Berlusconi e la caccia al successore

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A sua insaputa il centrodestra ritrova i voti che temeva perduti. Senza far nulla, restando inerte, sparso, diviso e nelle giornate migliori acerrimo nemico di se stesso, guarda sbucare all’orizzonte un vagone di voti di ogni calibro e fattura. Moderati di ritorno, leghisti lepenisti, fascisti d’annata, liberali, berlusconiani irriducibili. Partite iva e avanguardisti, commercianti e pensionati neo romantici, il centro e la periferia. Certo, il voto è locale e Matteo Renzi ha ancora intatta una vitalità e una capacità espansiva che questo stop incrina ma non annulla. Però torna il sorriso sui volti di quelli là.

Il centrodestra non è morto perché come sentenziò Pinuccio Tatarella buonanima, per andare oltre An e il vecchio Polo delle libertà, “l’Italia è al 65 per cento un Paese di centrodestra”. La resurrezione sarebbe completa se esistesse un Brugnaro d’Italia, l’imprenditore un po’ leghista, un po’berlusco-niano, finanche un po’ renziano, che ha sbancato Venezia. Anche perché l’astensionismo resta il primo partito con milioni di voti di destra in pancia. Qualche dato lo ha fornito il solito Federico Fornaro, senatore del Pd studioso dei flussi elettorali, avendo come riferimento i 18 comuni capoluogo in cui si è votato: “Forza Italia ha limitato la partecipazione con il proprio simbolo a 12 comuni raccogliendo uno striminzito 6,7 per cento, rispetto al 22,7 ottenuto dal Pdl nelle precedenti tornate elettorali. In valore assoluto, per il partito di Berlusconi il confronto in questi 12 comuni è ancora più inclemente: da 115.511 a 30.827 voti”. La Lega, poi: “Il Carroccio esordisce in alcuni centri del sud con la lista Noi con Salvini riuscendo così a essere presente in 13 comuni e a raggiungere il 7,7 per cento. Se si prendono in considerazione solamente i 7 comuni del nord, la Lega sale al 10,8 (9,9 nel passato)”.

Chi sarà il Papa Nero del nuovo centrodestra? Salvini e Berlusconi continuano a studiarsi a vicenda, sul modello ciclistico del surplace e così il Fatto ha intervistato 15 esponenti della varie anime del centrodestra: gli azzurri Maurizio Gasparri, Augusto Minzolini, Lara Comi, Anna Maria Bernini, Francesco Giro, Renata Polverini, Annagrazia Calabria, Osvaldo Napoli, Daniela Santanchè; i fittiani Cinzia Bonfrisco, Maurizio Bianconi, Massimo Corsaro; il verdiniano Ignazio Abrignani; la dissidente alfaniana Nunzia De Girolamo; il leghista Guido Guidesi. A loro sono stati fatti i nomi di cinque possibili candidati premier: Paolo Del Debbio, il filosofo populista star Mediaset; Mara Carfagna, ex ministra; Alfio Marchini, imprenditore che ha già un suo movimento; Marina Berlusconi, primogenita del Condannato; Matteo Salvini, il condottiero leghista che aspira alla guida di un centrodestra lepenista. Le risposte dei 15 parlamentari sono state divise per categorie.

Paolo che piace a tutti, il boom del filosofo populista. Paolo Del Debbio è il potenziale leader che riscuote più consensi. Dice qualcuno: “Sarebbe bello, ma secondo voi ci sta?”. Oppure: “Del Debbio va di moda”. Il popolare conduttore del Biscione “è un grande uomo di cultura che allo stesso tempo non ha paura di sporcarsi col populismo dei problemi della gente ed è uno che sta in Forza Italia dal ’94”. Come papa nero o straniero è quello che esercita più fascino. Due risposte: “Il centrodestra è fatto di queste persone: hanno simpatia per il premier ma non al punto di tradire la loro storia. Se solo diamo loro una guida, una voce che li rappresenti, è fatta. Ci serve un Papa straniero. Del Debbio può farcela”. Ancora: “Il centrodestra deve divenire un comitato elettorale. Dobbiamo creare le infrastrutture per la vittoria ma scegliere un leader esterno. Esattamente il modello Venezia. Perciò dico che può andare benissimo uno come Del Debbio”.

Alle spalle di Del Debbio si piazza mister X. Ossia un nome che “ancora deve emergere”. Oppure: “Un imprenditore carismatico che al momento opportuno verrà fuori, adesso sta studiando”. C’è chi invece la butta così: “Il leader non è nel vostro elenco perché ci serve una figura ieratica alla Monte-nelli. Ecco, un Feltri più asciutto. Anche un Martino di vent’anni fa. Qualcuno insomma che sia libero dai soldi e metta insieme liberali, populisti e puttanieri”. Tra quelli che non fanno nomi c’è chi ovvia mente propone le primarie: “C’è un dato nuovo. L’egemonia culturale è di centrodestra. I valori fondanti del renzismo e le scelte che ha fatto sono figlie di una cultura opposta a quella che lui guida. E malgrado ciò il risultato elettorale lo esclude dal novero dei suoi figli legittimi. Berlusconi deve fare le primarie e trovare un candidato che sappia raccogliere questo mondo che si offre”.

A patto che “venga messa in un laboratorio, destrutturata e ricostruita, Mara Carfagna è perfetta per tentare di arrivare al ballottaggio”. I voti per la Carfagna sono vari così come quelli per Marchini, “uno che piacerebbe molto ai nostri alleati”. Marina Berlusconi viene vista come un nome fortissimo (“è il nostro brand naturale”) ma che ha già rinunciato per gli interessi della famiglia. In pratica, in questo campione casuale, Salvini piace pochissimo. Qualcuno dice: “Persino Di Maio spaventa meno di Matteo”. Alla fine, su tutti e su tutto, non manca chi chiosa: “Il leader? Sarà Silvio Berlusconi, al suo ultimo giro di giostra. Scommettete?”.

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