. Numeri che emergono non a caso parallelamente al nuovo calo della produzione industriale ridotta a gennaio dello 0,7% a dicembre e 2,2% a gennaio 2014. Tutto questo a smentita dei segnali di ripresa previsti.

Questa strategia di congelamento delle banche ha le sue motivazioni. Da una parte, lasciano entrare titoli di Stato meno rischiosi che da questo momento saranno acquisiti in gran parte dalla Bce (ecco perché il valore di Btp, Cct e altri titoli pubblici italiani ha toccato i 416 miliardi a gennaio superando dicembre di 16 miliardi). Dall’altra, però, i bilanci bancari sono gravati da sofferenze definite ‘drammatiche’ con crediti che difficilmente potranno essere recuperati. Si parla di una ‘zavorra’ di prestiti del valore di 183 miliardi di euro che potrebbero salire a 333 miliardi secondo il Fondo monetario internazionale. Di conseguenza, le banche sono restie nel concedere nuovo credito per ora: ciò significa un’ulteriore freno alla redditività già debole delle banche italiane e, di conseguenza, un impedimento per la ripresa economica del Paese.

La stretta delle banche sui prestiti lancia un campanello d’allarme per il governo che sta considerando la possibilità di un intervento statale mentre il dialogo con Bruxelles procede a ralenti. Tutto questo potrebbe portare al rischio di concedere aiuti statali vietati dai trattati europei. Eba, l’Autorità bancaria europea, interviene dichiarando che “sono decisamente utili iniziative anche private o con supporto pubblico che ripuliscano i bilanci e mettano il sistema in condizione di ripartire”. Il problema è che tutta una serie di cavilli normativi, che proteggono creditori e debitori, ostacolano tutto questo.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ipotizzato l’intervento di una ‘bad bank’ a partecipazione pubblica, un organismo cui le altre banche possano cedere una parte di crediti a rischio per pulire i bilanci. Una nuova società, in seguito, le vedrebbe azioniste per recuperare una parte di sofferenze. C’è un dettaglio, però: questa soluzione pianificata da Palazzo Chigi, Tesoro e Banca d’Italia non può essere autorizzata da Bruxelles. Impiegare soldi pubblici per risanare le banche rappresenta un aiuto di Stato, il che è vietato dai trattati.

Uno studio dell’agenzia di rating Standard & Poor’s indica che i crediti a rischio pesano anche sui conti, considerando oltretutto che oggi pensare di guadagnare col margine d’interesse è praticamente impossibile. Per cercare di mantenersi a galla, le banche dovranno mirare alle gestioni patrimoniali e alle assicurazioni sulla vita.

Condividi