Barca: “Il PD è fermo al medioevo qui comandano i capibastone”

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Un partito neo-feudale, dove comandano i capibastone: anche nell’era renziana. Un moloch nel quale spicca “l’assenza di confronto su valori e contenuti”. E che per salvarsi ha una strada quasi obbligata: restituire parola e spazi ai suoi iscritti e darsi nuove regole, dalla separazione tra le figure di segretario e premier fino a norme più stringenti per le primarie. È il Pd raccontato nero su bianco da Fabrizio Barca, economista e anima di sinistra dei Democratici.

UN UOMO con una storia di famiglia nel Pci, che venerdì prossimo presenterà la relazione finale sui circoli dem di Roma, mentre infuria Mafia Capitale: scandalo che ha infettato il partito cittadino, “dannoso e pericoloso” come scrisse proprio Barca nel rapporto intermedio dello scorso marzo. Nell’attesa, ieri l’ex ministro del governo Monti ha presentato al Nazareno “Una proposta per il Pd, un anno dei luoghi ideali”: corposa relazione che riassume 12 mesi di lavoro con oltre 40 circoli di dieci città, per un progetto che voleva “verificare la capacità del partito di agire come ponte tra società e istituzioni”. E sotto gli occhi del presidente dem Matteo Orfini (commissario a Roma) vi ha aggiunto le sue proposte per un Pd più trasparente, e più a sinistra. A colpire però è innanzitutto l’analisi dello stato del partito. “Il federalismo nel Pd sembra feudalesimo”, scrive subito Barca. E più avanti rinforza il concetto: “Il partito potrà farcela solo se il suo vertice nazionale riterrà opportuno e possibile bloccare la sua deriva neo-feudale”. Il Medioevo democratico emerge da tante pieghe della relazione. Perché il progetto di mettere i circoli territoriali al servizio della comunità, per arrivare a “un partito-palestra, aperto alla cittadinanza”, si è scontrato ovunque con “un Pd dove domina l’idea che la funzione primaria sia quella di bilanciare i poteri”. E nel quale “le organizzazioni territoriali, lasciate libere dal centro (libere di accapigliarsi per il potere) possono troppo facilmente cadere preda di interessi particolari”. Insomma, cacicchi e correnti dominano senza controlli. E allora “i gruppi locali dei progetti riusciti hanno dovuto navigare controcorrente rispetto a questa logica: il loro lavoro è stato spesso criticato come una ‘perdita di tempo’ rispetto a ‘ciò che conta’, ossia l’occuparsi di candidature o di filiera. O addirittura come destabilizzante per gli interessi di qualcuno”.

I SIGNORI delle tessere non lo vogliono, il Pd che ad Avellino ha promosso la bonifica dell’area industriale ex-Isochi-mica, e a che a Milano, nella zona difficile di San Siro, ha costruito “occasioni concrete di socializzazione” e sviluppato “un’attività di animazione di strada e un’inchiesta sociale”. Barca entra anche nel dettaglio: “A Catanzaro e Avellino il progetto è stato mal visto o addirittura ostacolato dal livello provinciale”. Sullo sfondo, “quei fenomeni degenerativi dentro il partito che sono evidenti, tristi e miserabili”. Insomma, costruire un’ipotesi di nuovo Pd è difficile. Ma “non impossibile”. E così l’ex ministro mette in fila le sue proposte a Matteo Renzi che cerca (o dice di cercare) una nuova formula per il partito. Parte con “un’officina per l’attivismo territoriale”, che selezioni e aiuti i progetti dei circoli. E prosegue con regole per salvare “dalle infiltrazioni” le primarie: da un vero ricorso all’albo degli elettori (strumento finora puramente formale) a un tetto di spesa per ogni candidato. Soprattutto, “per scoraggiare i gravi fenomeni osservati in tutto il Paese” la platea degli aventi diritto al voto va definita almeno tre mesi prima delle consultazioni. E poi “il codice etico va applicato”. Capitolo soldi: Barca vuole un ritorno al finanziamento pubblico, “da subordinare al rispetto di regole di democrazia interna e a un effettivo uso dei fondi per attività di pubblico, sotto un serio monitoraggio”. Infine, rilancia la separazione tra i ruoli di premier e segretario del Pd (vecchio pallino di Pier Luigi Bersani). “Se le due figure coincidono si produce una dannosa sovrapposizione tra partito e Stato” scrive l’ex ministro, con una mezza frecciata a Renzi. A cui consiglia anche di sfrondare la direzione nazionale. Ora starà al premier prendere nota. Mentre venerdì Barca racconterà lo stato del partito di Roma, alla festa dell’Unità.

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