Banda di Sudamericani col machete: Arrestati un salvadoregno e un ecuadoriano di 19 e 29 anni

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Carlo Di Napoli ha una figlia di cinque mesi, uno meno del figlio del suo aggressore: Josè Emilio Rosa Martinez. Diciannove anni, nato nella piccola nazione centramericana di El Salvador e – secondo gli investigatori – autore materiale dell’aggressione al capotreno che giovedì sera ha rischiato di perdere ilbrac-cio, dopo essere stato colpito con un machete nella stazione di Villapizzone, periferia nord di Milano, sulla linea che porta (fra gli altri) i turisti verso il sito di Expo. Un episodio gravissimo, benzina sul fuoco nei giorni dell’emergenza profughi in città, con la metropoli in ginocchio e i milanesi esasperati.

Il diciannovenne è stato arrestato ieri pomeriggio assieme al complice Jackson Jahir Lopez Trivino, ecuadoriano di 20 anni soprannominato «Peligro» (pericolo, ndr), con un permesso di soggiorno scaduto e già coinvolto in un’inchiesta della Squadra mobile milanese dell’ottobre 2013 denominata «Mane-ros», relativa alle violenze di una gang sudamericana a Milano: la Ms-13, sigla che indica la «Mara Salvatrucha», gruppo criminale nato negli Stati Uniti ed esportato in tutto il mondo da emigranti sudamericani. Entrambi gli arrestati sono pandilleros, affiliati alla gang, così come altri due complici presenti sul treno, che potrebbero avere le ore contate. Secondo fonti investigative uno dei due giovani ha ammesso le proprie responsabilità e ha fatto i nomi (e soprannomi) degli altri due.

«Quando li ho visti ho capito subito che c’era qualcosa di strano – ha raccontato dal letto dell’ospedale Carlo Di Napoli, 32 anni, dal 2006 assunto in Trenord – Per questo ho chiesto a un collega fuori servizio di restare a bordo ancora qualche minuto». Erano le 21.50, i sudamericani erano saliti alla fermata precedente, dopo aver trascorso alcune ore a bere vodka in un parco inzonaCertosa. Inizialmente erano una decina, compresa una ragazza, ma una volta fermi a Villapizzone cinque o sei di loro sono scesi, prima che avvenisse il controllo. Solo uno dei quattro rimasti a bordo aveva il biglietto (che costa un paio di euro) e così – secondo quanto dichiarato ai magistrati -quando è stato chiesto dimostrare il titolo di viaggio Martinez ha estratto dalla borsa il machete per «difendere» l’amico. Nessun tentativo di ragionare, erano solo ubriachi. A quel punto è intervenuto il collega di Di Napoli, che si è lanciato in soccorso dell’amico rimediando una botta in testa. È stato ricoverato in ospedale con un trauma cranico, fortunatamente non grave. A Di Napoli non è andata altrettanto bene: il colpo di machete gli ha quasi tranciato di netto l’avambraccio, che gli è stato ricucito dopo una lunga notte in sala operatoria, grazie al minuzioso lavoro di ben tre equipe del Ni-guarda. L’operazione sembra riuscita perfettamente, ieri il paziente riusciva perfino a muovere un paio di dita, ma il percorso per recuperare totalmente sarà molto lungo e faticoso. «Ho avuto molta paura, ma ora mi sento più sollevato: la cosa più importante e che potrò riabbracciare la mia bimba».

Dopo l’aggressione i quattro sudamericani sono scappati. Due sono stati fermati subito, in via Ernesto Teodoro Moneta, con gli abiti sporchi di sangue. I fuggiaschi sarebbero stati filmati dalle telecamere di sorveglianza. «C’è un sistema di obiettivi sui treni e in banchina. Sicuramente ci sarà qualche immagine valida che aiuterà a individuare i responsabili – hanno spiegato Alfredo Chiancone e Pietro Di Fiore, rispettivamente responsabile condotta eresponsabilescortacapo-treno di Trenord – Siamo scioccati. Sappiamo che questo lavoro è pericoloso perché si è a contatto con tante persone, di ogni tipo. Siamo abituati agli incidenti, a tanti tipi di criticità, ma quanto accaduto è terribile e imprevedibile. Per fortuna l’operazione di Carlo è andata bene, lo abbiamo trovato con il morale alto».

La forza del capotreno è trasmessa anche dalle parole scritte dalla moglie sulla sua bacheca di Facebook alle 10 del mattino, una volta che il marito è uscito dalla sala operatoria: «È la stata notte più brutta e lunga della mia vita, mio marito è una roccia anzi la nostra roccia».

Continua la caccia agli altri componenti della gang, gli inquirenti assicurano: hanno le ore contate.

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