Bce: tassi fermi allo 0,50% in attesa che Draghi si pronunci sui dettagli del QE

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In attesa che Draghi si pronunci sui dettagli del QE, i tassi d’interesse restano invariati al minimo storico: la Bce conferma l’attuale costo del denaro allo 0,05%, in vigore dal settembre 2014. Una decisione prevista, ampiamente attesa dal mercato, considerando il quadro d’inflazione negativa a -0,3% a febbraio dell’area euro, ben distante dal traguardo Bce di mantenerla inferiore ma vicina al 2%. Restano fermi anche il tasso sui depositi (-0,20%) e il tasso marginale (0,20%).

Si attendono dalla conferenza stampa del presidente dell’Eurotower Mario Draghi a Nicosia (Cipro) i dettagli tecnici su tempi e modalità di applicazione del QE (quantitative easing) deciso a gennaio per il maxi piano di acquisti di bond governativi di 60 miliardi di euro al mese con cui l’Eurotower e le altre banche centrali nazionali puntano a risollevare l’economia e l’inflazione.draghi_3060573b

Il piano dovrebbe prendere il via da lunedì prossimo 9 marzo e dovrebbe terminare non prima di settembre 2016, almeno in teoria. L’ammontare del piano di QE sarà di minimo 1.140 miliardi di euro.

Se Draghi dovesse apparire troppo cauto sulla questione QE o temporeggiare lasciando intuire che ‘non c’è fretta’, potrebbe affiorare tra gli investitori qualche timore, avvisa un trader.

Un altro esperto prevede invece che “se la Bce dimostrerà di procedere senza esitazioni con gli acquisti allora il Btp decennale potrebbe scendere anche sotto l’1% entro l’estate; se invece Draghi farà intuire di voler evitare eccessive distorsioni sul repo, potrebbe verificarsi qualche presa di profitto”.

La preoccupazione numero uno resta però questa: la Bce ce la farà a reperire 60 miliardi di asset mensili? Draghi deve essere in grado, secondo gli esperti, di rassicurare gli operatori in questo senso: ogni esitazione potrebbe essere fatale per la credibilità del QE.

L’operazione di allentamento quantitativo (QE), a detta di Draghi, non sarà chiusa finché l’inflazione non sarà tornata ai livelli previsti: già nel 2016 dovrebbe risalire a 1,5% e nel 2017 dovrebbe arrivare a 1,8%. Le politiche di bilancio, aggiunge Draghi, devono continuare a supportare la ripresa economica nel pieno rispetto dei “paletti previsti dal Patto di Stabilità e di crescita”.

Sono molti gli indicatori che confermano la necessità del piano QE per gli acquisti di titoli di Stato: le spinte deflazionistiche restano pesanti, rese ancora più aspre dalla recente caduta del petrolio che però stimola il potere d’acquisto delle famiglie e la redditività delle imprese.

Verrà prevista anche una revisione riguardo al rialzo delle percentuali di crescita dell’Eurozona e ad un ulteriore taglio dell’inflazione.

A Cipro, nella fase decisiva per il piano QE, Draghi sarà senz’altro interrogato sulla crisi del debito greco e sulla questione dei rifinanziamenti al suo sistema bancario. Al momento, Atene ha ottenuto alcune settimane di respiro con una proroga di quattro mesi al piano di aiuti europeo. Le banche greche possono per ora contare sul canale di finanziamento d’emergenza “Ela” per un massimo di 68 miliardi di euro.

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