Berlusconi, in attesa dell’erede prova a rovinare la festa a Renzi

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Dal probabile 6 a 1 al possibile 4 a 3: eccolo l’effetto Berlusconi sulle elezioni regionali 2015 (si vota domenica 31 maggio in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto, oltreché in 1089 comuni di cui ben 18 capoluoghi di provincia). Sarà una partita dall’umiliante punteggio tennistico, con la squadra renziana destinata ad asfaltare le residue speranze di esistere del centrodestra; o sarà piuttosto una specie di finale serratissima e appassionante da vivere in apnea, tipo l’epica Italia-Germania dei Mondiali di calcio del 1970? Gli analisti politici se

Lo chiedono, ma non trovano una risposta convincente. Una cosa però è certa:

Il vecchio leone dei moderati (seppur ingabbiato: è per ora incandidabile) sa bene che questa è la sfida decisiva, forse la più importante dalla sua discesa in campo nel 1994. Non ci saranno tempi supplementari, né rigori. Stavolta, o si vince (anche perdendo di misura) o (politicamente parlando) si muore, abbandonando probabilmente ogni velleità di recupero di un ruolo primario nella politica che conta.

La storia ci insegna che tutte le volte che Berlusconi si è ritrovalo con le spalle al muro è sempre riuscito a sovvertire ogni pronostico della vigilia.

Matteo Renzi lo sa e tradisce qualche lieve apprensione. «Comunque vada», dice, «sai’à un successo. E comunque si tratta di un voto amministrativo che non avrà conseguenze sul governo». Vero? Sì e no. Da una parte, è chiaro che la maggioranza in Parlamento resterà intatta; ma dall’altra non si può non mettere in conto che sono chiamati alle urne 17 milioni di italiani, cioè il 34 per cento del corpo elettorale: se il PD non stravince, vuol dire che il vento nel Paese è cambiato, che il 40,8 per cento delle europee di un anno fa è uno sbiadito ricordo e che gli scenari potrebbero anche cambiare.

VOTO SUL FILO DI LANA

Ai blocchi di partenza, il centrosinistra è dato in vantaggio 4 a 1. Quasi scontate le vittorie della squadra ren-ziana in Toscana, Marche, Umbria e Puglia, mentre il centrodestra è siculo di spuntarla in Veneto. Liguria e Campania, invece, saranno probabilmente l’Ohio e la Florida italiane: come nei due stali americani si decide l’elezione del presidente degli Stati Uniti, così, dalla conta dei voti a Napoli e Genova si deciderà le sorti della legislatura. All’ombra del Vesuvio, c’è stato un interessante confronto a distanza tra Renzi, venuto a caldeggiare l’elezione del suo candidato Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, e Berlusconi, in pista per la riconferma a governatore di Stefano Caldoro. «Se la Campania sarà amministrata nei prossimi anni come è stata amministrata Salerno, il Pii del nostro Paese crescerà dallo 0,5 all’ 1 per cento», ha detto il premier durante un comizio. «Alla fine di questa campagna elettorale, non bisogna contare il numero delle Regioni vinte, ma quanti posti di lavoro riusciremo a mettere in piedi».

IN FORMA DA FAZIO

«Con Caldoro governatore», ha ribattuto Silvio Berlusconi accompagnato dalla fidanzata Francesca Pascale, partenopea purosangue, «la Campania ha guadagnato, secondo l’Islat, il titolo di regione più virtuosa, col minor incremento di disoccupati e il maggior incremento di nuovi occupati». E giù un boato di applausi dalla solila ressa di fan in prima fila.

In attesa di sapere come andrà a finire la sfida tra il nuovo che avanza e il vecchio che non tramonta mai, un primo verdetto sembra acquisito: è per Berlusconi che, comunque vada, sarà un successo. Motivo? Ha dimostrato che non è lui – come sostengono i suoi ex amici – l’affossatore del centrodestra, ma semmai che il centrodestra si affossa se non è lui a menare la danza politica. «Il mio erede?», ha chiosato a Che tempo che fa di Fabio Fazio, tornando in tv dopo un anno di assenza. «Àncora non si è fatto vivo. E comunque non siamo in una monarchia e il mio successore lo deve scegliere il popolo». La sua ricetta per rilanciare il Paese? «Grande riforma della burocrazia, del fisco, della giustizia». È sempre la stessa da vent’anni. Eppure, sempre attuale.

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